Milinkovic deve essere presuntuoso.
Milinkovic deve essere presuntuoso. Non lo è abbastanza. In realtà se non fosse così vanesio, assurdo ricercatore di una giocata leziosa, folle, al di sopra degli schemi comuni, non ce ne faremmo nulla. Il serbo è un giocatore che non può adattarsi alla nostra normalità. Non è un giocatore che può pensare come pensiamo noi. Se si mette su strade comuni, rischia di non avere la fisica per decollare. Se decide di farsi materia di sogno, se ne infischia della fisica. Vola e basta. Per questo dico: forse per ora lo è troppo poco. Non lo è abbastanza, perché questo fisico da robbottone lo sta supportando poco, si sta ancora assemblando. Contro il Sassuolo ha corso, si è mosso bene, si è proposto, ma ancora manca. Manca quel guizzo che spacca la normalità. Van Gogh sarebbe stato lo stesso senza tagliarsi l’orecchio. Forse sì. Oppure non sarebbe stato quella specie di incredibile rivelazione. Il taglio col rasoio del pallone, questo è quello che Milinkovic faceva. Una costruzione perfettamente in bilico sulle leggi della fisica, queste le dominava. Il dominio, è sempre presuntuoso. E per questo no, non è ancora presuntuoso Milinkovic. Non lo è abbastanza.
Quando riprenderà tutti i pezzi, allora Milinkovic si ritroverà esattamente dove era l’anno scorso. Forse perfino qualche spanna più in alto. Se invece, per qualche strano accidente, si dovesse adattare alla normalità, un giorno rischia di svegliarsi e chiedersi come mai, con un fisico così, ha deciso di giocare a calcio. E non fare MMA, basket, qualsiasi altra cosa. Possa quel giorno non venire mai.
Visualizza questo post su Instagram
Milinkovic non deve essere presuntuoso.
Le qualità non si discutono. È forte, fortissimo ma inconsciamente rischia di essere presuntuoso. Milinkovic è quello che quando esci con gli amici è il più bello, il più alto e il più fico. Ha la decappottabile e quando vede una bella ragazza è sicuro di rimorchiarla. Troppo sicuro, ma non lo fa apposta, è fatto così. Il problema è che intanto, zitto zitto, Parolo già gli ha battuto il numero.
Lo si poteva pensare in tempi non sospetti, quando andava tutto a gonfie vele e la Lazio di Inzaghi volava, che alcune suolate o filtranti assurdi potevano andare indigesti quando il vento sarebbe cambiato. Quando si vince e va tutto bene, è spassoso vedere un calciatore elegante e bellissimo come Ivan Drago passeggiare nella trequarti avversarie e aspettare la giocata della domenica. Ma quando si perde? Beh, quando si perde proprio no. Il primo a pagarne le spese è stato Luis Alberto, stalkerato dalla concorrenza con l’uomo grosso Caicedo, che a suon di spallate e impegno gli ha rubato il posto. E in qualche modo, Segej deve evitare questo. È in crescita e il contachilometri dice che corre molto. Ma a cosa serve perdere palla sui 25 metri quando si è in ripartenza per una leggerezza, o infilarsi in dribbling improbabili quando se vincevamo col Sassuolo saremmo stati in paradiso? Non lo sappiamo. La giovane età e la spensieratezza possono essere solo una scusa quando poi vedi le sudate che si fa Immobile, potenzialmente intoccabile, che però non si tira mai e poi mai indietro. Nemmeno per uno scatto su una palla in fuori gioco. E allora Sergej non deve essere presuntuoso. Tante cifre sul suo conto, pluricentenarie, che potrebbero far montare la testa a chiunque. Ma lui non deve, perché è alla Lazio. Qui, va di moda Parolo, Acerbi e solo Patric ha la licenza di fare quello che vuole. Milinkovic ci serve bello ma concreto. Elegante ma efficace. Quindi no, non deve essere presuntuoso. Perché un sergente conosce i suoi mezzi, usa la sua autorità ma se è presuntuoso perde la fiducia del suo reggimento.
Visualizza questo post su Instagram
