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Nani, Caicedo, Anderson e il tridente biancoceleste

ATTENZIONE: No, non state per leggere un improbabile mito greco in cui i nostri eroi sono alla ricerca di un’arma inastata composta da una lancia con tre rebbi (grazie Wikipedia), questo è un pezzo serio. Forse.

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Il tridente, o attacco a 3 se non amate la mitologia greca, ha avuto un enorme successo nell’immaginario collettivo, grazie alle tante squadre importanti che giocano così: il City di Guardiola, il PSG, il Barcellona di Messi-Suarez-Neymar, il Liverpool, il Napoli e il Chievo, giusto per citarne qualcuna.

Non ci vuole molto per giocare ad alti livelli in Europa, basta che mettete un centravanti grosso (ma molto GROSSO) in mezzo a due esterni veloci e tecnici, aggiungete altri 8 giocatori raccattati un po’ a caso e sarete pronti a vincere la Champions. Oh, a Pes funziona.

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Il successo del tridente è dovuto alla possibilità di giocare con due ali in grado di saltare l’uomo e, quindi, far divertire la gente: la Lazio di Inzaghi però ci riesce benissimo giocando con il 3-5-2, modulo che a qualche tifoso non piace perché “in Europa si gioca con la difesa a 4”.

Vi diamo un consiglio da amici: cercate di non farvi sentire da Simone perché potrebbe rispondervi male, ecco. Anche perché, a due partite dalla fine del campionato, mister Inzaghi non ha alcuna intenzione di cambiare modulo.

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E allora perché stiamo parlando di tridenti?

La risposta è abbastanza semplice: Ciro Immobile e Luis Alberto quasi certamente non rientreranno dall’infortunio in così poco tempo, perciò, guardando la rosa della Lazio, in attacco restano soltanto Nani, Caicedo e Felipe Anderson.

Quanti sono? 3.
Da quanti rebbi è formato un tridente? 3.
Ci troviamo.

Nani

Iniziamo dall’esterno portoghese, di cui abbiamo parlato spesso quest’anno (ma quasi mai per prestazioni strabilianti, purtroppo): magari si è sentito spaesato nel nuovo campionato, o forse perché ha giocato sempre centrale dietro la punta.

Chissà, può darsi che in un ipotetico tridente si risvegli il Luis Carlos Almeida da Cunha che incantava l’Europa con la maglia del Manchester United.

Intanto ci segniamo che non ci hai ancora fatto vedere qualche mossa di capoeira, Luis.

Caicedo

Ecco l’esterno destro del nostro tridente, adesso ci serve un centravanti di peso, l’attaccante GROSSO di cui parlavamo prima.

Occhio che a 0:56 balla pure lui, più o meno. Però hai visto che robetta il gol di tacco, eh?

Nell’anno del Signore 2008 Felipe Caicedo seminava il panico tra i difensori inglesi (vabbè non proprio, ma ormai vi sarete abituati ai toni epici di questo articolo).

Nella partita contro l’Atalanta si è visto che la Lazio senza Immobile non può giocare allo stesso modo, visto che il buon Felipe non ha le caratteristiche di Ciro per andare ad attaccare la profondità. Come ha segnato il gol del pareggio? Trovandosi al posto giusto nel momento giusto, fiondandosi (toni epici, ricordate) sul cross di Luis Alberto e scaraventando il pallone dritto in porta mentre l’Olimpico in festa lo abbracciava con tutto il calore dei suoi tifosi (ok, forse così è un po’ esagerato).

Della qualità del Panteròn di trovarsi al posto giusto nel momento giusto (fondamentale per fare la punta in un tridente) ne avevamo già parlato qui, chiamandola in modo diverso ma il senso più o meno è quello.

Felipe Anderson

Arriviamo così all’ultimo posto disponibile, quello di ala sinistra, dove troviamo Felipe Anderson.

Il brasiliano sembra il giocatore più “sacrificato” nel 3-5-2 di Inzaghi, visto che tutti noi abbiamo ancora negli occhi la straordinaria stagione dell’esplosione di FA7, che oggi è diventato FA10 e sta vivendo una stagione ricca di alti e bassi.

Ma ve lo ricordate quel Felipe Anderson? Quello che giocava alto sulla fascia? Era la stagione 2014/2015 quando…

ATTENZIONE: contiene il gol di Djordjevic nel 3-0 contro la Samp. Perché a quanto pare quel gol non si poteva assegnare ad Anderson.

Metti tutto insieme e viene fuori una valida alternativa tattica per Inzaghi, un tridente fisico, veloce e tecnico per le ultime due partite della stagione.

Magari non li vedremo tutti e tre insieme dal primo minuto perché a mister Inzaghi piace tenersi un asso nella manica da giocarsi con le sostituzioni, ma a partita in corso chissà…

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