All’interno di quella manifestazione di superiorità tecnica, messa in campo dalla Lazio giovedì contro la Dimano Kiev (sì, abbiamo già rimosso la partita col Bologna), si è visto di tutto. Si è visto un gol di testa di un giocatore monumentale che di solito ai gol preferisce le tibie tanto altro. Si è visto un altro gol di un difensore fortissimo che ha già addosso una maglia di colori diversi eppure sta facendo egregiamente il suo dovere (e i tifosi tutti il loro, a onor del vero). Si è visto (o meglio, sentito) pure gente imprecare in uno spagnolo strano, distinti signori avvolti in lunghi ed eleganti giacconi scuri scivolare goffamente su una pista ghiacciata, giovani biondi e belli mangiarsi gol già fatti a un metro dalla linea di porta. Almeno mille occasioni create, percentuali bulgare di possesso palla, Strakosha che non si sporca nemmeno i guantoni, e poi come la risolvi una qualificazione in bilico fino alla fine?
The Same Old Story
Il rapporto tra Luis Alberto e i calci d’angolo ha ormai assunto i contorni grotteschi dell’ossessione. Se nel 2018 la misura della popolarità di un fenomeno è data soprattutto dal materiale social che circola a riguardo, allora nel microcosmo mediatico laziale il termometro sulla relazione Luis Alberto-calci d’angolo si trova sulle barrette rosse. Ma è solo una questione di meme, battute simpatiche su Facebook e stories su Instagram, o dietro c’è qualcosa di più profondo, di più tangibile, che ne possa giustificare una considerazione più degna?
La Lazio in questa stagione ha già messo a segno la bellezza di 10 gol dalla bandierina (divisi esattamente a metà tra Europa e campionato). Numeri importanti, merito delle abilità aeree dei giocatori di Inzaghi certamente. Ma in primis e prevalentemente numeri che rappresentano la dolce acqua che sgorga direttamente dal destro magico di Luis Alberto Romero Alconchel, del quale si sono già ampiamente tessute le lodi da ogni dove in questa annata meravigliosa. Un fattore universale, lo spagnolo: gioca bene in diverse zone del campo, assiste, detta, illumina, segna, lancia, corre, dribbla. Calcia corner speciali.
Mettiamola così. Quando Luis Alberto piazza la palla dentro l’angolo della bandierina punta a prendersi l’intero firmamento e spesso ottiene solo una manciata di stelle. Fuori da ogni metafora romantica: quando Luis Alberto batte un corner punta a segnare lui ma spesso fa segnare qualcun altro. In ogni caso esce fuori qualcosa di bello, quel “bello” che solo una storia d’amore sa generare. Manca una cosa per suggellare questo amore. Quella cosa che tutti prima o poi ci aspettiamo accada. Perché è nell’aria. Perché l’ostinazione alla fine verrà premiata. Perché quel benedetto pallone, un bel giorno, andrà a gonfiare la rete senza incontrare deviazione alcuna lungo la sua splendida traiettoria curvata.
Il posto di Luis Alberto nella storia (degli specialisti da corner)
Come calcia Luis Alberto lo sappiamo tutti e lo possiamo ammirare almeno 4 o 5 volte a partita. Di quanto calci bene gli angoli ci accorgiamo, per sottrazione, soprattutto quando non è lui a calciarli. Gli altri si impegnano, ma spesso tirano fuori cross bassi o lenti. Niente di paragonabile alle sue traiettorie tagliate, precise, veloci. Lo spagnolo dal ciuffo biondo è sicuramente uno specialista del fondamentale ed è un bene prezioso per la Lazio il poter esercitare una tale minaccia offensiva da palla ferma in un torneo che tante volte la vede contrapposta a squadre che propongono una difesa posizionale della propria metà campo molto ostica da perforare in situazioni di gioco dinamiche.
La spiccata abilità di Luis Alberto nel battere i calci d’angolo (senza dimenticare le punizioni) impone un comodo accostamento ad illustri esperti della stessa materia che hanno vestito la maglia della Lazio in passato. Due, in particolare, i campioni che hanno saputo dare un senso più luminoso a quella bandierina posta ai quattro angoli del terreno di gioco. Un mancino terribile da una parte…
…un destro sublime dall’altra.
La miglior Lazio di sempre come esempio e due gol Olimpici come stimoli. Messi lì, a segnare il cammino sul quale ci auguriamo possa apporre presto la sua impronta anche Luis Alberto. Affinché questa lunga e tormentata storia d’amore – dopo mesi di intenso corteggiamento e appuntamenti galanti – possa finalmente conoscere la sua massima vetta.
