Search

Martin Caceres – Apocalypto

“Io sono Zampa di Giaguaro, figlio di Cielo di Selce. Mio padre cacciava in questa foresta prima di me. Mi chiamo Zampa di Giaguaro. Sono un cacciatore. Questa è la mia foresta. E i miei figli cacceranno qui con i loro figli quando io sarò morto.”

Questa è la storia di Martin Caceres, anche detto Zampa di Giaguaro. Giocatore rapido, tenace, testardo, con prestanza fisica e temperamento, proprio come il cacciatore che abbiamo appena citato. Il campo da calcio è la foresta del difensore uruguagio e da oggi in poi la sua foresta, nello specifico, sarà lo stadio Olimpico di Roma, dove darà la caccia agli attaccanti avversari che oseranno spingersi nella pericolosa casa laziale. E Caceres, per difesa della sua casa e per il suo compito da ca(L)cciatore, sarà pronto a “morire”.

Al suo arrivo a Roma, Caceres, è stato accolto da Simone Inzaghi detto Cielo di Selce, padre di tutti i cacciatori che presidiano lo stadio Olimpico. Inzaghi doveva accertarsi della predisposizione di Caceres a questo duro compito, doveva essere sicuro che non ci fosse alcuna riserva nel suo cuore, perché lottare per la Lazio è un compito arduo ed onorevole che richiede la massima convinzione. E così, quando ha scrutato anche la minima esitazione nel suo nuovo uomo, gli ha proferito queste parole:

“Hai paura? La paura è una malattia. Io non ho cresciuto nessuno dei miei uomini per vivere nella paura, dunque cancellala dal tuo cuore e non portarla al nostro villaggio. Alle prime luci dell’alba ci riuniremo agli anziani. Chiederemo loro di guidarci.”

Il giorno seguente, Inzaghi e Caceres hanno avuto il loro incontro con gli anziani del gruppo: Spuntato Stefan Radu e Pesce Cacciatore Stefan de Vrij. Dopo essersi guardati negli occhi ed aver trovato la forza interiore necessaria, l’intenzione di tutti è stata chiara: bisognava creare un “nuovo inizio”. Una nuova forte e sicura difesa per contrastare i bracconieri stranieri che si sarebbero affacciati nei mesi a seguire dalle parti dell’Olimpico. Inzaghi Cielo di Selce, ha dunque deciso: la difesa è affidata a Spuntato Radu, Pesce Cacciatore de Vrij e Zampa di Giagiuaro Caceres.

Il primo compito

Il primo compito della nuova squadra di cacciatori è quello di recuperare due elementi che sembrano essersi smarriti e aver perso smalto, come dimostrato nelle ultime battute di caccia a Bergamo e a Ferrara: Wallace e Bastos. I due vanno recuperati, poiché il cammino sarà molto lungo e difficoltoso e ci sarà bisogno del contributo di tutti, compreso quello del più giovane Luiz Felipe. Inzaghi ha deciso di affidare direttamente a Zampa di Giaguaro il compito di educare e recuperare Wallace e Bastos, sarebbe stata la sua prova di iniziazione: “Devi farlo, Zampa di Giaguaro. E’ importante che siamo compatti, una grande civiltà viene conquistata dall’esterno solo quando si è distrutta dall’interno. E noi questo non dobbiamo permetterlo, noi non ci distruggeremo, ora va’ da Wallace e Bastos, recuperali e ricompatta il gruppo. E’ importante.”

Il lavoro di Caceres è proseguito giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, attimo dopo attimo. E’ diventato la vera a propria ombra dei due cacciatori che si stavano perdendo, è diventato il loro mentore. “Non si può sfuggire al proprio destino”, gli ripeteva sempre. Già, perché il loro destino era quello di difendere la Lazio ad ogni costo, anche a prezzo della vita. Il loro destino era di rendere grande la Lazio, ancora più grande di quanto già non stava diventando a quei tempi.

Quello di Caceres era un lavoro di testa, non di atletica. Bastos e Wallace stavano bene fisicamente e le loro qualità c’erano eccome, dovevano solo liberarsi dai cattivi pensieri, aprire il cuore al loro obiettivo, allontanare la paura e non portarla al villaggio, proprio come Inzaghi aveva detto a Caceres nel suo primo giorno nella tribù laziale.

I risultati

Difficile dire quali siano stati gli effetti dell’allenamento della difesa laziale, difficile dire se essa si sia compattata in vista dei prossimi impegni, se si sia solidificata per non farsi scalfire dai bracconieri stranieri. Difficile dire anche se il recupero di Bastos e Wallace sia avvenuto con successo o meno. Della nostra storia sappiamo solo una cosa: che una tribù del nord si sta avvicinando a piccoli passi verso l’Olimpico laziale, intenzionata ad espugnarlo, una tribù antichissima chiamata Chievo Verona e guidata dal suo leader Lupo Zero Maran. Sta per verificarsi insomma, una lotta violentissima, cruenta ed emozionante come un film di Mel Gibson. Come è finita? Ha vinto la Lazio di Zampa di Giaguaro? Non lo sappiamo, la nostra pellicola finisce qui. Una cosa però la sappiamo: dinanzi al villaggio Bentegodi, roccaforte della tribù del Chievo Verona è apparsa un’aquila maestosa e cangiante, illuminata di bianco e di celeste. L’aquila ha fissato il gruppo di Lupo Zero Maran ed ha enunciato queste parole dal sapore solenne:

“Il tempo sacro è vicino. Attenti all’oscurità del giorno; attenti all’uomo che conduce il giaguaro; guardatelo rinascere dal fango e dalla polvere, perché colui dal quale vi sta portando cancellerà il cielo e graffierà la terra. Vi spazzerà via e metterà fine al vostro mondo. Lui è con noi, adesso.”

La profezia parla chiaro: il giaguaro Caceres cancellerà il cielo sopra Verona mettendo fine al loro mondo. Non resta che vedere se la profezia rispetterà la sua parola e si avvererà, lo scopriremo forse in un’altra pellicola di Mel Gibson. Per ora una sola è la certezza che abbiamo: Lui, il giaguaro, è con noi adesso e lo vedremo rinascere dal fango e dalla polvere.

Articolo a cura di Giovannni Manco

Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Laziocrazia.eu © Copyright 2018. All rights reserved.
Close