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Monday Night – Un laziale a Nottingham

Nasce una nuova rubrica, Monday Night, in cui un nostro collaboratore ci invia storie di vita vissuta e simili direttamente dal Regno Unito. Solo per voi.

 

La fredda e piovosa Inghilterra.

Pensavo.

Ma chi me lo ha fatto fa di veni’ qui. Camminando per i negozi del centro di Nottingham, nella mia mente bussavano mille ricordi e paure e cresceva un senso di solitudine dovuto alla lontananza da casa.

Quando scegli di andare in Inghilterra per fare una nuova esperienza lavorativa, come tanti ragazzi stanno facendo negli ultimi anni, sai che dovrai rinunciare a tante cose alle quali sei abituato.
Famiglia, amici, donna, LAZIO.
Fa’ che lo streaming sia decente almeno, pensavo.

Appena firmato il precontratto, la mia azienda mi manda da Nottingham (città in cui è nato il calcio) a Rugby (città in cui è nato… Indovinate voi) per fare un INDUCTION DAY che letteralmente sarebbe giorno di induzione ma suona malissimo, vabbè fondamentalmente c’è un tizio che ti spiega la storia dell’azienda per la quale lavori e te fa firma’ sto benedetto contratto.

La città di Rugby non sembra ‘sto grande affare, cammino per 20 minuti dalla stazione al punto d’incontro e le strade sono tutte uguali. Non c’è niente. L’alba dei morti viventi. Una persona, un supermercato, un bangladino… niente. Solo case, tutte uguali. Pare tipo Colleverde (senza offesa), solo immaginatevi Colleverde con le case Inglesi e la pioggia. ‘No schifo.
Arrivo al punto d’incontro.
Eravamo una decina di ragazzi, tutti “nuovi”.
Io ero parecchio emozionato perchè comunque appena arrivato; il mio livello d’Inglese era tipo Sannino al Watford (no oddio, forse non così greve) e cercavo di stare attento a tutto ciò che sto tizio diceva.
Pareva facile, dovevamo solo fare​ sì con la testa.

Il tizio comincia a chiedere a noi di presentarci. C’avete presente a scuola quando studi le presentation? (HI-I’M MARCO-I’M 25 YEARS OLD-I COME FROM ROMA) Esattamente una roba del genere.
Vai col primo, vai col secondo, vai col terzo, tocca a me.

Brividi addosso tipo Fabio Grosso nel 2006. La palpabile tensione che accompagna le mie prime parole inglesi in pubblico. Sì, mi sono sentito un po’ Sannino. Ho pensato a lui. Davvero. “HI, IAMMATTIA, IM23YEARSOLDEEE… I COME FROM ROMA. I LIKE FOOTBALLLL

Manco in quinta elementare. Vergogna. A quel punto la parola passa al ragazzo accanto a me. Sembra Jeremy Van Holden di Green Street Hooligans.
Non capisco quasi niente perchè parla velocissimo ma una cosa la capto. “I come from Italy”.
Me lo guardo come a dire: No! Cioè lo potevi di’ prima!

-Di dove sei?-
-Roma-
Gelo. Mi ritrovo uno della mia stessa città seduto accanto a me.
Il cuore comincia a battere più lentamente, molto più lentamente.
Puoi comunque sentirlo forte dentro le tue orecchie in quegli istanti in cui stai per fare la fatidica domanda.
DE CHE SQUADRA SEI?
(Non te importa da che zona venga, famiglia, classe sociale, se gli piaccia o no er Coez, che ci stia a fare in Inghilterra o che gli piaccia fare… A te importa solo questo)
Gli sguardi cambiano, si incrociano, si scrutano.
Si prende del tempo.

Sembra un’atmosfera da duello del far west.
Sai che da questa risposta cambierà tutto. Ti passa la vita davanti, i prossimi mesi. Sai che se risponderà “bene” potrebbe essere un fratello acquisito con cui condividere davvero tutto. Sai che se risponderà “male” magari gli vorrai bene lo stesso, vi frequenterete comunque, sarete comunque amici. Ma non sarebbe lo stesso.
E tu in cuor tuo già lo sai. Un laziale già lo sa che c’è il 30% di possibilità che tifi Lazio, uno che viene da Roma.
Lui mi guarda con un ghigno. Interminabile.
Sorride.
Mi risponde.

-SONO LAZIALE, TE? –

E diventarono inseparabili.

 

Mattia Di Murro

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