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Lettera aperta per far tornare Felipe Anderson

Non ho mai amato molto le cose che ritornano. Tipo il minestrone o la pasta riscaldata della domenica sera. O tipo “riproviamoci amore che noi siamo più forti”. Perché la bellezza di una relazione, lunga o breve, sta nel pensare che sia per sempre. E quando finisce quella magia se ne va. Chiaro però che quando ami veramente qualcosa rimane. E io Felipe Anderson l’ho amato veramente. Quello vero intendo non il fratello che a volte scendeva, malvolentieri, in campo. E quindi ora sfumato David Silva, mentre leggo di Giroud o Rodriguez o perfino Thiago Silva, mi chiedo: ma perché non Felipe? Che ok David Silva sarebbe stato davvero un acquisto “alla Cragnotti”, ma inutile piangerci sopra.
Che ok David Silva sarebbe stato la ciliegina su una torta che prima del lockdown era talmente buona che anche senza ciliegina ti saziava.
Che ok David Silva sarebbe stata la parole fine al “lotirchio non spende mai”.
Che ok David Silva ecc ecc però, come direbbero i ragazzini, “ci ha foldato”.
E quindi?
E quindi “better the devil you know”.
Meglio Felipe Anderson. Perché se ne ha voglia fa davvero la differenza.
E la “musichetta della Champions” sono troppi anni che non la sento. E non vedo l’ora.
E quest’anno siamo andati così vicini al sogno di vincere lo scudetto che mi sono abituato a sognare di nuovo.
E in un paese in cui le attività aprono e richiudono, le mascherine servono poi non più o ora servono di nuovo, ma dalle 18, che prima è tutto ok… In un paese così, la mia Lazio ed io ce lo meritiamo di sognare davvero.

(Articolo a cura di Giulio Lenotti)

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