Nella stessa estate in cui il Real Madrid di Julen Lopetegui ha depredato il Brasileirão, strappando a Santos e Flamengo due talenti del calibro di Rodrygo e Vinicius (che sommando le carte d’identità, tanto per intenderci, non arrivano nemmeno a Pablo Guiñazú, 39enne che se la spassa ancora sui campi della Superliga argentina), la Lazio si è assicurata Luan Capanni, trequartista scuola Mengão e coetaneo della nuova stella del Santiago Bernabéu (classe 2000).
Già un accostamento di questo tipo potrebbe bastare per definire il nuovo craque (si spera) della Primavera di Valter Bonacina una sorta di “miglior attore non protagonista” nella nomotetica pellicola che in ogni finestra di mercato porta diversi giocatori dalla terra di “Ordem e Progresso” all’Europa, e talvolta anche in Italia. La posizione di Capanni si “aggrava” maggiormente nel momento in cui ci si ricorda che, di Luan, i tifosi laziali se ne aspettavano un altro. Quello del Grêmio.
Sette anni in più sulla carta d’identità, una medaglia d’oro olimpica a Rio de Janeiro, nel 2016, una Copa Libertadores l’anno successivo nonché profilo ideale per la successione di Felipe Anderson, passato al West Ham quest’estate dopo cinque anni tra odio viscerale e ingestibile romanticismo. Alla fine Igli Tare s’è dovuto arrendere al muro costruito dal club brasiliano e ha saggiamente virato sull’ex sampdoriano Joaquín Correa, in cerca di rivincite e stimoli dopo due annate fin troppo altalenanti con la maglia del Siviglia.
Eppure, quel nome, il DS biancoceleste l’ha cancellato dal suo mai banale taccuino e se lo è legato al dito. Et voilà, è arrivato Capanni, aggregato fin da subito ai pari età della Primavera. Uno step preliminare per comprendere fin da subito qualità e chance di adattamento al calcio italiano. Dopo due sconfitte rimediate contro Città di Altamura e Anagni il 18enne nativo di São Paulo ha realizzato una doppietta contro la Città di Palombara, giocando da terminale offensivo nel tridente completato dal polacco Szymon Czyz ed il talentino Nicolò Cesaroni, classe 2002 di cui si parla un gran bene. Insomma, il fine giustifica i mezzi. In primis perché non sfruttare i quasi centonovanta centimetri per ottanta chilogrammi è da considerarsi a tutti gli effetti pura follia. In secundis perché Capanni non è solo força e potência, ma molto di più. Una tranquillità “spietata” quando si ritrova a tu per tu con l’estremo difensore, un tiro da fuori potente e preciso, con tanto di chapeau sui calci di punizione, e ottime qualità associative e dialogiche nella fase di costruzione della manovra corale. Fattispecie in quest’ultima caratteristica il giovane Luan si rispecchia fortemente per le ottime doti di lettura.
Se avete undici minuti liberi, godetevi Luan Capanni in questo video a metà tra l’epica e la coattagine
Un’intelligenza preveggente che, unita ad un’innata sicurezza nella giocata, gli permette di giocare spesso a due soli tocchi, trovando imprevedibili sbocchi sui compagni di squadra. Anche sotto pressione, o spalle alla porta. E proprio per le sue doti così sincronistiche ai parametri del calcio moderno, l’adattamento al ruolo di prima punta potrebbe davvero rappresentare la svolta. Più in breve: trasformare un ipotetico punto debole nella colonna portante del proprio rendimento sul campo. Camaleontismo a parte, Capanni approda nel calcio italiano dalla porta sul retro, in punta di piedi, ma non per questo bisogna sottovalutarlo. Non sarà il suo coetaneo Vinicius Junior, tantomeno Luan, o meglio, quel Luan. Un nome piuttosto galeotto nell’estate laziale, ma a giudicare dal primo approccio del brasiliano nel Belpaese, la voglia di fare, e soprattutto di segnare, non mancano.
Foto di copertina tratta da FootballArt (Instagram _football.art)
Articolo a cura di Daniele Pagani
