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Le 7 caratteristiche dell’Inzaghismo

A quanto pare qualsiasi allenatore che fa benissimo il suo lavoro con una squadra fonda un “-ismo“. Iniziò tutto con il ‘Cholismo‘, quello spirito che Diego Pablo Simeone è riuscito a dare al suo Atletico Madrid. Poi fu il tempo del ‘Contismo‘, dopo le grandi vittorie sulla panchina della Juventus e un grandissimo Europeo con Pellè, Eder e Giaccherini titolari. Infine arrivò il ‘Sarrismo‘, recentemente inserito anche nell’enciclopedia Treccani. Ci sarà mai il tempo dell’Inzaghismo? Questa Lazio potrà essere plasmata da Simone Inzaghi così tanto da essere identificata con il suo allenatore? È già possibile individuare questa fase della Lazio come il periodo di Inzaghi?

D’altronde stiamo parlando di un allenatore che in due anni ha riportato la Lazio a vincere un trofeo, a sfiorare una qualificazione in Champions e una semifinale europea svanite proprio all’ultimo. Quali sarebbero allora le caratteristiche di questo Inzaghismo?

1) ‘Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che non SPIACE’

Prima regola dell’Inzaghismo: se una partita non va come desiderato, SPIACE. Sopratutto per i ragazzi, che ci tenevano tanto. Detto questo, si può partire con la disanima tattica. Ma bisogna sempre ribadire questo concetto. Magari qualcuno può pensare che ai calciatori vada bene così. E invece no, sono loro i primi a dover esser delusi da un tale risultato.

2) Può portare equilibrio solo chi porta il caos

Si sa, nel calcio la duttilità è una dote molto richiesta ai giocatori. Perchè può diventare molto utile ad una squadra avere un giocatore che può essere schierato in più posizioni. E nella Lazio c’è un giocatore che è stato praticamente schierato ovunque. Tranne in porta (ma non lo escludiamo in futuro). Soprattutto perchè è in grado di dare equilibrio a tutta la squadra.

Fa molto ridere sapere che il giocatore in questione è Senad Lulic. L’uomo che combatte la fisica. L’uomo i cui stop sono diventati leggendari. Un calciatore di cui non si capisce mai cosa farà. Ed è proprio per questo che è l’eletto che porterà equilibrio nella Forza.

3) Il 3-5-1-1 è amore, il 3-5-1-1 è vita

Ce ne siamo accorti l’anno scorso. Esiste un modulo preferito da Simone Inzaghi? Forse. Ma non ne siamo ancora sicuri sicuri. Con il 3-5-1-1 abbiamo assistito non ad una squadra, ma ad una macchina da gol. Anche per gli avversari. Ma soprattutto segnati dalla Lazio.

Non esistevano infortuni, squalifiche o giocatori adatti ad altri moduli. Erano i giocatori ad adattarsi al modulo e al gioco, non viceversa.

4) Non avrai altro difensore all’infuori di Wallace

Il grande problema della difesa laziale sembra essere il terzo di destra. In teoria il titolare sembra essere diventato Luiz Felipe, ma adesso che è infortunato? Incredibilmente, il suo posto lo prende Wallace. Non Cacerés, che ha fatto un mondiale strepitoso. Non Bastos, perché…in effetti, se la giocano, loro due. No. Sempre e solo il buon Fortuna Wallace.

95'. Il nostro eroe si pietrifica in area di rigore. Serviranno le sfere del drago per sbloccarlo? 🐉🔴🔴🔴🔴🔴🔴🔴

Pubblicato da Top&Flop Lazio su Martedì 18 settembre 2018

Però dai, contro Cristiano Ronaldo è stato bravissimo. Un po’ meno contro Caputo eh, ma dai, alla fine abbiamo vinto lo stesso.

5) Il VAR non esiste, Giacomelli non esiste

Qualcuno ha detto VAR? Non esiste una cosa del genere. Una tecnologia che limiti gli errori arbitrali, intervenendo prontamente evitando che si commettano degli sbagli che falsano il risultato della partita. L’abbiamo visto l’anno scorso, no? Non dite mai la parola ‘VAR’ di fronte a Simone Inzaghi, potrebbe reagire malino.

6) Niente fraseggio, si va in avanti

L’abbiamo ammirata l’anno scorso. Bella, bella, bella. Una Lazio magnifica, con il calcio migliore di Italia: fraseggi stretti, gioco in verticale e di prima, scambi ravvicinati tra tutti i giocatori. Il fraseggio orientato solo in verticale, con un mix perfetto tra verticalizzazioni improvvise e azioni di stampo rugbistico: passaggio in orizzontale solamente se favorisce la corsa in avanti del ricevente.

Probabilmente il primo tempo dello scorso Bologna-Lazio è stata la massima espressione del gioco corale della Lazio di Inzaghi, e dell’Inzaghismo:

7) Giovani solo se italiani

La Lazio soffre cronicamente di una rosa poco profonda. Ma poco poco. Talmente poco che da due stagioni Simone Inzaghi fa costante affidamento sui giovani più promettenti della Primavera. Giovani che conosce benissimo, vista tutta la sua trafila nelle giovanili biancocelesti da allenatore.

E allora, in caso di necessità: spazio ai giovani. Senza alcun timore. E venendo subito ripagati. Lombardi segna al suo debutto, Murgia porta in bacheca una Supercoppa e diventa sempre più il primo (a volte anche unico) ricambio a centrocampo. Debuttano anche Crecco, Palombi, Rossi, Miceli addirittura da minorenne gioca in Europa League. Per non parlare poi della crescita enorme che hanno avuto Strakosha e Luiz Felipe una volta  che hanno avuto la possibilità di giocare titolari.

Però questa regola vale solo per i giocatori italiani eh. I portoghesini Bruno Jordao e Pedro Neto? Chi sono? Giocano nella Lazio? Sicuri sicuri sicuri?

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