Search

L’ora del Poeta

Fino a un certo momento delle nostre vite ordinarie un po’ tutti pensavamo di essere relativamente soddisfatti. Per come sta andando la Lazio in primis, magari anche per le nostre conquiste quotidiane o, perché no, per le nostre relazioni sociali.

Fino a un certo momento, appunto. Poi è giunta l’ora fatale dell’uomo che ci ha ricordato quanto ancora più bello può essere questo mondo e quanto più piena di gioia può essere la domenica di un laziale. L’uomo che ci ha messo di fronte alle nostre convinzioni, facendoci chiedere perché ieri tutto questo non c’era e come abbiamo fatto senza, è un Poeta. E noi adesso siamo tutti fermi ad ammirare i suoi “versi” in campo, con le labbra socchiuse e gli occhi che brillano come quando guardiamo una stella cadere in mezzo a mille altre in un cielo d’estate. In religioso silenzio prestiamo attenzione. C’è Luis Alberto che sta disegnando calcio.

Benvenuti nel nuovo mondo

Gli ottimisti sono coloro che in ogni evento vedono un’occasione da volgere a proprio vantaggio. Dietro un errore colgono una possibilità di riscatto, delle difficoltà prendono il lato positivo e ripartono da lì. Chissà quanti laziali ottimisti c’erano dopo le forzate cessioni di Keita e Biglia qualche settimana fa. Chissà quanti immaginavano che proprio da quelle cessioni dovesse passare la (ri)nascita di Luis Alberto. L’ottimismo e la competenza di Tare e Inzaghi, capaci di infondere fiducia e stimoli con un lavoro finanche psicologico, sono stati fattori determinanti nel processo di crescita e affermazione di quello che l’anno scorso era poco più di uno spaesato ragazzo spagnolo in Erasmus a Roma. L’ottimismo e il talento di Luis Alberto, che si è rimboccato le maniche e ha deciso di prendere per mano questa Lazio, hanno fatto il resto.

Oggi che è tutto più bello è molto più facile voltare lo sguardo indietro e capire che non poteva essere frutto del caso un percorso giovanile che ha fatto tappa alla cantera del Barcellona prima e al Liverpool poi. Ancora una volta – oltre ogni vezzo retorico – l’umiltà e il lavoro quotidiano hanno fatto emergere le capacità reali di un calciatore. Che ora è in pieno controllo di se stesso e del contesto che gli gira attorno, un contesto che sa influenzare con consapevolezza e determinazione. Per questo Luis Alberto sta decidendo i destini della Lazio e da bel giocatore si sta rapidamente evolvendo in giocatore per cui vale la pena pagare il biglietto.

Un post condiviso da S B I A D I T E D (@sbiadited) in data:

Il più bello del reame

Questa è l’ora del Poeta, dicevamo. L’ora in cui bisogna ridefinire il concetto di ‘periodo d’oro’ e spostare un po’ più in su l’asticella delle pretese. Luis Alberto sta letteralmente insegnando calcio ad ogni appuntamento. Gli riesce tutto con naturalezza. Arriveranno tempi meno brillanti, è inevitabile, ma gli saranno perdonati (inevitabile anche questo). Ma il presente è questo, e il presente dice che lo spagnolo è fonte inesauribile di qualità. Il giocatore di movimento più utilizzato da Inzaghi si sta rivelando uno stakanovista imprescindibile. La sorpresa più piacevole di questa prima parte di stagione è anche uno dei più forti giocatori del campionato. Oggi come oggi nessuno come lui alla Lazio (e pochissimi altri in generale) riesce a esercitare allo stesso tempo un dominio tecnico, tattico ed estetico sulle partite. In più, da non sottovalutare affatto l’aspetto fisico: Luis Alberto è cresciuto tanto anche dal punto di vista del rendimento atletico nei 90 minuti e non è più il giocatore compassato con isolati lampi di genio che avevamo intravisto la scorsa stagione.

From Genoa…

…to Genoa with love

Luis Alberto ha messo in piedi un regno e lo sta consolidando con pennellate d’autore. Un regno illuminato, grazie al quale sta concretamente contribuendo a determinare un cambiamento nel modo di giocare stesso della Lazio: diretto e reattivo l’anno scorso, il cui fulcro della fase offensiva veniva prevalentemente dalle fasce; più ragionato e posizionale quest’anno, con un baricentro di gioco spostato prevalentemente al centro. In questo senso il numero 18 è il grimaldello tattico fondamentale. Corre, assiste, punge. Un giocatore di possesso nel solco della migliore scuola iberica (e non a caso il CT Lopetegui lo sta seguendo con estrema attenzione), con i colpi del Diez in una mente da 8.

Un post condiviso da S B I A D I T E D (@sbiadited) in data:

Un regno quasi inaspettato, che si fa convenzionalmente cominciare nella grande notte di Supercoppa ma che ha mostrato lampi preconizzanti già a partire dalla scorsa primavera e lungo tutto il ritiro estivo. Perché lo spagnolo ex Depor ci ha messo un po’ a staccarsi di dosso l’impropria etichetta di ‘nuovo Candreva’, dovendo nel frattempo fare i conti con le asprezze tattiche della Serie A e con una formazione titolare che non gli lasciava spazio. E a proposito di spazi, starà a Inzaghi fra poco trovare quelli giusti ai magnifici 5, assodato il fatto che questo 3-5-2 sta viaggiando bene e Luis Alberto dentro ancora meglio. Dalla sua il 25enne andaluso ha una duttilità tattica non indifferente. Sa impostare la manovra sia abbassando il raggio d’azione sulla linea mediana che agendo più avanti da mezzala di possesso/trequartista mobile. Il mister lo ha spesso provato da regista puro questa estate, Luis ha risposto presente e ha raddoppiato, diventando di fatto un playmaker a tutto campo. L’istinto associativo, poi, lo porta ad avere una connessione speciale con gente che parla la sua stessa lingua. Dialoghi ravvicinati con Milinkovic, filtranti verticali abbacinanti per precisione e velocità d’esecuzione a servire nello spazio Immobile: classe, rapidità e potenza sono i tre lati che fanno funzionare questo triangolo delle meraviglie.

Un regno di bellezza, quello ormai instaurato da Luis Alberto. Bellezza e silenzio. Due valori, due segnali di Qualità. La stessa qualità che si porta appresso il numero 18 per tutto il campo, con quel passo cadenzato, elegante, incessante eppure sempre lucido. La luce più luminosa e poetica della squadra esce dai suoi piedi adesso, alla continua ricerca della migliore zolla da cui smistare palloni e dare supporto ai compagni. Esteta ramingo con innata passione per la rifinitura ha un calcio pulito, secco, che utilizza spesso per lanciare lungo, meno di quanto dovrebbe per tirare in porta. Anche gli angoli e le punizioni sono tornati a essere una minaccia costante per gli avversari se a prendere la rincorsa è Luis Alberto. Che, per inciso, contro il Sassuolo ha messo dentro una delle punizioni più belle mai viste sul prato dell’Olimpico.

Oggi il suo gusto per la giocata sopraffina è un bonus di piacere prodotto da una testa che pensa bel calcio e da un paio di piedi che eseguono con gentile discrezione. Bellezza e silenzio, ancora. Già questo – aldilà di ogni dato statistico – è un regalo che Luis sta concedendo agli spettatori che cercano qualcosa di più di una semplice vittoria.

Non è stato un colpo di fulmine, e forse meglio così dati alcuni precedenti illustri. Ma adesso che Luis Alberto e il popolo laziale si sono imparati a conoscere dopo essersi annusati a lungo, è scoppiato qualcosa di importante e l’augurio è solo quello di una luna di miele lunga e serena. Anche gli estranei se ne sono accorti e proveranno a fermarci, a staccarci, a farci distrarre. Però noi non siamo gelosi, siamo felici. Come quando guardiamo una stella nascere in mezzo a mille altre in un cielo biancoceleste.

Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Laziocrazia.eu © Copyright 2018. All rights reserved.
Close