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Lazio-Spal: Alla ricerca del tempo perduto

“Ogni sera, forse, mettendoci a dormire, accettiamo il rischio di vivere dolori che consideriamo come inesistenti”

Scriveva così, Marcel Proust, all’interno della sua celebre opera: “Alla ricerca del tempo perduto”.

È passato più di un secolo dalla pubblicazione del romanzo, eppure, ad oggi nella mente dei tifosi della Lazio, queste parole scorrono come Lukaku sulla fascia.

Chi tifa Lazio sa, per principio, che la squadra è capace di vincere in Supercoppa contro la Juventus e allo stesso tempo di pareggiare amaramente, alla prima di campionato, contro la Spal.
La neopromossa non ha solo ostacolato la Lazio ma ha fatto perdere, nei tifosi e negli osservatori, la “Joie de vivre” come direbbe Émile Zola o Basta in dopo sbronza. Continue perdite di tempo dettate da lunghi, lunghissimi rinvii del portiere e dai continui crampi dei giocatori “biancoazzurri” soccorsi anche da un eroico Radu.

La Lazio ha creato tanto quanto una sessione d’esame estiva eppure vi erano tutti i presupposti per cominciare bene: un Luigi Alberto in forma smagliante, un Immobile spronato dai gol messi a segno contro la Juventus e soprattutto la carica.
La carica? Ebbene sì, una prestazione come quella della Supercoppa, meritava un sequel. I tifosi biancocelesti si sono dunque ritrovati nella situazione della prima stagione con numerose domande e poche risposte, visto che i creatori della serie: “Lazio: dalla Supercoppa allo Scudetto” hanno deciso di cancellare la serie. 

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No. Perché chi tifa Lazio, non tifa per una squadra costante o sempre competitiva, chi tifa Lazio, tifa per la fisica teorica: della serie, sarebbe bello ma non si può fare. C’è chi si scaglia contro il mancato rafforzamento della squadra, chi biasima Inzaghi per aver cominciato il campionato senza Lucas Leiva e Felipe Anderson, chi da laureato in psicologia crede che sia un trauma post-supercoppa e chi, come tanti altri, crede che dopotutto la Lazio è tutto ciò che crea aspettative ma poi non le realizza. Un po’ come la neve a Roma, due fiocchi di numero e gli studenti diventano incredibili esperti di meteorologia a costo di non frequentare le lezioni. Mezz’ora più tardi, come sempre, piove.

Mio zio da anni suggerisce che l’inizio col pareggio, il cosiddetto da lui “inizio all’inglese”, è alla base di un ottima partenza. Eppure sono anni che cominciando così, si finisce ottavi. Un plauso personale, al portiere della Spal, che questa sera vi potrà dire il numero esatto di spettatori, posti a sedere e piccioni che volavano fra le tribune.

Senza divagare troppo torniamo a Proust: ebbene, egli affermava che “ogni sera, forse, mettendoci a dormire, accettiamo il rischio di vivere dolori che consideriamo come inesistenti”, sicuramente i Laziali ne sanno qualcosa e per loro, non sono e non saranno mai inesistenti.

Riccardo Piazza

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