Quando segna la Lazio è un momento magico per tutti noi laziali; qualcuno si abbraccia con l’amico con cui sta vedendo la partita, qualcuno urla a più non posso, qualcun altro rimane calmo, chi la vede allo stadio vola quattro file più in basso e chi si trova a casa ne consuma il pavimento di corsa. Insomma, è un momento bellissimo. Se noi lo viviamo così, anche i giocatori non sono da meno e spesso ci regalano esultanze epiche che rimangono alla storia, come queste:
L’inchino di Marcelo Salas
El Matador è stato uno dei più forti marcatori biancocelesti e oltre ad aver regalato alla Lazio una Supercoppa Europea con un goal decisivo, ha stampato nella mente dei laziali un’esultanza particolare e molto significativa. Dopo aver concretizzato un assist dei compagni rallentava la corsa, segno della croce a testimonianza del suo credo religioso e subito in ginocchio, in un inchino da torero che si concludeva con il dito puntato verso l’alto. Una manifestazione iconica e metaforica di se stesso con cui andava a sancire il momento più bello, quello del goal. Nella testa dei suoi tifosi oltre al bel ricordo legato alle sue giocate rimarrà soprattutto quell’esultanza storica, che ora vorremmo imitare inchinandoci a lui in segno di rispetto e ringraziamento per averci dato la possibilità di esultare insieme a un giocatore straordinario come il cileno.
La statua di Mark Bresciano
Non ha lasciato particolari ricordi legati ai suoi minuti spesi in biancoceleste, ma il suo modo di festeggiare dopo un goal ci è sempre piaciuto. Forse perché le sue reti erano inaspettate, forse perché rimanevamo tutti di stucco, non lo sappiamo. Però era bello vedere quell’ossimoro concretizzarsi dopo un goal: ogni giocatore tendeva a fare più casino possibile sbracciandosi e correndo in ogni dove, lui invece si fermava, si pietrificava, quasi fotografando il momento di quella gioia momentanea. Con la Lazio purtroppo lo abbiamo visto più volte muoversi che rimanere immobile (infelice riferimento a chi invece ci fa esultare spesso), segnando infatti una sola rete in Coppa Italia contro il Portogruaro.
Il dito di Chinaglia
Ci sarebbe poco da aggiungere a un gesto simile, l’esultanza di un giocatore che alla Lazio ha dato tanto grazie alla sua bravura in campo e alla sua sfrontatezza caratteriale.
31.03.1974. Derby di Roma, calcio di rigore. Va Long John, rincorsa e tiro sicuro a spiazzare il portiere. Non ci pensa due volte: punta la Curva Sud e alza il dito in segno di vittoria. Il fotografo che scatta la foto che entrerà di diritto nella storia della prima squadra capitolina rivelerà al figlio che in quel momento disse “’Mò andatevela a pijà ‘sta palla”. Non ne avremo mai la conferma su quanto riportato, ma non ci risulta difficile crederci. Un giocatore totale, scomparso 6 anni fa ma che per noi è ancora lì, sotto quella Curva con il dito puntato all’orizzonte.
Aserejè di Corradi e Lopez
Altra manifestazione di felicità che merita di essere menzionata per due giocatori che in campo si intendevano molto bene e, per caratteristiche tecniche, si completavano. Stiamo parlando di Bernardo Corradi e Claudio Lopez che, in un pirotecnico 3-3 contro l’Inter sfoggiano un balletto tanto scoordinato quanto bello da vedere sulle note (immaginarie) del tormentone del tempo “Aserejè”. Precursori di tutte le esultanze con ballo che verranno successivamente ci fanno fantasticare su un possibile arrivo di Gomez a Roma che potrebbe coinvolgere Immobile nella sua Papu Dance.
“Tutto ok” di Miro Klose
E bastava che lui fosse in campo affinché andasse tutto bene, così freddo, così tedesco e così rassicurante in tutta la sua professionalità e la sua classe. Di goal ne ha fatti tanti, sia con la Lazio sia che con le sue altre squadre, Nazionale inclusa. E ogni volta il gesto era sempre lo stesso o, piuttosto, erano due. A inizio carriera il suo atletismo e la sua condizione fisica gli permettevano infatti di completare una capriola in aria, poi sostituita da un più sobrio gesto della mano a indicare “tutto ok”, ho segnato, come al solito, tutto regolare. E quante volte glielo abbiamo visto fare, e quante volte ci capita di farlo nella vita di tutti i giorni, pensando ogni volta, inevitabilmente, a Miro Klose.
La dedica di Firmani
Un goal importante quanto significativo. Fabio Firmani risolve la partita della Lazio all’Olimpico contro un ostico Parma che tiene il risultato fino al 90’, poi una palla in area di rigore, un tiro sporco e la rete che si gonfia piano piano. Molto più veloce, invece, la corsa di Firmani sotto la Nord a cercare quel volto disegnato bianco su nero e steso davanti alla Curva, un abbraccio forte, sentito e ricco di emozioni. Una dedica speciale per Gabriele Sandri, tifoso laziale scomparso tragicamente due settimane prima ma che, come dichiarato dal calciatore biancoceleste, è come se avesse fatto l’assist mettendo quel pallone al centro dell’area.
Esultanza bonus: lo scivolone di Inzaghi
Avete letto bene, non scivolata, ma scivolone. Perché è vero che con la Lazio ha esultato tante volte sia all’interno del terreno di gioco che fuori, ma contro la Dinamo Kiev si è superato da allenatore. La sua Lazio chiude la qualificazione con il goal del 2 a 0 e lui si cimenta in una corsa sfrenata lungo la pista di atletica, corsa che si conclude con una clamorosa perdita di equilibro che lo manda dritto a terra e gambe all’aria. Un’esultanza che rende bene l’idea di quanto Inzaghi senta e viva le partite, e mischia insieme l’esultanza di chi gioca e di chi, come noi, guarda la partita all’esterno del campo.
