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Lazio ‘Til I Die

Riconoscersi nel Sunderland, in quei tifosi, è stato troppo semplice. Sunderland ‘Til I Die è un capolavoro drammatico di un popolo e una città che respira letteralmente calcio. La vita di chi nasce a Sunderland corre – e spesso inciampa – di pari passo con i Black Cats, in una tragicità epica catturata alla perfezione da Netfilx. Insomma, guardatevi la serie. Poi capirete perchè associare la Lazio a quel mondo, distante più di duemila kilometri, è quanto di più facile ci possa essere.

Il derby

Sabato abbiamo dominato il derby. Nel momento più duro della stagione, dopo mesi in cui segnare era diventata un’impresa al pari di vincere un big match o salire due scalini senza far partire qualche adduttore. Tre a zero. Quando la Lazio è chiamata alla partita del destino, del dentro o fuori che sia dalla Champions o dalla storia del calcio, risorge. Aquila che diventa fenice. Godiamo nella difficoltà, ci esalta e ci rende invincibili. Il forfait di Immobile era un chiaro segnale che li avremmo spaccati. Il gol di Caicedo nient’altro che la conferma.

Sofferenza è appartenza

Lo status symbol del laziale è la sua sofferenza. Tutti i giorni. In una città che ci appartiene ma da cui chiunque cerca di allontanarci, appropriandosi del nome, simboli e colori, per sentirsi parte di qualcosa. Facile da vedere quanto superficiale. La Lazio è altro. Non abbiamo bisogno di nulla se non del nostro essere laziali per mostrarci fieri. La Lazio forgia il carattere di chi ha scelto, rendendolo immune ad ogni sconfitta, ogni tentativo di minimizzare la sua grandezza e ogni insulto di chi non ha i mezzi per capire cosa significhi soffrire e dunque essere laziali.

“La Lazio non è una squadra di calcio, la Lazio ti entra dentro, ti cattura, è lei che ti sceglie. E come i giovani figli di Sparta attrae a sé solo chi è disposto a soffrire, perché quando c’è la Lazio di mezzo non c’è mai nulla di facile” (Felice Pulici)

La storia

Lo racconta lei. La storia. Perchè leggi Lazio e dici tradimenti, rabbia e poi immenso amore. Fino alla morte 60.000 laziali hanno accompagnato la squadra, nell’ultimo atto di un’annata pazzesca, incarnazione perfetta della miticità di tutto il male e il bene di questi colori. Non c’è nient’altro che possa spiegare cosa sia la Lazio, se non quello stadio e quel gol di Fiorini. Vincere lo scudetto – in quel modo – tredici anni dopo nel diluvio perugino è il naturale proseguo di un copione scolpito nel 1900. ‘Til I Die per toccare il punto più basso e poi tornare tra i mortali con la fede e con l’ardore di chi ha guardato negli occhi l’abisso, e non può di certo aver paura della luce.

Anche perchè non c’è niente di più biancoceleste.

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La maglia

Unico baluardo di lazialità. La Lazio adotta tutti ma non è di nessuno. Eroi e campioni che hanno fatto grande il bianco e il celeste sono a loro volta divenuti immortali grazie alla Lazio. Associare i nostri colori a qualcuno o qualcosa che possa rubarne la scena è impossibile – persino per chi ha fondato questa Società – perchè la Lazio è. Chi le ha dato vita lo ha fatto con la consapevolezza di donarla a noi, e non solo a Roma. Partendo dal nome, atto a superare i limiti e le costrizioni di una città grande ma non abbastanza, fino ai colori della Grecia e quindi dello sport.

La polisportiva più antica e grande d’Europa.

La Lazio e il Sunderland

La serie parte con il presupposto di raccontare l’anno della risalita in Premier League dei Black Cats, dopo la retrocessione della stagione precedente. Con il passare degli episodi l’entusiasmo cala e la squadra inizia a navigare nei bassifondi della B inglese, in cui verrà inesorabilmente risucchiata fino ad un nuovo fallimento, è Serie C.

I tradimenti dei giocatori più rappresentativi, la rabbia e l’immenso amore dei tifosi biancorossi accompagneranno tutta la stagione del Sunderland. Che non verrà mai lasciato solo.

Quest’anno in terza serie le presenze allo stadio sono aumentate, così, per dire.

Nonostante una doppia retrocessione dalla Premier League alla League One, i tifosi del Sunderland non hanno MAI fatto…

Pubblicato da Il Calcio Inglese su Domenica 23 dicembre 2018

Una fede superficiale, fondata su banderuole e sulla facilità nell’ottenere visibilità e risultati, non potrebbe resistere a certi terremoti. Chi tifa Lazio e chi tifa Sunderland sa bene che faccia abbia la “morte”. L’ha vissuta e toccata con mano, nel 1927 quando saresti dovuto sparire nella fusione dei tuoi valori più puri. Nel ’74 quando, dopo il tuo primo grande trionfo, la morte – quella vera – è venuta a bussare portandosi via prima il condottiero e poi l’angelo biondo artefici di quel successo, come a saldare il conto con il destino. L’hai vissuta negli anni di B, di calcioscommesse, di salvezze impossibili, nell’incubo fallimento dopo i tuoi anni migliori.

I tifosi del Sunderland dopo due retrocessioni consecutive, sono ancora lì, immortali. La Lazio, i laziali, dopo 119 anni di passione e sofferenza, sono ancora qua. Immortali. Potremmo anche essere in via d’estinzione, ma la morte non ci fa paura.

Lazio fino alla morte. Lazio ‘Til I Die.

 

 

 

 

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