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Luis Alberto contro tutti

E’ matematica: la Lazio non è più bella come quella della passata stagione nella misura in cui manca Luis Alberto. Mancano i suoi calci d’angolo, le sue idee, la sua qualità. Non è quello della passata stagione e lo sa anche lui. Tanto che è corso ai ripari tornando biondo come e più di un anno fa, ma niente: il ritorno al passato non è stato sufficiente e speriamo che non serva la capigliatura alla Wallace suggerita da Riccardo nel Laziocrazia Clan a risolvere la questione.

Non può finire ai margini ed essere bollato semplicemente come un “caso Luis Alberto”. Va recuperato per recuperare il gioco perduto.

Prima, però, va capito.

E allora andiamo per ordine e proviamo a fare chiarezza, perchè tre indizi fanno una prova e qui gli indizi ci sono tutti, ma noi non ci accontentiamo. L’ultimo, in ordine di tempo, è la sua assenza in Lazio-Inter. Convocato, quindi a disposizione, ma non ha partecipato a nessuna fase del riscaldamento, seguendo comodamente la partita dalla panchina. Come se non bastasse, la mattina seguente non si è presentato a Formello. Nessuna comunicazione in merito da parte della società, nessuna visita ufficiale programmata, c’erano tutti i presupposti per una denuncia di sparizione, ma il numero 10, tutto d’un tratto, è riapparso. Via social, con due foto, una strofa motivazionale in spagnolo e soprattutto un augurio: “Mai mollerò. Forza Lazio”. Ma perchè questa latitanza?

 

Il secondo indizio ci riporta alla vigilia di Marsiglia-Lazio, quando non è stato neppure convocato. Simone Inzaghi, spiegandone l’esclusione, ha detto che non essendo al 100% non avrebbe giocato dall’inizio, che Rossi era motivato e quindi ha preferito lasciare Luis Alberto ad allenarsi. Un problema fisico o mentale, di motivazioni? Fatto sta che Luis Alberto si è sottoposto ad accertamenti.

Il problema quindi è fisico ed è qui che si chiude il cerchio: la pubalgia, l’ultimo indizio che poi diventa la prova.

Ah, pubalgia canaglia.

 

Tutti contro Luis e Luis contro tutti.

La pubalgia c’è e se nessuno ci crede la cura da solo, mostrando a tutti via Instagram il lavoro specifico e supplementare svolto a casa con un fisioterapista ex Liverpool. Ed ecco spiegata anche la sua assenza non solo contro l’Inter, ma anche il giorno seguente. Il protocollo personale che sta seguendo è molto diffuso in Spagna e si basa sull’elettrolisi, una tecnica innovativa a cui si sottopone tutte le sere il giocatore per risolvere la pubalgia.

E se la medicina per questa pubalgia, oltre le cure, fosse semplicemente il tempo? Non che ne avanzi, ma dopo dieci giornate ce n’è abbastanza per ritrovare Il Mago. Ha ragione Mimmo quando scrive: “Ha 25 anni e dopo un inizio difficile dovremmo già buttarlo nell’ indifferenziato?”. No, assolutamente: il comune denominatore è che va recuperato. Allora affidiamoci alle parole di Emanuele: “Si deve curare senza pressioni. Quella patologia è una palla al piede, sembra sempre passata, e poi ogni tanto si possono riavvertire quei dolori che al solo ricordo scatenano la paura di compiere i movimenti più elementari. Ci sta che abbia giocato col freno a mano tirato e con circospezione, quel tipo di dolore non è augurabile a nessuno”.

 

Non può essere la panchina ad aiutare un giocatore dalle sue caratteristiche, ma neppure gettarlo nella mischia contro la Spal “sfruttando” le tante assenze a centrocampo. Anche perchè è tornato a Formello, a disposizione, ma sembra ancora un passo indietro rispetto a Correa. Non è pronto e non è il momento di rischiare un giocatore che non convive solo con il guaio fisico, ma anche con la paura di peggiorare la situazione, di sciupare quanto di buono fatto l’anno scorso e tornare ad essere l’oggetto misterioso che era all’inizio della sua avventura romana.

Non è un caso, ma solo un infortunato, forse. Sicuramente un giocatore della Lazio, talentuoso, che può e deve tornare ad essere un valore aggiunto.

Articolo a cura di Enrica Di Carlo

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