C’era una volta nella Roma biancoceleste un dilemma che attanagliava tutti: i tifosi, la società, l’allenatore, forse i calciatori stessi. Chi avrebbe preso le redini dell’attacco biancoceleste nel caso Klose avesse preso un leggero raffreddore?
A nessuno era mai riuscita quell’impresa e puntualmente, quando gli acciacchi del tedesco si palesavano, la Lazio entrava in crisi di gol e di risultati.
Fallì nel tentativo l’idolatrato Djibril Cissé, stentò Sergio Floccari, persino Mauro Zarate si arrese, tanto era complicato l’ostacolo da scalare. D’altra parte, riuscire a non far rimpiangere un campione assoluto come Miroslav Klose era davvero un’impresa che richiedeva una grossa quantità di talento e di intraprendenza.
Fino a quando, contro ogni pronostico, nell’anno in cui regnava a Roma la petkovisione, che faceva del pressing asfissiante e del bel gioco una dottrina morale, il brutto anatroccolo si trasformò in un cigno, come nelle favole più classiche.
Il calciatore in questione, che per una stagione si trasformò nel cigno, o forse sarebbe più corretto dire nell’aquila biancoceleste, prende il nome di Libor Kozak. L’attaccante nato in Repubblica Ceca ed acquistato giovanissimo dalla Lazio, nel 2012 non aveva che 23 anni. Nella sua prima esperienza alla Lazio, nel 2008-09, aveva raccolto appena 3 presenze fino alla fine della stagione, per poi essere mandato a farsi le ossa in serie B, alla corte del Brescia. In quell’anno, considerando anche i match di play-off raccolse ben 30 presenze, collezionando tuttavia la miseria di soli 4 gol. Quelle reti gli furono comunque sufficienti per convincere la Lazio a dargli una possibilità, che colse sin da subito. Il 18 settembre 2010 segnò il suo primo gol in serie A, contro la Fiorentina, che regalò i 3 punti alla compagine biancoceleste. Ancora sempre contro i viola, il 29 gennaio 2011 mise a segna la sua prima doppietta, concludendo la stagione con 6 firme personali. La stagione successiva ripeté quanto di buono fece vedere nella prima: 5 reti in campionato, spesso decisive come quelle contro Inter e Atalanta ed una rete in Europa League.
La stagione che lo ha visto sbocciare completamente, tuttavia, fu quella 2012-13. Chiuso inizialmente da giocatori di caratura internazionale, come appunto era Klose, o da attaccanti più esperti, come Sergio Floccari, oppure da quelli che facevano del talento la loro dote naturale, come Mauro Zarate; il brutto anatroccolo cercava di ritagliarsi un piccolo spazio nei play-off di Europa League. Ed è proprio in questa competizione che uno degli attaccanti più sgraziati della storia biancoceleste decise di entrare nella storia.
Iniziò rifilando una doppietta agli sloveni del Mura 05 nella partita di ritorno, finita poi 3 a 0 per le Aquile. La Serie A non gli lasciava spazio, la Lazio volava sulle ali dell’entusiasmo e di un Miro Klose in forma straripante, che le permetteva di restare a ridosso delle primissime posizioni. E dunque Libor continuò a bagnare le reti ancora in Europa League, ancora con una doppietta, questa volta ai danni del Panathinaikos. I biancocelesti superarono agevolmente il girone qualificandosi come primi, lasciandosi alle spalle persino il più blasonato Tottenham.
In Coppa Italia si volava ai quarti di finale, in campionato solo la Juventus precedeva la Lazio. Ed in Europa League, ci pensava sempre il pennellone ceco. Nell’andata dei sedicesimi di finale i biancocelesti andarono in Germania, a far visita al Borussia Monchengladbach, e Kozak mise a segno la sua terza doppietta personale, fissando il punteggio sul 3 a 3.
Sembrava quasi che Libor fosse stato toccato da un vero e proprio incantesimo, che non appena le sue orecchie sentivano le note musicali dell’Europa League, come per magia si trasformava in un bomber di razza. L’apice di questa favola è stato toccato il 14 marzo 2013. Le Aquile avevano perso quota in campionato, risucchiate dall’arrembante risalita del Milan di Balotelli e da una rosa troppo corta. Tuttavia avevano conquistato con il sangue la finale di Coppa Italia che si sarebbe giocata il 26 maggio successivo, eliminando i campioni d’Italia della Juventus. E ci si apprestava a giocarsi gli ottavi di finale di Europa League contro un’altra tedesca, stavolta lo Stoccarda.
Avversario sulla carta abbordabile, tant’è che quel 14 marzo si trattava di difendere lo 0-2 conquistato in terra teutonica. Ed invece quella sera, Libor Kozak mise le ali e si trasformò romanticamente parlando in un’Aquila. Dopo appena 5’ di gioco cross dalla sinistra di Radu, l’attaccante ceco sbucava fra le maglie rosse dello Stoccarda ed infilava la palla a rete di sinistro. Non passarono che 2’ ed Hernanes inventò un filtrante ancora per l’attaccante ceco, che difese palla dall’arrivo del difensore e poi scaricò di destro, scivolando: palla sulla traversa e poi in rete. Una serata da incorniciare per il nostro pennellone, 9 reti in 9 match di Europa League. Una media mostruosa e impronosticabile. Eppure, non aveva intenzione di fermarsi. Dopo un gol di sinistro ed uno di destro, al minuto 87’ arriva anche il gol di testa: 10 reti in Europa League, capocannoniere della competizione e miglior marcatore biancoceleste in attività nelle competizioni internazionali, con 11 reti messe a segno. Tutto in una sola notte. In un Olimpico deserto per via dell’ennesima squalifica inflitta dalla Uefa, il pennellone ceco decise di entrare nella storia del club che lo aveva cresciuto e lanciato.
Purtroppo come in tutte le favole, così come si creò, l’incantesimo si spezzò senza dire nulla. Il turno successivo, i quarti di finale giocati col Fenerbache, vide la Lazio eliminata anche a causa di un arbitraggio scellerato; tuttavia Libor non punse in nessuna delle due partite. La stagione poi si concluse con la storica vittoria della stracittadina nella finale di Coppa Italia, ma dell’attaccante ceco si persero completamente le tracce.
In estate fu venduto in un silenzio assordante, come se tutto quello che aveva fatto Kozak per la Lazio fosse di colpo svanito. I 10 milioni offerti dall’Aston Villa erano troppo allettanti e col senno di poi, la società laziale fece un buon affare.
L’inizio in Premier fu promettente, 4 gol messi a segno in poche giornate, poi però iniziò un vero e proprio calvario per l’ex centravanti biancoceleste. Tibia e perone distrutti in allenamento, operazione chirurgica sbagliata, Libor Kozak è costretto a rimanere fermo 605 giorni. Fino a quando, il 23 gennaio 2016 subì ancora una frattura, questa volta alla caviglia.
Perdute completamente le sue tracce, il club inglese decise di rescindere il suo contratto il 29 agosto della scorsa estate. Proprio in quella occasione il Bari volle dargli una nuova possibilità, cosicché Libor poté ripartire dalla serie cadetta del Paese che lo aveva fatto diventare grande, anche se per poco tempo.
E quando, appena qualche giorno fa, il pennellone è ritornato a segnare dopo quasi cinque anni dall’ultima volta, ci è sembrato quasi di rivivere quei giorni dove Libor faceva grande la Lazio in giro per l’Europa.
