Prima della gara contro la Juve, molti erano preoccupati per la maglia da titolare assegnata a Wallace, dato il forfait di Luiz Felipe. Eppure, nonostante la sconfitta (a testa alta, sì, ma netta), il problema della Lazio non è stato proprio il difensore brasiliano. Ad incidere sul 2-0 finale, invece, è stata più la poca brillantezza offensiva dei centrocampisti – su tutti Milonkovic e Luis Alberto, ancora non al top – che non hanno supportato abbastanza il vivacissimo Immobile. E poi, in ordine sparso: la distrazione (generale) in fase difensiva, soprattutto sull’asse di sinistra; la mancanza di copertura del centrocampo; quel pizzico di personalità in più che ancora manca; una continuità su tutti i 90′ che stenta ad arrivare. Insomma, i problemi sono stati tanti. E Wallace non è tra questi.
Ma fermiamoci un attimo. Perché ce l’abbiamo tutti con Willy Wallace e la fabbrica di cioccolato? No, scusate. Era Willy Wallace e quel derby maledetto. Sì, perché tutto nasce da lì. Il giovane difensore carioca era partito bene, brillante e coraggioso, ma quel derby l’ha distrutto, ha creato perplessità sul suo conto che poi si sono confermate con altri svarioni plateali. Alcuni sono finiti in rete, altri salvati da Strakosha.
La partita di Wallace
Ieri Wallace ha tenuto bene la posizione: 12 intercetti e ben 60 palloni giocati. Forse questo è il nodo: Wallace tocca un numero di palloni elevatissimo, il problema è che qualcuno se lo perde o lo serve comodamente agli avversari. Ormai è un must: palla ai nostri difensori, palla al nostro portiere e si trema. Ma perché?
Wallace non è scarso: ieri, per esempio, Adani (commentatore Sky) raccontava di una sua buona prestazione, ma in realtà il classe 1994 difficilmente gioca male. Wallace è la personificazione della Lazio: gioca bene, è bravo ma di botto si spegne, combina qualcosa di folle e prende 4 gol in un attimo col Salisburgo.
Ieri, qualcuno lo ha incolpato per la sulla debole respinta che ha causato il gol di Pjanic. Forse poteva respingere meglio ma dopo la sua ribatutta il bosniaco ha avuto il tempo di rilassarsi, fumare una sigaretta e tirare. Non è che forse a Willy non ne perdoniamo una e ad altri si perdonano tutte? Nonostante abbia marcato con successo quello che a oggi è il calciatore più forte al mondo, un certo Cristiano Ronaldo, non c’è niente da fare: la colpa è sua o al massimo di suo cugino Bastos. No, non sono cugini ma sapete quale è la regola: se due fanno coppia e danni insieme automaticamente diventano cugini. Come invece lo zio – ieri de Vjij, oggi Acerbi – è quello che ti dà buoni consigli e ripara i tuoi danni. Comunque, facendo un breve sondaggio, abbiamo scoperto che le colpe di Wallace superano quelle menzionate. Quindi, oltre al derby di due stagioni fa, #ècolpadiWallace anche per:
- Non essere arrivati quarti
- Avere un trio di difensori centrali di ottime prospettive under 25
- La pioggia eccessiva ad agosto
- Gli errori del VAR
- La scomparsa del ciuffo di Luis Alberto
- Il fatto che Ronaldo sia ancora a secco in Serie A
No, forse l’ultimo è più un merito che una colpa. Ma non ditelo ai detrattori di Wallace.
