È la classica serata pre natalizia: pigiama, divano, film, cioccolata calda. Anche i presidenti – o chi svolge un ruolo istituzionale – hanno quel sacrosanto diritto di starsene, la sera, in santa pace buttati sul divano. Ecco, Claudio Lotito ce lo immaginiamo in questa veste nel nostro racconto. Nel bel mezzo di un dolce far niente, suonano al campanello. Lotito si dirige verso la porta, la apre, e trova… Simone Inzaghi. L’allenatore biancoceleste ha un cappello da Babbo Natale sul capo, uno stereo ed una serie di cartelli tra le mani. Segue qualche inevitabile istante di imbarazzo e silenzio. Lo interrompe Inzaghi che appoggia lo stereo a terra, fa partire una canzone (immaginare una canzone natalizia a piacere) e assume una posizione solenne. Poi lascia scorrere i cartelli:
- Caro presidente, con un po’ di fortuna, entro il prossimo anno….
- Potrei allenare una di questa squadre:
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- Ma per ora, lasciami dire…
- Senza speranze o pretese…
- Solo perché è Natale…
- E a Natale si dice sempre la verità…
- La lazio non è una Ferrari.
- Quindi per favore, acquista qualcuno nel mercato di gennaio…
- Oppure la mia salute diventerà cagionevole, fino a diventare così:
- Buon natale.
Inzaghi raccoglie il tutto, fa un cenno di approvazione al presidente – che nel frattempo è rimasto di sasso ed ammutolito– e se ne va. Quando il tutto sembra stia per finire, Lotito lo rincorre con uno sprint quasi impensabile. Ferma il suo allenatore, lo fa girare. Lo guarda negli occhi. Gli si avvicina con fare amorevole e poi…
Gli grida: “A simò, te stai sempre a lamentà. C’hai na squadra che vale 10 volte quella delle altre!!!”.
E se ne va, lasciando lì da solo il povero Inzaghi che ha capito perfettamente che non passerà delle buone feste di Natale. Andando via, Simone, pensa tra sé e sé: “Chissà se Tare è in casa…”
