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Noi ti amiamo, Senad Lulic

Caro Senad,

tu forse non lo sai, ma noi ti amiamo. Ok, probabilmente avrai captato qualche indizio in questi (quasi) sei anni, ma ora è il momento di dirtelo apertamente. Dopo quel “26 maggio” eterno, la vita non è più la stessa. E non parliamo solo di calcio, o dei derby. Ogni giornata storta è raddrizzabile pensando a quel cross di Candreva. Ogni attesa è resa più dolce immaginando quella respinta di Lobont. Ogni delusione risulta meno amara, rivedendo nei nostri occhi quell’appoggio in rete. Storto e scoordinato, come solo tu avresti potuto fare, Senad Lulic.

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Oggi, ti dedichiamo questa lettera come regalo di compleanno. Sono 33, come gli anni di Cristo e il numero di volte in cui rientri sul destro in ogni battaglia. Non è colpa tua. Nessuno ti ha mai capito. Ancora oggi c’è chi pensa che tu sia mancino, o ambidestro al massimo. Frutto di questa incomprensione, sei diventato il calciatore utilizzato in più ruoli al mondo, ma tutti rigorosamente sul lato sinistro del campo. Tu, dall’alto della tua infinita disponibilità, non hai mai osato contraddire il volere dell’allenatore.

Perchè in fin dei conti sapevi che avrebbe avuto ragione lui.

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Capitano, lo sei sempre stato. Di nuovo, siamo noi ad averci messo troppo per capirlo. In quel Milan-Lazio, il tuo esordio, eravamo tutti troppo occupati a stropicciarci gli occhi con Miro Klose, e ad illuderci con Cissè. Nessuno avrebbe immaginato che quel ragazzo con le orecchie un po’ a sventola, e i piedi un po’ sbilenchi, sarebbe diventato l’uomo del destino.

Senad Lulic: l’Eletto.

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Ci è voluto un po’, ma il tempo ti ha dato ragione. Hai trasformato le critiche in applausi, dimostrando attaccamento e dedizione per i nostri colori. Al contrario di compagni ben più attrezzati a livello tecnico, e che sarebbero potuti diventare idoli più facilmente, tu hai sudato. Hai corso, hai perso palloni, hai corso per recuperarli e li hai persi nuovamente. Ma non hai mai mollato di un centimetro. Fino a non lasciare mai il campo senza la maglia bagnata, di sangue e di sudore. Fino a diventare leader. Fino a prenderti quella fascia al braccio. Fino ad alzare una Supercoppa alla tua prima partita da capitano.

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E fino a raggiungere le 300 presenze con l’aquila sul petto, in questa stagione.

È vero, quel gol ha reso le cose più semplici. Ma ti saresti preso tutto comunque. Perchè il laziale sa riconoscere i propri figli prediletti, nati da un’altra madre ma col sangue biancoceleste. “Di Lazio ci si ammala inguaribilmente”, e quel gol non è stato che l’esplodere improvviso di un sentimento che portavi già dentro. Tu, nasci lo stesso giorno della scomparsa di Re Cecconi, nove anni dopo. Lo immaginiamo lì, ad aspettare l’uomo giusto per passargli il testimone di qualcosa di unico, qualcosa che non era riuscito a portare a termine. Senad Lulic, non potevi che essere uno di noi.

Auguri Senad,

con amore, Laziocrazia.

A cura di Francesco Mattogno.

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