Da Princip a Krstajić: quando le crisi mondiali prendono il via dai serbi.
Era il 28 giugno del 1914: lo studente serbo Gavrilo Princip attentò alla vita dell’arciduca Francesco Ferdinando in visita a Sarajevo. Per colpa di quella singola morte, l’Europa intera entrò in una delle pagine più sanguinose della nostra storia. L’effetto domino di quell’attentato provocò la fine degli equilibri che i paesi adiacenti alla Serbia avevano costruito con decenni di impegni e strategie.
Sono passati più di cento anni e oggi una tifoseria intera è sull’orlo di un dramma shakespeariano: Sergej o non Sergei, questo è il Savic.
Infatti, è di pochi giorni fa la notizia sconcertante: il CT delle qualificazioni ai mondiali di Russia 2018, Slavoljub Muslin, è stato esonerato per le troppe divergenze con lo staff e i giocatori. Al suo posto l’ex allenatore dello Shalke, Mladen Krstajić.
Lo stesso Mladen ha subito cambiato le carte in tavola, convocando tutti i giocatori che l’ex CT aveva lasciato a casa. Fra di loro c’è il nostro arciduca, Sergej Milinkovic-Savic, il quale aspettava questa convocazione da molto tempo visto il suo grande miglioramento sul campo.
Ebbene, fino a qui il problema per il tifo laziale non sussisterebbe. Se non fosse che il 14 novembre i giocatori della Serbia affronteranno in un amichevole la Corea del Sud. Il 14. Novembre. Il 14 novembre non è niente se non l’anti vigilia del derby romano. Sergej non riuscirebbe mai a giocarlo al 100% a 48 ore di distanza dalla sua precedente sfida in Corea. E così, Mladen, senza volerlo, si è caricato di una responsabilità troppo grande per lui. Lo lascerà scendere in campo? Sarà veramente un tifoso della Roma? Lo scopriremo quel giorno.
Analizzando a fondo la questione, risulterebbe un suicidio giocare dopo la pausa nazionali contro la Roma senza il nostro serbo. Un giocatore di un peso più che notevole se pensiamo alle presenze, ai gol e alla carica psicologica che infonde nella squadra. Squadra che in questo campionato sta sorprendendo tutti, persino gli scettici oggi parlano di Champions e s… Scud… S… No, niente, come non detto. Altrimenti Lulic si arrabbia e fa bene.
🎙LIVE #LULIC “Noi abbiamo i piedi per terra e non parliamo di scudetto”#LazioNizza #UEL
— LazioPress.it (@laziopress) 1 novembre 2017
Anche se Inzaghi potrebbe decidere di tenere il Sergente a casa per l’allenamento pre-derby, c’è da considerare l’aspetto forse più importante della faccenda: la volontà del giocatore. Quale onore più grande può ricevere un calciatore, se non quello di rappresentare la propria Nazione? Probabilmente niente può essere superiore. Persino per delle amichevoli. Persino contro avversari del calibro di Cina e Corea.
Il dibattito è già cominciato sui social e sui quotidiani, visto che anche dall’altro lato di Roma cominciano a crescere malumori per la convocazione di Kolarov, sempre da parte dello stesso CT. Dunque il dilemma verrà lasciato al popolo: lasciar partire Sergej e rischiare di perdere la stracittadina o tenere a casa il serbo e rischiare una crisi psicologica dello stesso?
Noi ce ne laviamo le mani.
Articolo a cura di Riccardo “Ponzio” Piazza.
