Search

L’arsenale offensivo della Lazio

Partiamo dai numeri.

La Lazio è attualmente il secondo miglior attacco del campionato con 60 gol all’attivo (-10 dall’Atalanta prima e + 9 dalla Roma terza). Notevole anche il numero di expected goals prodotti finora: 50.76 (il terzo dato più alto del campionato). Ciò sta a significare che, al netto di un margine importante di over-performing (la Lazio ha fatto praticamente 9 gol in più rispetto a quelli che ci si poteva aspettare), nel complesso la produzione offensiva della squadra si è caratterizzata per quantità e qualità di grande impatto.

Ma se i fattori determinanti di questa ascesa numerica e di classifica possono essere facilmente individuati in aspetti quali: la qualità della rosa, il lavoro di Inzaghi (che va avanti ormai da 4 anni e porta con sé quindi un mirabile rodaggio dei meccanismi di gioco) e, dulcis in fundo, un Ciro Immobile in formato cannibale, c’è un altro aspetto da tenere in seria considerazione, meno appariscente forse ma di estrema efficacia.

Quanti modi per attaccare

Ciò che colpisce di più vedendo la Lazio giocare e che fa realmente la differenza in campo è la varietà di soluzioni che ha a disposizione questa squadra in fase di possesso.

Analizziamo da vicino quelle più riconoscibili.

Possesso ragionato e tecnica nello stretto

Siamo a novembre 2019, la Lazio ha inaugurato da poco la sua meravigliosa striscia di vittorie consecutive (quella contro i giallorossi salentini sarà la quarta). Alla mezz’ora di gioco il vantaggio della squadra di Inzaghi è un concentrato di qualità a tutto campo. L’azione offensiva si sviluppa inizialmente da destra, con Lazzari che prima minaccia il fondo e poi, non vedendo soluzioni pericolose in area di rigore, ci ripensa e torna indietro su Milinkovic.

Da segnalare a questo punto la presenza di ben 5 giocatori biancocelesti oltre la linea della palla a coprire in ampiezza l’ultimo terzo di campo.

Da notare le posizioni invertite di Immobile e Luis Alberto, a dimostrazione della interscambiabilità dei ruoli offensivi

Milinkovic porta palla accentrandosi, ma non vedendo sbocchi puliti è costretto di sinistro a tornare indietro addirittura su Luiz Felipe, che nel frattempo si è alzato fin dopo il cerchio di centrocampo: l’azione della Lazio a questo punto sembra destinata a svanire. In realtà il difensore brasiliano fa una cosa intelligente che crea scompenso alla struttura posizionale avversaria: avanza palla al piede permettendo ai suoi compagni davanti di fare movimenti di riassetto. E infatti…


L’uomo che si è liberato è quello più pericoloso in quella zona di campo e con quello spazio davanti

Il resto è frutto, in primis, di un chiaro errore di ripiegamento da parte dei difensori del Lecce, i quali lasciano libero di ricevere Correa guardando soltanto il pallone. E poi della tecnica nello stretto di due giocatori sopraffini come Luis Alberto (assist di esterno a rubare un tempo agli avversari) e il Tucu (controllo orientato e tiro immediato) che coronano col gol un’azione che ha coinvolto direttamente 5 giocatori.

Transizioni rapide e verticalizzazioni a palla scoperta

Situazione di gioco quasi opposta a quella appena analizzata si era materializzata appena una settimana prima a San Siro contro il Milan. Qui infatti la Lazio, sul risultato in parità, parte da una posizione di difesa nella propria area di rigore e organizza una transizione che si rivelerà letale.

Bastos lancia lungo in avanti a liberare il gioco, in questo momento ci sono 4 giocatori del Milan che scappano all’indietro e il solo Correa – con Luis Alberto una decina di metri più indietro sulla sua stessa linea – a mettere pressione.

Non sembrano esserci i presupposti per un gol

Basta però un piccolo errore dei difendenti rossoneri a scatenare tutta la potenza di fuoco della Lazio. Duarte sporca l’intervento di testa, con la palla che rotola tranquillamente tra i piedi di Luis Alberto, lasciato solo e con tanto spazio da aggredire a causa delle mancate coperture preventive degli avversari. Errore fatale: il dieci spagnolo è sontuoso ed estremamente efficace in una rifinitura no look di esterno destro a servire Correa nel corridoio spalancato.

Da notare anche la sovrapposizione a tutta velocità di Cataldi dall’altra parte, che con la freschezza del subentrato si mangia mezzo campo in pochi secondi solo per offrire un’alternativa di passaggio al suo compagno e mettere così ulteriormente in crisi la retroguardia milanista.

Un altro esempio di ripartenza, questa volta più organizzata e partecipata, viene dalla partita contro la Sampdoria vinta agevolmente per 5-1. Il risultato qui è già in cassaforte e lo sbilanciamento degli avversari per cercare di accorciare le distanze permette alla Lazio di calarsi in uno dei suoi terreni preferiti.

Nella foto sopra notiamo lo scaglionamento perfetto degli uomini di Inzaghi. Luis Alberto (sempre lui) porta palla nella trequarti centrale, davanti a lui l’imbarazzo della scelta: Caicedo sta tagliando internamente; c’è addirittura Acerbi lì vicino a battere l’altro corridoio centrale proprio sulla linea del fuorigioco; poi c’è Milinkovic tutto solo a destra; e infine Immobile dalla parte opposta. Il Mago sceglierà l’opzione laterale su SMS e sugli sviluppi dell’azione sarà Acerbi ad andare vicinissimo a un altro gol con ben 3 giocatori laziali nell’area piccola.

Gioco sulle fasce con attacco coordinato e cambi di gioco su lato debole

Una variante fondamentale nel gioco orchestrato da Simone Inzaghi e dal suo staff è rappresentata sicuramente dal costante e alternato affidamento alla fasce laterali. La grande novità della stagione 2019-20 sta nel maggior utilizzo della catena di destra rispetto al passato. In questo senso decisivo è stato l’inserimento nel blocco dei titolari di un elemento come Lazzari, ideale a riempire la casella di quinto a destra per corsa, capacità di puntare l’uomo e crossare. Ma al contempo importante è anche la connessione tecnica che si è venuta a creare in quella zona di campo tra Milinkovic e lo stesso Lazzari, con quest’ultimo spesso servito col contagocce in profondità dal primo.

L’utilizzo massiccio e qualitativo delle corsie laterali ha permesso alla Lazio di capitalizzare tanto in termini di produzione offensiva, sia con segnature dirette (come nel video sopra) che con azioni fermate irregolarmente da falli di mano avversari. Ecco in parte spiegato anche l’elevato numero di rigori concesso finora alla Lazio, frutto soprattutto di un riempimento coordinato dell’area di rigore avversaria e della nuova regola sanzionatoria dei tocchi di mano.

Altra arma di distrazione di massa nell’arsenale offensivo della Lazio 2019/20 è l’attacco sul lato debole, a ulteriore dimostrazione dell’importanza dei quinti per Inzaghi e dell’intesa loro e di tutti i compagni che si muovono all’unisono. Esempio lampante il 2-1 segnato da Lulic alla Juventus in finale di Supercoppa.

In questo fermo immagine possiamo apprezzare ancora meglio l’organizzazione biancoceleste.

Parolo sta per allungare di testa la traiettoria del pallone, dopo che Lazzari ha puntato il suo diretto avversario e crossato in mezzo. In questo momento nell’area di rigore bianconera ci sono 4 giocatori laziali: Parolo sul primo palo, Immobile sul secondo, Lulic libero sul lato cieco e SMS appena all’ingresso dell’area di rigore. Sia il serbo sul centro sinistra che Cataldi più indietro sul centro destra sono pronti a sfruttare un’eventuale seconda palla.

In una finale equilibrata, con il risultato fermo sul pari, la Lazio resta alta, aggressiva e compatta, dimostrando ancora una volta quel coraggio e quella lucidità che le hanno consentito di vincere diverse partite in zona Cesarini.

Altro esempio di attacco del lato debole, questa volta non sfruttato per un errore di imprecisione di Lazzari. La Lazio crea densità in una zona di campo, ma colpisce dall’altra.

Il derby di andata, al netto del pareggio del tutto casuale, resta una delle prove migliori della stagione biancoceleste proprio per la quantità, la qualità e la varietà delle occasioni create.

Palla alta e accompagnamento ordinato dell’azione

Quante volte si è detto che la Lazio può rifugiarsi sul lancio lungo verso Milinkovic Savic quando non trova sbocchi? Vero parzialmente, perché detta così sembra quasi una scelta di gioco obbligata dall’aridità offensiva (cosa che invece non può essere vera, vista anche l’analisi svolta finora). Più corretto allora dire che la palla alta a scavalcare i reparti per cercare la testa del Sergente è un altro grimaldello usato dalla Lazio per forzare le difese avversarie. Vediamo come.

Al rientro dalla sosta natalizia la Lazio è impegnata a Brescia, dove, prima di Lucas Leiva e Luis Alberto, affronta una squadra attenta e determinata. La partita si mette subito male con il vantaggio delle Rondinelle firmato da Balotelli, poi però un’ingenuità del difensore Cistana con conseguente penalty trasformato da Immobile rimette le cose sui binari giusti. Nonostante la superiorità numerica, nella ripresa la Lazio fa fatica a far valere il suo maggior tasso tecnico e crea poche vere occasioni da gol. Fino a quando, praticamente allo scadere, Acerbi alza la testa e dal cerchio di centrocampo lascia partire un lancio preciso a pescare Milinkovic in profondità.

I compagni sanno che SMS è quasi imbattibile nei duelli aerei e si posizionano già in modo da ricevere la seconda palla. Da notare l’impiego di ben due uomini del Brescia a contendere il pallone a Milinkovic, con l’inevitabile creazione di spazi extra per i biancocelesti. È Immobile a finalizzare la perfetta sponda di Caicedo, ma il gol è stato cercato e trovato di squadra.

Più recente l’ultimo esempio a chiudere questa rassegna, tratto da Genoa-Lazio di fine febbraio. Simile la dinamica, uguali i giocatori coinvolti, ma differente la posizione di campo.

Milinkovic sposta di fisico Masiello e mette giù splendidamente il pallone spiovente, portando in conduzione la palla per qualche metro. Davanti a sé tre opzioni di gioco: apertura a destra, tocco corto su Immobile, filtrante in profondità. SMS sceglie quest’ultima soluzione, la più difficile ma anche la più remunerativa in caso di buona riuscita. E infatti Caicedo entra in area di rigore, non riesce a sfondare ma c’è Immobile a rimorchio. L’impetuoso torrente biancoceleste abbatte così un altro ostacolo.

Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Laziocrazia.eu © Copyright 2018. All rights reserved.
Close