Fujisawa, Giappone. Un ragazzino, di età inferiore ai dieci anni, si trasferisce nella cittadina nipponica per frequentare la prestigiosa scuola Saint Francis e poter coronare il sogno di giocare con il fortissimo estremo difensore Benjamin Price. Quel bambino, che tornando a casa una mattina troverà al suo tavolo un certo Roberto Sedinho, si chiamava Oliver Hutton. Il resto, come sapete, è storia impressa negli annali infantili di tutti noi.
Sarà per questo che, quando vediamo un fantasista indossare la nostra maglia del cuore con il numero 10 impresso a caldo sulla schiena, ci tornano alla mente tanti momenti felici davanti alla TV. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha sognato di ripetere le gesta di Holly con la casacca della propria squadra. Se poi quella divisa è di colore biancoceleste, il tutto assume dei contorni mistici, quasi magici. Perché nessuno di noi – o quasi, visto che il calcetto del mercoledì vale a metà – è riuscito a coronare questo sogno, a dispetto di una serie di giocatori passati dalla Lazio che hanno vissuto quel peso il più delle volte come un punto di partenza.
Questi siamo noi, sia nel bene che nel male, quando pensiamo ad alcuni dei n.10 storici della Lazio
Potremmo raccontarvi di come la numero 10 della Lazio sia simbionticamente legata con top player come Roberto Mancini, Hernan Crespo e Michael Laudrup, così come ha inghiottito calciatori un po’ troppo umorali come Ederson – a cui mandiamo un abbraccio, visto il brutto periodo fortunatamente superato -, Massimo Bonanni e soprattutto Mauro Zarate. Ah, cosa saresti potuto diventare se solo l’avessi voluto…
Sì, stiamo parlando della stessa 10 con cui Igor Protti non arrivò a segnare più di 7 reti in due parentesi con la maglia della Lazio, o con cui Cesar si rese protagonista di diverse sgroppate. Con la medesima maglia Roberto Baronio collezionerà giusto una ventina di presenze in biancoceleste, prima di tornare e prendersi la rivincita nella stagione 2009/2010 a 33 anni compiuti e con lo stesso 33 sulle spalle.
Adesso, alzi la mano chi di voi non ha un ricordo speciale legato alla 10 biancoceleste. Che sia una sforbiciata di Crespo nel 2001/2002, una sventagliata di Dario Marcolin nel 93/94 – ah, se ci fossero stati i meme all’epoca Montolivo sarebbe sconosciuto – o un dribbling del nostro amato Maurito.
E Deki? Beh, lì il nostro cuore si ferma giusto un attimino. Perché proprio con la 10, infatti, Stankovic chiuse la sua ultima stagione con la maglia della Lazio. Impossibile, poi, non risvegliare i fotogrammi sbiaditi con filtro seppia con Vincenzo D’Amico e Mario Frustalupi.
E adesso? I millennials, salvo imprevisti, si ritroveranno a fare i nostri stessi sogni con uno spagnolo pronto ad indossare il numero più importante della storia del calcio. Per chi stesse pensando di fare il simpatico, no: De la Pena non tornerà a giocare e Patric non verrà promosso ad esterno alto tutto estro e fantasia. Sarà Luis Alberto, con tutta probabilità, a raccogliere la recente eredità non proprio fantastica di Felipe Anderson. Non più genio e sregolatezza dunque, ma classe e costanza al servizio del gruppo di Simone Inzaghi.
Bello de mamma, ci piacerebbe vederti con la 10, ma… no.
Certo, magari la storia della 10 laziale non è sempre andata come speravamo. Alcuni di noi avrebbero voluto vedere altri calciatori con l’inconica numerazione tra le spalle: Miro, Miha, Nedved, Sergej, Fiore, Vieri, Signori e Pandev giusto per citarne alcuni. Noi però, siccome siamo alternativi, avremmo voluto vederlo stampato sulle divise di Artipoli – sul suo tesseramento si narra ancora una leggenda metropolitana famosa quanto gli alligatori nelle fogne -, Del Nero, Kakuta, Makinwa, Vignaroli, Leitner, Castroman, Meghni (ah, quanto ci manchi) e il nostro idolo Lucas Correa.
Ciò nonostante, è qui che la realtà si discosta da un universo fatto di campi in pendenza e catapulte infernali. Perché la 10 della Lazio, in realtà, è importante al pari di tanti altri numeri. E siamo certi che non ci serberete rancore se, tra i tanti citati, non abbiamo menzionato qualcuno vicino al vostro cuore. Noi un po’ di malinconia la conserveremo comunque, perché fondamentalmente siamo rimasti gli stessi che, al rientro dalla scuola, sognavano di indossare la 10 biancoceleste seguendo le gesta di Holly Hutton.
