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Milinkovic dopo i Mondiali

Dopo la bella prova nella gara iniziale, parlava di Nazionale. Dopo l’eliminazione, si parla di vacanze. Sergej non si sbottona e respinge i giornalisti che fanno domande sul mercato e sul futuro. A Roma sta bene, lo sappiamo, ce lo ha detto e dimostrato ma il calcio è questo. Non sei nessuno, arrivi in una piazza importante (ma troppo spesso trampolino di lancio) e dopo una stagione incredibile ti senti in vetrina anche se non vorresti.
Dopo l’esordio a Russia 2018, Milinkovic era sulla bocca di tutti. Inserimenti, rovesciate, assist. Tutto bellissimo ma la squadra fatica, forse la Svizzera del buon Petkovic è un’insidia più grande del previsto in chiave qualificazione.
Cambia anche la locandina delle partite, l’uomo in più della Serbia è lui, deve essere lui.
E noi siamo interdetti: ma conviene o no che la Serbia vada avanti e che Savic spacchi definitivamente nel calcio che conta?

Le letture possono essere due, lontane tra loro ma comunque giuste.
Se la Milinkocrazia conquisterà il mondo il suo valore salirà e si potrà vendere a carissimo prezzo mentre, se la Serbia dovesse uscire con prove opache del nostro talento, allora forse ce lo terremo.
Il nodo ormai è sciolto e il destino ha voluto che Sergej non ha più dabbato, la Serbia non ha più vinto e il Mondiale è finito troppo presto. Ma non ha giocato troppo basso contro il Brasile?!

E ora? Formentera, Hawaii, ok. E dopo? Dopo Milinkovic può diventare un problema.
Incudine del mercato biancoceleste, forse in attesa di una sua cessione, oppure fiore all’occhiello di una rosa che può rinforzarsi e tenere uno dei pezzi più pregiati alla corte di Simone Inzaghi.

La sconfitta col Brasile è stata netta, perentoria e ammettere la superiorità della multietnica Svizzera non è un boccone dolce per Sergej & co. che ne escono necessariamente ridimensionati.
Eccoci, il Mondiale è nella fase finale e il tempo stringe. Di giovani talenti del suo calibro non ce ne sono e il campionato stellare che ha combinato quel ragazzo, che di fronte alla Fiesole si mise a piangere per venire alla Lazio, non può essere cancellato in un baleno.

Ponte Milvio è il suo habitat naturale, è bello alto e fa delle vuelte che hanno illuminato Monte Mario come ai tempi dello Scudetto.
L’abbraccio a Verona tra lui e Inzaghi era vero, il gioiello non è attaccato ai soldi ma al benessere, alla felicità che Roma gli sta regalando.
Vedremo se le ghiotte offerte che arriveranno, alla Lazio e a lui, apriranno prospettive di lancio o potranno essere rifiutate per continuare a crescere e a vedere il Sergente comandare tra le linee nemiche.
Il pizzetto di Veron, il tiro di Nedved, il colpo di testa di Couto, il fisico di Stam. Sembra l’uomo Vitruviano di Leonardo ma col taglio da Peaky Blinders.

Milinkovic è uno di quelli che fa comprare maglie a bambini e genitori, le ragazze attaccano il suo poster in cameretta e sul diario scrivono “SM21 ti amo” col pennarello indelebile e, se dovesse essere ceduto, questo potrebbe causare traumi.
È arrivato alla Lazio come un signor nessuno, il più grande colpo di Tare. Inzaghi l’ha cresciuto, prima dosato e poi coccolato. Vediamo se l’amore trionferà come è fiorito qui con la sua dolce metà o se la nostalgia prenderà il sopravvento, quella dei “se” e dei “ma”. Quasi a sperare di venderlo bene e che vada male, molto male, per riuscire a dormire la notte, senza dover dire:
Pensa, quel fenomeno giocava ancora con noi”.

Articolo a cura di Daniele Ercolani

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