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Lazio-Inter, una sofferenza condivisa tra spalti e divano

IL PRE-PARTITA DI LAZIO-INTER

Il laziale allo stadio

È da una settimana intera che non dormo e finalmente stasera posso avere una risposta alla domanda che mi pongo da un anno (no, non è se Patric è biondo naturale o tinto) ma: la Lazio andrà in Champions? Mi hanno detto che sono laziale e che quindi dovevo aspettarmi di soffrire fino all’ultimo ma io con l’Atalanta ci speravo, e pure con il Crotone. Ma sì, sono laziale. E allora dopo una domenica passata sul letto a fissare il soffitto e a immaginare gli scenari più variegati come un goal di Di Gennaro al novantesimo o un pallonetto di Caicedo finalmente riuscito mi appresto ad andare allo stadio. L’aria è quella delle grandi occasioni e Ponte Milvio è tutto bianco e celeste, perfino i trapizzini e le birre sembrano aver cambiato colore, ma fortunatamente sono buoni come sempre. O forse no, sono più amari. Ma lì per lì non ci pensi e tiri dritto per il Lungotevere Maresciallo Diaz insieme alla folla laziale che già canta e ti fa sentire dentro allo stadio, pure se in realtà il campo non si vede (va bene che c’è la pista di atletica, ma mica me la ricordavo così lunga). E poi è un attimo che mi ritrovo tra sciarpate, bandiere, gente che prega e incrocio gli sguardi degli altri tifosi, dei soliti compagni di stadio che sono più preoccupati del solito. Ma dentro è tutto così laziale, e ti sembra di essere a casa, sul divano.

Il laziale a casa, sul divano

A Crotone si pareggia 2-2 e parte il fatalismo. Ma siamo la Lazio, ma ti pare che potevamo risolvere tutto con una giornata d’anticipo. Sarebbe tutto troppo bello, troppo facile. Anche se in effetti ce la meritiamo di più noi ‘sta Champions, dai, l’Inter ha perso col Sassuolo. Il Var, i torti, Salisburgo, le Scarpe d’oro, e datece ‘sta Champions. È già domenica? Ma de Vrij gioca, ma siamo matti? Complotti e doppi giochi, venite a noi. Anche se dove ci presentiamo senza de Vrij? Ma Badstuber ha rinnovato? Ma sarà una Weiss o una Pilsner? Ah, Luis Alberto e Parolo non ce la fanno? Che problema c’è, l’importante è che non parta titolare Caicedo. Ma Onazi c’è?

Amore per te💙🦅

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LA PARTITA

Il laziale allo stadio

Fischio dell’arbitro e si inizia e lo stadio è una bolgia, la coreografia è imponente e siamo tutti in piedi a fissare il pallone come convinti che guardandolo possa subire chissà quale forza di gravità per avvicinarsi da solo alla porta avversaria. Che poi è un po’ quello che succede al goal di Marusic. O di Perisic. O di Marisic. Insomma, in quel momento in cui siamo finiti tutti due file più avanti in braccio a qualche sconosciuto. Proprio come D’Ambrosio è finito in braccio a Strakosha e in un attimo, senza nemmeno avvertire, ci ha fatto dire “Ecco, e te pareva”. Poi la partita diventa un susseguirsi di emozioni: un goal di Felipe che sembra riscattare una stagione di polemiche, uno stadio che finalmente si fa vedere completamente pieno con il solo grido di “FORZA LAZIO CARICA”, i timpani che mi salutano e mi danno appuntamento direttamente all’anno prossimo e il cervello che invece continua a ripetere “sei della Lazio dai, lo sai, ti bastano quattro minuti per perdere la partita”. E allora non faccio nemmeno in tempo a chiedere a quello dietro se è Bastos o Wallace quello che si sta scaldando che succede di tutto. De Vrij che procura un rigore all’Inter e gli vengono gridate cose che è meglio non ripetere, Lulic che si fa cacciare e abbandona lo stadio insieme alle speranze dei laziali.

Il laziale a casa

Fischio d’inizio, a tavola è pronta la cena. E chi mangia, figurati. La parte romanista di casa prova a confinarmi a vedere lo spareggio Champions su un insulso tablet per lasciare l’onore del televisore ad una mirabolante Sassuolo-Roma, questione mai sorta e risolta da uno sguardo omicida. Intanto Marusic tira in faccia a Perisic e siamo in vantaggio. Non esulto più di tanto, per rispetto dei vicini interisti che sento mugugnare ad alta voce. Urlo solo un po’.
Poi segna D’Ambrosio, rendendo il tabellino ancora più triste e i nostri stomaci ancora più contorti. I vicini interisti non mi rispettano molto, ma neanche Felipe Anderson rispetta loro. Anzi, li tratta proprio male. Nel secondo tempo esce Immobile, una nube nera si addensa sul divano. Anche perché la fame ha avuto la meglio ed ho toccato una fetta di pane che stava sulla tavola. La magia si rompe, i complottisti brindano: de Vrij ha fatto la frittata. Lulic ci mette un po’ di pepe sopra, tanto per gradire. Intanto la partita si avvia verso l’epilogo più scontato e fatalmente già scritto, quello che ogni laziale a quanto pare aveva già pronosticato settimane prima. Vecino Vecino, suave suavecito. Gli interisti di sopra non si tengono più, dice che sono in Champions League. Resto solo con il mio divano, la musica fastidiosa dell’Europa League che mi risuona nelle orecchie.

IL POST-PARTITA

Il laziale allo stadio

Lo stadio inizia a svuotarsi. Quello spettacolo biancoceleste sulle tribune adesso è più silenzioso e i seggiolini blu ora sembrano grigi. Salgo gli ultimi gradini per arrivare all’uscita, poi mi giro e guardo quello stadio un’ultima volta. Rivedo le immagini di una stagione di sofferenze, gioie, speranze, esultanze che si sovrappongono, e poi mi scappa un sorriso. Perché non ci giocheremo la Champions come volevamo, non ci giocheremo la finale di Coppa Italia come volevamo, non ci giocheremo la semifinale di Europa League come volevamo, ma in fondo ce lo aspettavamo, ma soprattutto siamo laziali e in serate come queste lo siamo ancora di più. Quello stadio pieno è la Lazio, quei cori dei 70.000 tifosi uniti sono la Lazio, quella squadra che, nonostante perda la partita, combatte fino alla fine e ci fa sognare, sempre, è la Lazio. Ah, e anche quel trapizzino e quella birra più amari del solito lo sono.

Il laziale a casa

Il day after comincia nella speranza di un cavillo legale che faccia giustizia. Non c’è giustizia a questo mondo, non ci sono neanche i Mondiali, Madonna che estate si prospetta. Ricordi vaghi di de Vrij che piange, sui social partono gli sfottò ma tanto tornano in voga Coppe in faccia e zero tituli. Un lunedì mesto, che si trascina un po’, in cui già cominciano a girare le voci di mercato: se ne vanno tutti, già vediamo Luiz Felipe attenzionato dall’Inter, levatece st’Inter da davanti che facciamo un macello. Il tempo lenisce, la ferita brucia ma un po’ meno, ci stringiamo tutti un po’. Non giocheremo in Champions ma siamo comunque sempre fortunati, dopotutto siamo nati a Roma, c’era la possibilità di ritrovarsi sulla sponda sbagliata e finire a guardare le partite sul tablet. Oppure potevamo nascere al piano di sopra, in Champions ma senza un’identità. Il tempo passerà e attenuerà la delusione, l’occhio della tigre è già tornato. Siamo laziali, siamo passati davanti alla stessa situazione con l’Udinese dall’altra parte. L’Udinese, ragazzi. Figuratevi se ci spaventiamo. Dateci la prossima stagione, che se la magnamo.

⚪️🔵 Always at your side! #CMonEagles 🦅

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