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Che fine ha fatto Pasquale Foggia?

Ah, se solo si fosse chiamato Fogginho. Probabilmente si sarebbe comunque ritirato a 31 anni, che i brasiliani sono tutti un po’ così e si bruciano presto. Però di una cosa siamo certi: oggi ricorderemmo Pasquale Foggia come uno dei più grandi talenti della Lazio targata Lotito.

Quel brivido di nostalgia sarebbe difficile da spiegare altrimenti. Se fosse solo uno dei tanti, sentire il nome Foggia non ci farebbe alcun effetto. Soprattutto non ci metteremmo a piangere – come in questo momento – ripensando a quant’era bello il “tridente” Foggia-Zarate-Pandev.

Un classico talento italiano

L’Italia rovina i suoi talenti, lo fa da qualche anno ormai. Più precisamente dopo il Mondiale del 2006, con il declino dell’ultima generazione di fenomeni, il processo di ricostruzione e svecchiamento degli azzurri ha subito un brusco stop. Le ragioni sono molteplici ma il risultato è chiaro sotto gli occhi di tutti: sono spariti i giovani campioncini italiani.

L’esordio in nazionale a 24 anni.

Pasquale Foggia è uno di questi. Uno di quei ragazzi in cui credono tutti e non scommette nessuno. Cresciuto nelle giovanili del Milan, i suoi primi passi da professionista equivalgono ad un’infinita serie di prestiti. A 18 anni debutta in Serie B a Treviso, tre anni più tardi in Serie A con l’Empoli. Ma è nelle Marche che lascia il segno: 34 presenze e 4 gol con l’Ascoli gli aprono finalmente le porte di una grande squadra. Nel 2007 arriva la firma con la Lazio e il suo talento, da anni rimandato a settembre, è pronto per sbocciare tra i grandi.

Quel biancoceleste un po’ sbiadito

E invece no. Ancora non basta, ancora è troppo presto e la sensazione è che Pasquale Foggia sia destinato a restare in quel limbo comune a chi non dispone del suffisso -inho. Anche se per poco, non sarà così. Il folletto napoletano saluterà la Lazio con 6 gol e 13 assist in 84 presenze, un bottino discreto per un calciatore a cui non verrà mai data continuità.

L’ultimo anno di Delio Rossi sulla panchina della Lazio coincide con l’unica stagione da titolare dell’ex numero 17. Non a caso è proprio nel 2008/2009 che vedremo il miglior Foggia formare insieme a Zarate un tandem tanto povero di cm quanto ricco di qualità. Il decimo posto in campionato è solo il contorno di ciò che quella squadra è riuscita a costruire in Coppa Italia: un piccolo capolavoro che ci permette di eliminare – tra le altre – Milan e Juventus, fino alla finale vinta ai rigori contro la Sampdoria. Pasquale le gioca tutte ed è di diritto uno degli uomini chiave di quel trionfo.

Un’annata fenomenale che gli vale il ritorno in azzurro, coronato da un gol strepitoso. Contro l’Irlanda del Nord, ok, ma che gol è?

È tutto un sogno. Che la stagione successiva verrà rievocato solamente dai due exploit di Europa League, le ultime reti in quel biancoceleste già sbiadito e lontano dal destino. Da lì in poi solo scampoli di partita, e malinconia, quella che già ci saliva in corpo all’idea di aver accarezzato e poi lasciato andare Pasqualino Foggia.

Che giocatore era Pasquale Foggia?

Discontinuo, come la sua carriera. E noi romantici crediamo che le due cose siano perfettamente correlate. Foggia era un’ala non molto veloce, ma rapida nello stretto e dotata di una grande tecnica di base, tanto da trasformarsi in trequartista nell’ultima metà della sua vita da calciatore. Tutto mancino, il baricentro basso lo aiutava a partire in progressione palla al piede inventandosi la giocata filtrante o il tiro in porta. Bestemmiando possiamo affermare che non era poi così diverso da Mauro Zarate, con le dovute proporzioni. Ovviamente Foggia era più forte.

Un video in bassissima risoluzione può aiutare a rendere meglio l’idea.

Pur essendo un calciatore nella media, diciamocelo, il suo talento era innegabile. Credere in lui a tempo debito avrebbe potuto cambiare radicalmente la sua carriera, forse non si è dimostrato all’altezza? Le statistiche dicono il contrario, la realtà dei fatti però è severa: ad appena 31 anni Pasquale Foggia decide di appendere gli scarpini al chiodo.

E oggi?

Dopo il suo ritiro parte una nuova fase della sua vita, quella della rivincita nei confronti del calcio che l’ha sedotto e abbandonato. Nel 2016 prende il diploma da Direttore Sportivo, pochi mesi dopo è già tra le fila del Racing Club Roma a svolgere il suo primo incarico dirigenziale. Foggia è bravo, piace e la sua carriera in poco tempo ha già fatto passi da gigante: dal giugno 2017 è Responsabile del Settore Giovanile del Benevento, che lo promuoverà DS ad aprile 2018.

La squadra, quasi totalmente rifondata dall’ex laziale, oggi è in piena lotta per la promozione in Serie A.

In parallelo al suo nuovo ruolo da Direttore Sportivo, c’è un altro macigno che il folletto napoletano vuole togliersi dallo scarpino, ovvero far crescere sotto la propria ala i talenti italiani del futuro. Quei ragazzi che – come è stato per lui – sognano una possibilità in questo mondo, in grado di darti tanto ma anche ricco di insidie e illusioni. Alla fine del 2015 nasce l’Academy Pasquale Foggia, una scuola calcio con l’obiettivo di cullare i campioncini che verranno, ma anche dalle finalità sociali e di aggregazione. Il progetto è decisamente nobile, e soprattutto si svolge in una realtà spesso difficile come quella campana. Chapeau.

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Ah, se solo si fosse chiamato Fogginho, chissà che avrebbe fatto. Anche se Pasquale Foggia alla fine è bastato, è bastato per entrarci nel cuore.

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