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Laziali medievali – Salimbene da Parma

Se vi facessimo il nome di Salimbene da Parma, così su due piedi, probabilmente molti di voi storcerebbero il naso. Juan Sebastián da Parma lo conoscono tutti, anche Hernán da Parma, per non parlare di Fabio o di Gianluigi; Salimbene invece ha bisogno di qualche presentazione in più.

Salimbene de Adam da Parma, malgrado il nome da trequartista brasiliano, non è stato un calciatore ma un frate francescano vissuto in Italia nel Tredicesimo secolo, giusto qualche anno prima della nascita del football. Ma non troppo eh, appena due secoli prima dell’invenzione del calcio storico fiorentino.

Questa breve introduzione di certo non è sufficiente per rispondere alla domanda che vi ronza per la testa in questo momento, ovvero “Cosa diavolo c’entra questo tizio con la Lazio?”.
La risposta è da ricercare in una conferenza di qualche anno fa del professor Alessandro Barbero, saggista e tra gli storici italiani più importanti, nonché divulgatore eccezionale, tenutasi durante l’edizione del 2011 del Festival della Mente di Sarzana.
La prima delle tre conferenze intitolate “Come pensava un uomo del Medioevo?” era dedicata proprio a Salimbene, la seconda al mercante Dino Compagni e la terza al cavaliere Jean de Joinville.

Tre conferenze incredibili, impeccabili, anche se il professore ha tralasciato, forse per motivi di tempo, un dettaglio ai nostri occhi fondamentale: tutti e tre i personaggi sopracitati erano sicuramente laziali.

Salimbene da Parma, un frate medievale tifoso della Lazio

 

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Barbero ci presenta Salimbene da Parma come un uomo dalla cultura straordinaria e dalla capacità mnemonica sbalorditiva (come tutti i frati del periodo, che avevano la necessità di ricordare a memoria libri interi, la Bibbia su tutti).
Inoltre egli, come tutto il clero, credeva in un mondo ordinato e perfetto perché consegnato così dall’alto, cioè da Dio all’uomo, al termine di ogni sessione di calciomercato.
Salimbene era anche un predicatore, ovvero aveva il compito di chiarire i dubbi dei fedeli, e per farlo era chiamato a “sfidare” altri intellettuali in discorsi aperti al pubblico in cui ricorreva spessissimo alle citazioni in latino (esatto, come qualcuno di nostra conoscenza).

Insomma Salimbene è chiaramente un convinto lotitiano ante litteram, o quantomeno il classico laziale ottimista. Quello che sottolinea in qualsiasi discussione pubblica, che sia al bar o quando chiama alle radio romane, la sua cieca fiducia nella società.
Qualsiasi acquisto della Lazio che non conosce per lui è “un altro colpo alla Tare”.
Magari se sente qualcuno esprimere una qualsiasi critica lo taccia di essere romanista, o comunque non laziale.

Ciò emerge chiaramente al minuto 19:27 (sarà un caso?) del video qui sopra. “C’era un frate che conosco a cui hanno portato un indemoniato. Un borghese, romano, un tifoso, che secondo tutti si professava laziale senza esserlo davvero. Il frate gli si mette davanti e dice: <<Beh però bisogna controllare perché non è mica detto che sia sempre così eh, bisogna vedere se davvero questo tifa Roma come dite oppure è soltanto un laziale che non la pensa come noi riguardo all’eccellente lavoro della società sul mercato>>.

E poi aggiunge: <<Tifoso, se veramente non sei della Roma dimmi cosa ne pensi degli acquisti della Lazio di quest’anno>>. E il tifoso inizia a parlare del calciomercato della Lazio, sostenendo che secondo lui la società non ha investito abbastanza nelle alternative ai titolari, argomentando che serviva un altro attaccante e che Caicedo e Adekanye non sono abbastanza per lottare per la Champions. Allora il frate gli risponde: <<Ma non farmi ridere! E tu saresti della Lazio? Ma vai a tifa’ Juve va’! Perché, la Roma chi ha comprato?>>”.

Anche a Salimbene, come ai laziali del ventunesimo secolo, i romanisti non stanno molto simpatici. Egli stesso li definisce in un latino medievaleggiante “homines caccarelli et merdazzoli”, al minuto 53:53.

Interessante poi il passaggio al minuto 9:35, quando il professore ci spiega che, per un frate del Duecento, la Bibbia oltre a spiegare come bisogna comportarsi in ogni situazione è anche in grado di prevedere il futuro, attraverso un complicato sistema di interpretazioni. Lo stesso sistema di interpretazioni che lo ha portato a prevedere la nascita della Lazio e a diventarne tifoso.

via GIPHY

La conferenza di Barbero procede illustrando altri aspetti della personalità di Salimbene che emergono dalla sua opera più importante, la sua Cronaca di oltre novecento pagine, non menzionando minimamente la chiarissima fede biancoceleste del frate.

Insomma, questa grave mancanza nei suoi confronti ci ha spinti a presentarvi Salimbene da Parma e la sua lazialità, per sottolineare come tra laziali di epoche diverse in fondo ci siano sempre dei tratti in comune, anche a distanza di otto secoli.

 

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