La girandola estiva di nomi accostati alla Lazio è in pieno svolgimento. Volti noti, vecchie glorie, giocatori pronti all’uso, perfetti sconosciuti: il mercato dalle parti di Formello non è mai stato un affare per cuori deboli. Tra le diverse caselle da riempire per dare a Simone Inzaghi una squadra capace di lottare su tre fronti anche il prossimo anno, quella del centrale di difesa sembra avere la priorità nei pensieri di società e tifosi. L’andamento negativo del reparto difensivo durante la scorsa stagione e il doloroso divorzio consumato con de Vrij sono motivi di riflessione importanti in questa delicata fase di costruzione. Per questo, la scelta che Lotito, Tare e Inzaghi dovranno compiere in sinergia da qui a breve sarà di quelle estremamente delicate: chi dovrà comandare la difesa della Lazio nella stagione 2018/2019?
In questo senso, se Acerbi è in questo momento il nome caldo che potrebbe accontentare tutti dal punto di vista del rapporto qualità-esperienza-prezzo, un altro difensore scalpita col sorriso stampato sulle labbra e la maglia della Lazio già addosso. Luiz Felipe Ramos Marchi ha negli occhi la luce di chi vuole prendersi il futuro subito. Il giovane difensore venuto dal nulla dalle serie inferiori brasiliane è reduce da una stagione d’esordio di alti e bassi, nel corso della quale si è già “trasformato” diverse volte: da oggetto misterioso preso chissà per quale recondito motivo a ultimo difensore di scorta da vedere all’opera per una manciata di minuti in qualche interlocutorio turno di Coppa Italia; da giocatorino sorprendente a prospetto interessante; da difensore a tratti brillante a titolare fisso. Il rendimento di Luiz Felipe è stato un continuo crescendo (compresa qualche uscita a vuoto) che gli ha spalancato le porte del campo e gli ha regalato una seconda parte di stagione da protagonista.
Ma quale sarà il prossimo stadio di questa trasformazione? Potrebbe essere davvero lui il centrale difensivo su cui costruire la nuova Lazio?
Perché sì
Esistono almeno tre validi motivi per fidarsi di Luiz Felipe. E no, nessuno di questi ha a che fare col suo nome, che sembra più un omaggio ad alcuni suoi illustri colleghi.
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- Luiz Felipe ha personalità. Lo ha dimostrato sin dal suo esordio, non pagando affatto lo scotto del grande palcoscenico. Lui che veniva da una non facile stagione in prestito alla Salernitana e da qualche partita in patria con la maglia dell’Ituano (serie D brasiliana). Gioca a testa alta, non ha paura di confrontarsi con gli attaccanti più famosi del campionato, ha in nuce ciò che serve per essere un leader vero.
- Luiz Felipe ha la tecnica del difensore moderno. Abilissimo con i piedi, sembra perfettamente a suo agio quando deve impostare la manovra (soprattutto se impiegato centrale in una difesa a 3) o uscire in conduzione palla al piede. In un calcio nel quale si chiede sempre più ai difensori in termini di costruzione e responsabilità con la palla, il numero 27 parte già da un’ottima base individuale.
- Luiz Felipe viene da una scuola importante. Che è quella brasiliana, capace di sfornare negli ultimi anni alcuni tra i maggiori talenti difensivi del panorama internazionale. In questo senso si può notare una certa somiglianza nello stile di gioco espresso dal nostro centrale con quello di giocatori come Thiago Silva (suo grande idolo), David Luiz, Marquinhos. Si tratta perlopiù di alcuni tratti distintivi in comune quali l’abilità nel possesso, la visione di gioco, la lettura delle azioni e la tendenza a difendere in avanti scegliendo spesso la via dell’anticipo. L’idea che un giocatore con queste qualità possa crescere in un contesto attentissimo alla fase difensiva – come quello italiano – non fa che aumentare le aspettative.
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Perché no
Dopo un’annata difficile dal punto di vista del rendimento difensivo generale, non si può fare a meno di tenere in considerazione anche quelle che possono rappresentare delle controindicazioni all'”uso indiscriminato” di un profilo come quello di Luiz Felipe. Eccone di seguito tre, per rendere ancora più agitate le nostre notti estive tra zanzare (!) e mercato (?).
1. Inesperienza. In Serie A ogni minimo errore di disattenzione viene pagato a caro prezzo. La giovane età di un difensore può essere un boomerang a volte: può portare con sé quel carico di incoscienza che ti fa vincere la tensione, ma può anche significare mancanza di mestiere. L’inesperienza a volte è solo la scusa per non far giocare i giovani. Altre volte però assume le sembianze sinistre di un blackout totale e improvviso.
2. Istinto impulsivo. Pur essendo stato sempre tra i migliori in campo ogniqualvolta è stato chiamato in causa, bisogna dire che Luiz Felipe ha mostrato delle piccole lacune nella gestione dei momenti di gioco. Un’entrata che poteva essere risparmiata, un anticipo con un tempo sbagliato, un passaggio superficiale in zona pericolosa: basta poco per rovinare una prestazione con qualche macchia derivante dall’impulsività. Anche qui, la speranza è quella di migliorare nell’inevitabile processo di maturazione in divenire.
3. Curriculum. Quanto conta il background di un giocatore? Quanto è importante farsi le ossa prima di essere realmente fondamentale in una squadra di medio-alta classifica con ambizioni europee? Possiamo tranquillamente affidare le chiavi della difesa a un ragazzo di 21 anni che alle sue spalle ha – al netto di quest’ultima stagione – meno di 20 presenze tra serie D brasiliana e la nostra serie B?
Dubbi e speranze, ce li porteremo dietro per un po’. Una cosa è certa però: qualsiasi sarà il ruolo di Luiz Felipe nella prossima stagione, la Lazio e i suoi tifosi hanno tra le mani un talento da preservare. La nostra responsabilità è quella di incoraggiare questo talento – anche quando gli capiterà di commettere qualche errore – e di non bruciarlo appiccicandogli sopra etichette con eredità da raccogliere o con paragoni da onorare.
La sua responsabilità sarà invece quella di impegnarsi per mantenere la bella promessa che ci ha fatto quest’anno. Solo il tempo ci dirà se Luiz Felipe Ramos Marchi sarà in grado di farlo. Il tempo, sempre lui, ci dirà poi quanto e come il giovane venuto dal nulla diventerà grande.
