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Un po’ di cose sul mancato rinnovo di de Vrij

“Non se vedemo più… Se salutamo adesso”. No dai. Abbiamo ancora qualche mese da passare insieme. Ora non trascendiamo. Però le parole di Caterina Caselli sembrano starci bene: “Guardo le nuvole lassù (e stasera ce n’erano)… Cercavo in te la comprensione che non so trovare in questo mondo stupido… Quella persona non sei tu. Finisce qua, chi se ne va che male fa?!”.

A noi male un po’ lo fa, alle casse societarie manco a parlarne. La comprensione non l’abbiamo trovata, in effetti, nemmeno la riconoscenza. Soprattutto perché dopo quell’anno passato lontano dai campi, addirittura con lo spettro del ritiro per un infortunio infame, in cui la Lazio gli rimase vicino, aiutandolo col suo staff medico a tornare in campo al meglio, ci si aspettava un gesto forte da parte del buon de Vrij. Invece niente.

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Ha vinto la linea Seg che alla Lazio ha dato un aut aut: o rinnovo fino al 2019 a 2,5 milioni a stagione, clausola a 28 milioni con il 20% della clausola nelle sue casse (della Seg) e laute commissioni (sempre alla Seg) o niente. Lotito, che ce lo immaginiamo gridare “Estorsori!!” per tutta Villa San Sebastiano, ha deciso di rispedire al mittente la proposta o l’estorsione. Dipende dai punti di vista.

Eppure il rinnovo sembrava davvero cosa fatta. Dopo mesi di incertezze, tentennamenti, offerte di club esteri più o meno blasonati, di club italiani più o meno vincenti (almeno in questo periodo). E se la Seg non mette l’amore sopra ogni cosa e se da subito capimmo che non si trattava di missionari, sembrava essersi però trovati a metà strada. Rinnovo di un anno e clausola rescissoria a 25 milioni. Stefan pronto a partire per altri lidi in estate e Lazio con una discreta somma in cassa. Magari non astronomica, ma comunque valevole di dignitosa plusvalenza.

Un post condiviso da S.S.Lazio (@official_sslazio) in data:

Eravamo ai primi di gennaio del 2018. Poi silenzio, inquietante silenzio ed ecco che, in questo caso, chi tace non acconsente. Tanto che dopo un mese, cioè un paio di settimane fa, ecco spuntare lo spettro della… fregatura. Ergo lo spettro di un gioco al rialzo della Seg che, nel frattempo, non avendo ancora abbastanza clienti, tipo consorzio alimentare, decide pure di prendersi Bastos. (Addio Quissanga, insegna a Marchetti e a Djordjevic a giocare a briscola! Scherziamo. Ovviamente).

La Lazio, tra settembre e ottobre, aveva deciso di rimettersi pazientemente a tessere la tela della trattativa dopo mesi di gelo, soprattutto nei primi mesi dell’estate scorsa, quando un rinnovo di de Vrij sembrava francamente improbabile. Sul giocatore, in estate, c’erano soprattutto Liverpool e Atletico, con la Juventus spettatrice interessata. Poi, però, il riavvicinamento con la Lazio aveva portato questi club a guardare altrove e a far spazio a nuove pretendenti. Inter su tutte. Perché il Barcellona, che pure aveva chiesto informazioni alla Seg, ha preferito virare su Yerri Mina.

Sabatini e Ausilio si sono infilati nelle crepe del rapporto tra la Lazio e l’agenzia olandese, offrendo a questa commissioni monstre e soprattutto un ingaggio da 3,5 milioni a stagione, per 4 anni, a de Vrij. Un’insistenza notevole quella dell’Inter che ha portato la Seg ad alzare la posta con la Lazio e quindi poi alla rottura. A Milano, sponda nerazzurra, sanno che in estate sarà molto probabile un addio di Skriniar e così ecco spiegato l’asfissiante pressing su De Vrij che, a meno di clamorosi colpi di scena, raggiungerà Candreva ad Appiano Gentile. Arrivederci Stefan ciao, le nuvole sono già più in lààà. Che tradotto significa noi c’abbiamo già quel gran bel tipo di Luiz Felipe.

Articolo a cura di Marco Valerio Bava

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