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Parolo è meglio di Coppi

Dicono sia molto difficile paragonare tra loro due sport. Specie se hanno pochissimi punti in contatto tra di loro. Ad esempio, prendiamo il calcio e il ciclismo: cos’hanno in comune? Praticamente niente. Si svolgono entrambi all’aria aperta, d’accordo. Però in uno c’è una palla, nell’altro ci sono le biciclette. In uno si corre per 90 minuti, sempre, mentre nell’altro boh, puoi farlo anche per più di ore. Però in entrambi gli sport a volte più che il campione, è importante la squadra. Ma Marco Parolo, giovedì sera dopo la vittoria contro il Marsiglia, ha evidenziato anche un altro, possibile, aspetto in comune: con la dovuta preparazione e attenzione ai dettagli, l’età può non essere più un dettaglio così determinante.

Prendete Cristiano Ronaldo, ad esempio. La sua maniacalità e il suo professionismo sono esemplari, tanto che la sua età biologica è di 23 anni, a dispetto dei 33 riportati sulla carta d’identità. Ma prendete anche Marco Parolo, ad esempio. L’impegno che mette sempre in campo il centrocampista della Lazio è elevato. Sempre. Non si risparmia mai, non si tira mai indietro. Sempre pronto a pressare, raddoppiare, inserirsi, ricucire. Tanto da farci fare questo paragone, che, per gli amanti del ciclismo, può sembrare pura eresia (e forse lo è). D’altronde stiamo parlando del miglior ciclista italiano di sempre, se non il più forte ciclista assoluto (ma ehi, c’era un altro tizio belga che era piuttosto bravino).

 

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Durante la tappa del Tour de France del 4 luglio 1952, tra Losanna e Alpe d’ Huez,il fotografo della Omega Fotocronache Carlo Martini scattò una fotografia sul passo del Galibier. La fotografia poteva sembrare all’epoca un normale scatto sportivo, ma nel tempo è diventata tra le foto più famose di sempre. La foto immortala il momento in cui i due eterni rivali Fausto Coppi e Gino Bartali si passano una borraccia. Davanti la maglia gialla, la faccia e il naso adunco protese in avanti, come a voler fendere l’aria rarefatta di montagna, dietro il compagno di squadra, quello dal “naso triste come una salita, la faccia allegra da italiano in gita“, come cantava Paolo Conte. Dalla foto si potrebbe intuire chi è che passa la borraccia all’altro, ma un po’ tutti nel tempo hanno preferito non capirlo. Se da un lato infatti questo mistero divide i tifosi dei due corridori, dall’altro trasforma subito la foto in un’icona: simbolo di una nazione che è sì divisa, ma che vuole ritrovare un’unità, ma soprattutto simbolo di una grande rivalità sportiva, che in corsa a volte degenera, ma che fuori dalla corsa si trasforma in profonda amicizia e reciproco rispetto. #lefotografiechehannofattolastoria #faustocoppi #ginobartali

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Forse effettivamente è un paragone azzardato quello tra Marco Parolo e il Campionissimo Fausto Coppi. D’altronde, l’impresa più famosa dell’Airone è stata la leggendaria fuga in solitaria nella Cuneo-Pinerolo del Giro d’Italia 1949, mentre quelle di Parolo, beh, i quattro gol in quel Pescara-Lazio, stagione 2016/17. Grandissimo risultato, certamente, pazzesco. Pochissimi calciatori ci sono riusciti, figuriamoci un centrocampista. Figuriamoci poi con l’esclusività ulteriore di aver segnato tre gol di testa, altro traguardo notevolissimo, certamente. Però, contro 192 km di fuga solitaria, e un distacco rifilato a Gino Bartali di quasi dieci minuti… Per quanto possiamo amare Parolo (e lo facciamo tantissimo, credeteci), forse abbiamo esagerato.

Però. Però potremmo tranquillamente, senza causare nessuno scandalo, paragonare Marco Parolo a Geraint Thomas. I parallelismi tra calciatori e ciclisti non sono per niente una novità, d’altronde. Anche il fresco vincitore del Tour de France è stato per anni considerato uno dei migliori gregari del mondo del ciclismo, nonostante abbia un curriculum di tutto rispetto. Però sia su strada che su pista, il suo talento e l’eccezionale motore che ha nelle gambe veniva sempre coperto dai suoi capitani. Dai fenomeni che erano nella sua squadra. Sir Bradley Wiggins e Chris Froome. Non proprio gli ultimi arrivati. Così Geraint, come Parolo, è sempre stato un po’ troppo sottovalutato.

Anche perchè la loro età è molto simile: classe 1985 Marco Parolo, classe 1986 il gallese Geraint (se di cognome fa Thomas, o Williams,segnatevi queste parole: al 90% dei casi viene dal Galles). Il quale non ha fatto altro che evidenziare una tendenza sempre più diffusa nel ciclismo: il prolungamento della carriera con l’avanzare dell’età anagrafica. Fateci caso, anche nel calcio, potrebbe diventare così, proprio come ha suggerito Marco. Anche perchè Parolo non può essere troppo vecchio.

L’età sta contando molto meno nel ciclismo. Chris Froome ha appena vinto lo scorso Giro d’Italia (con una grandissima azione da lontano), vincendo consecutivamente tutti e tre i grandi Giri (Giro, Tour e Vuelta a España) a 33 anni. Vincenzo Nibali, dopo il secondo posto al Giro l’anno scorso, ha vinto la Milano-Sanremo (che tra l’altro, è la Classica Monumento quasi esclusiva dei velocisti) questo marzo a quasi 34 anni. Perchè Marco Parolo dovrebbe limitarsi adesso che sta per compiere 34 anni? Di lui si potrebbe dire che è un gregario che non potrà mai vincere un Tour de France, ma che senza il quale non potrai mai vincerlo. Ma attenzione, si diceva lo stesso anche di Geraint Thomas. E lui il Tour l’ha vinto, anche quando sembrava troppo tardi per lui.

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