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Marco Parolo è quello che non ti aspetti

Capello folto, occhi vispi come quelli di un bambino e la faccia di chi la sa lunga, ma non lo dice. Lo dimostra. Un ritratto breve e fedele di Marco Parolo, 33 anni sul groppone, esperienza accumulata e silenziosamente dispensata. Marcolino se ne sta sulle sue, apparentemente riservato, di poche parole, ma parole giuste, oneste, pulite, come lui. Marcolino è quello che non ti aspetti, sempre. Calmo e risoluto a prima vista, in tenuta borghese. Poi indossa la sua divisa biancoceleste e te lo ritrovi faccia a faccia con l’arbitro, incazzato per davvero. Là parte l’occhiataccia e tutto il rosario a mente.
Marcolino però è un tipo serio, questo è vero. Non lo vedresti mai ad una cena con una cravatta di Babbo Natale. Mai. O forse sì. Capita. Serio e sobrio Marcolino, che fuori dal campo diventa l’anima della festa e il trascinatore per eccellenza. Ce lo vedo a guidare un trenino di Capodanno col calice in mano e le braccia in aria. Ma questa è solo immaginazione. Forse.

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Marcolino è sempre quello che non ti aspetti. E’ sempre lì, in campo, corre, fa legna, picchia duro. E mentre tutti si stanno ancora chiedendo che razza di rigore ha fischiato Hategan, Parolo, zitto zitto come al suo solito, ti fa gol. Di tacco. Apoteosi. Meritatamente, si va a prendere tutta la felicità del suo popolo proprio lì, sotto la Curva. E, proprio lì, la rovesciata di Ronaldo…che? Meglio questo, no? D’altronde da un alieno come Cristiano un gol come quello te lo aspetti. Ma Marcolino? Te lo aspetteresti, un gol di tacco di Marcolino Parolo? Io no, dai. Però lui è sempre quello che non ti aspetti. Aggiungiamoci poi che ‘sto tacco vale il 300esimo gol in Europa della Lazio. Trecentesimo gol. Storia. Ma lui reagisce a modo suo. Non si esalta, non se la tira. E’ entrato nella storia, ma lui pensa solo alla cena che gli aspetterà dopo. Giusto così.

Quanto rumore che fa il silenzio di Marcolino. Fedelissimo a centrocampo, forse offuscato dal biondissimo Leiva, la sorpresa di questa stagione. Ma lui c’è. Sta lì e fa il suo senza troppi fronzoli. Ogni tanto decide di tentare il tiraccio, forte, sporco, improvviso, come lui. Quella palla però non entra mai. Tranne quel colpo di tacco. Quello è entrato, nella porta giusta al momento giusto.

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Come fai allora a non volergli bene, a un Marcolino così? Che ti dà il cuore senza che glielo chiedi, che si fa in quattro senza un lamento, che dopo aver fatto la storia ti analizza la partita come se nulla fosse. Un’analisi pulita, precisa, onesta, in un’intervista che sembrava più una chiacchierata con gli amici al bar sotto casa, tra un caffè e una sigaretta.
Calciatore di mestiere, uomo nella vita. Marcolino è semplicemente lui. La sua discrezione fa quasi strano in questo mondo dominato dall’ansia di apparire, ovunque e comunque. Lui fa il suo e sta nel suo. Pacatamente esuberante, Parolo è un po’ l’anima di questa squadra. Uno dei veterani, a cui chiedere, da cui imparare. Lezioni di calcio e lezioni di vita, Marcolino è preparato in tutto. Con quella faccia da burlone, il sorriso sincero e gli occhi che brillano. Marcolino è sempre quello che non ti aspetti. Ed è bello così.

Articolo a cura di Valeria Rainaldi

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