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Mi sono rotto il braccio, per Caicedo

In 23 anni non mi sono mai rotto neanche un osso, nonostante con la mia goffaggine ci sia andato vicino parecchie volte. Ieri, però, è successo anche a me, purtroppo: mi sono rotto il braccio. Il sinistro, quello che uso di meno e che sembra essere inutile, ma che ha svolto il suo compito in una maniera eccezionale.

Giustamente starete pensando: «Embé? Che ce frega a noi?». Non avete tutti i torti. Però, il mio infortunio ha veramente qualcosa di incredibile e di assurdo. Infatti, sono riuscito a farmi male facendo il gesto dell’ombrello più forte e violento di tutta quanta la mia vita.

È stato un gesto uscito dal profondo del mio cuore, un gesto di rabbia, di gioia, di soddisfazione. Un gesto che racchiude tutto il mio essere laziale, tutto il mio essere parte di qualcosa di più grande, che viene continuamente attaccato e messo alle strette da ogni lato, ma che alla fine non crolla mai. È stato un gesto di rivalsa e di goduria vera, perché ancora una volta, a dispetto di tutto e tutti, ce l’abbiamo fatta.

La Lazio ce l’ha fatta contro le diffamazioni, le accuse false, le macumbe di alcuni pseudo-comunicatori, che nascondono i loro bassi e beceri fini di tifosi invidiosi dietro le colonne di una testata giornalistica.

La Lazio ce l’ha fatta contro la spocchia e l’arroganza di alcune squadre, contro la mediocritàfrustrata di altre squadre ancora, contro i silenzi inspiegabili della nostra dirigenza che mannaggia alla miseria presidè facce ‘sto benedetto comunicato!

La Lazio ce l’ha fatta contro le assenze, contro il Covid, contro i cross alle stelle di Momo Fares e contro gli stop che sembrano punizioni di prima di Vedat Muriqi. Noi laziali ce l’abbiamo fatta. E ce l’abbiamo fatta contro la prima della classe, la Juventus, sempre alla nostra maniera: all’ultimo secondo, nel momento di confine tra l’abisso e la gloria.

Per l’ennesima volta, il protagonista è stato lui, Felipe Caicedo, un giocatore disprezzato e odiato da tutti per un gol sbagliato alla sua prima stagione e adesso osannato e amato alla follia. Ha segnato ancora all’ultimo minuto, mettendo dentro la rete del pareggio nella sfida contro la Juve, con una girata letale dopo un’azione strepitosa del Tucu Correa. Questo è stato il gol di un popolo intero, stanco di vedere la propria squadra accusata e attaccata da tutti.

Come sempre, però, abbiamo risposto nel modo che solo noi sappiamo fare: con i fatti, sul campo, con una partita che rimarrà nella storia e nella leggenda, perché un attaccante dell’Ecuador ha messo a tacere Cristiano Ronaldo, Juventus, giornali, presidenti, cugini, ecc… anche così. Felipe Caicedo: un mancino utilizzato poco e che sembra spesso inutile, ma che ha svolto il suo compito in maniera eccezionale, come il mio braccio sinistro. Anche il Panterone, infatti, ad ogni partita si spezza per la squadra.

Il gesto dell’ombrello è stato il più forte e il più violento della mia vita: la botta che la mia mano destra ha dato sul bicipite e l’avambraccio è stata così potente che riecheggerà nel mio quartiere per gli anni a venire e ho un livido enorme a dimostrarlo. Come me, tutti i tifosi biancocelesti si sono uniti, insieme alla banda Inzaghi, in questo gesto di goduria e di liberazione, per gridare al mondo intero che noi siamo la Lazio: puoi fare e dire quello che vuoi contro di noi, ma puoi star certo che NON MOLLIAMO MAI! E mo’ beccate questa, TIÈ!

Articolo a cura di Marco Bongianni, a meno che Caicedo non decida di cambiarlo all’ultimo minuto

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