Se all’inizio della competizione, nel girone K, la Lazio ha cavalcato la linea Maginot sfondando negli stati cuscinetto di Belgio e Olanda, attaccando senza pietà il Vitesse e lo Zulte, per poi invadere direttamente la Francia del generale De Favre, non c’erano dubbi che nei sedicesimi e negli ottavi di finale di Europa League la squadra capitolina incontrasse rispettivamente la Romania e poi l’Ucraina, ex territori dell’Unione Sovietica. Se dovessimo passare il turno, sapremmo già che lo Zenit di Nikita Mancini sarà il prossimo avversario. Ma per adesso è tempo di Lazio-Dinamo Kiev.
Tra la gara di andata e quella di ritorno contro la Steaua, i ragazzi di Inzaghi hanno segnato ben cinque volte contro la squadra Bucarest, che probabilmente si meritava di subire altri quindici gol visto che “non eravamo superiori” a detta di qualcuno che per rispetto non citiamo (coff, Becali, coff). Ora si prepara l’arrembaggio in Ucraina contro la Dinamo Kiev, la squadra che ha eliminato l’AEK Atene grazie al gol segnato in casa della squadra greca.
Lazio-Dinamo Kiev: ancora tu… ma non dovevamo vederci più?
Non sarà la prima volta visto che i due team si sono affrontati già nel settembre e nel novembre della meravigliosa stagione 99/00. Secondo Scudetto, terza Coppa Italia, prima ed unica Supercoppa europea vinta contro il Manchester United di Ferguson. Le punizioni di Mihajlovic, i contrasti di Nesta, i cori per Simeone, i tacchi di Mancini i gol di Salas e Inzaghi.
Tornando al confronto, il 22 settembre del ’99 andò in scena Lazio-Dinamo Kiev nei gironi di Champions League e i biancocelesti giocarono l’andata in casa, vincendo 2-1 con gol di Salas e Negro. Al ritorno finì sempre con i tre punti conquistati dalla Lazio grazie all’autogol del difensore Mamedov.
Era una Lazio diversa, una di quelle che faceva innamorare, una di quelle che la rivoluzione la portava in Unione Sovietica come nei cuori della gente. Forse sto divagando o forse stiamo ancora immaginando i capelli di Nesta al vento.
“Poteva andare peggio”
E insomma, sarà Lazio-Dinamo Kiev.Nonno dice che poteva andare peggio, visto che il Milan dopo le vittorie in scioltezza contro squadre di caratura mediocre, se la giocherà con l’Arsenal. Fra le squadre che lo stesso mister biancoceleste voleva evitare, la Dinamo non compare nella lista, così come non compare in quella dei giocatori che hanno parlato post Bucarest. Eppure, come ogni partita di questa stravagante competizione, sottovalutare l’avversario è la prima causa di sconfitta.
Il Dortmund fino a dieci minuti dal termine della partita perdeva con l’Atalanta, il Nizza subisce quattro reti dalla Lokomotiv, il Napoli esce contro il Lipsia così come la Real Sociedad contro il Salisburgo. In definitiva la regola della competizione è quella del vecchio saggio: “Se di scioltezza tu metti troppa, in tempo breve fuori dalla coppa“.
L’errore madornale
Se la tensione con lo/la/li Steaua era a livelli così intensi da porre un cappello sulla testa fumante dell’allenatore della Lazio, ecco che il direttore generale della Dinamo Kiev, Chokhonelidze (Wikipedia dice che si scrive così), post Nyon compie l’errore madornale.
Durante la sua dichiarazione, non può non parlare dei risultati della Lazio e del suo allenatore Pippo. Pippo?! Pippo?! Solo nominandolo, Simone ha dovuto richiamate il team di psicologi di Anderson per un consulto immediato.
Nonostante gli ottimi risultati del Venezia allenata dal fratello, noi non vorremmo mai sostituire l’allenatore che a fine partita abbraccia Anderson, scherza con Ciro, saluta la moglie e stringe il pugno, sorridendo alla Nord.
