Mettiamo un pomeriggio di gennaio in cui un gruppetto di ragazzini si riunisce sul divano di uno solo, quello che era così in fissa per il wrestling da far sì che i genitori spendessero soldi per gli eventi pay per view. Va in scena la Royal Rumble, una delle ammucchiate più selvagge che si possano vedere su un ring della WWE – oltre ai tag team match femminili, chiaramente. Ma stavolta non ci sono Undertaker o John Cena, non si combatte per il titolo: si combatte per l’amore dei tifosi della Lazio, e a salire sul ring ci sono gli allenatori biancocelesti dell’era Lotito.
I primi due contendenti che daranno inizio al match sono Mimmo Caso e Simone Inzaghi. Il primo e l’ultimo, il vecchio e il nuovo a confronto. I due si studiano, si provocano a vicenda, Inzaghi piazza tre/quattro spiace che colpiscono dritti al corpo l’avversario. Caso è aggrappato alle corde, Simoncino sta avendo la meglio, quando ecco che il cronometro annuncia l’ingresso sul ring di un altro sfidante: è Giuseppe Papadopulo, che prima stende Inzaghi con un braccio teso e poi allunga la mano per aiutare Mimmo Caso a rientrare sul tappeto. Ma si tratta di un bluff: Papadopulo con un sorriso diabolico lascia la presa e Caso cade inesorabilmente a terra, andando incontro all’eliminazione.
A questo punto l’ultimo entrato è in totale controllo, con Inzaghi che continua a subirne i colpi chiedendo invano l’intervento del VAR. Entra in scena però il quarto wrestler dell’evento: si tratta di un combattivo Vladimir Petkovic, la furia svizzera. Vlado fa coppia con Caso e insieme sfiniscono un impotente Inzaghi, che però si rialza ogni volta che i due lo mettono a terra e fomenta il pubblico a suon di SERGIOOOO, col doppio mento schierato a zona. La lotta va avanti serrata fino all’ingresso del quinto allenatore della Lazio del match, Delio Rossi, che entra sul ring agitando i pugni e sputa più forte che può la gomma da masticare dritta in faccia a Papadopulo, sbalzandolo fuori dalle corde: secondo eliminato.
Con Inzaghi aggrappato all’angolo, a darsi battaglia sono i due specialisti della Coppa Italia. Petkovic prova ad alzare proprio la Coppa in faccia a Rossi, ma non ha fatto i conti col destro dell’avversario, detto il Terrore di Ljajic. Mentre Delio picchia selvaggiamente Vladimir, a quanto pare reo di aver detto qualcosa sulla cugina dell’allenatore avversario, entra sul ring anche Edy Reja, che però scivola e cade subito di nuovo di fuori. Rossi c’è, sta stravincendo il confronto, solleva il pesantissimo Petkovic per lanciarlo fuori dal quadrato ma Inzaghi barcollando frana addosso ai due e fa finire entrambi a terra, oltre le corde. Mentre Rossi guarda in alto incredulo, sul ring sale l’ultimo sfidante: è Stefano Pioli, vestito con il suo inconfondibile gilet nero. Mentre il maestro del 4-3-3 Pioli studia con odio l’innamorato del 3-5-2 Inzaghi, Reja torna sul ring cercando di non farsi notare, per poi cadere ancora una volta a terra: le gambe non reggono il peso della responsabilità da traghettatore. Anche Davide Ballardini prova ad unirsi alla Royal Rumble, ma non appena sale sul ring e Inzaghi e Pioli si girano verso di lui decide di lanciarsi di nuovo oltre le corde, eliminandosi da solo.
Sono rimasti solo Inzaghi e Pioli, gli allenatori più recenti della storia della Lazio. I due danno vita ad un match spettacolare, fatto di ripartenze veloci e fraseggi collaudati, ma ad avere la meglio alla fine è Inzaghi, che riesce a gettare l’avversario oltre le corde e alza le mani in segno di trionfo. Troppo presto però: da sotto il ring spunta Marcelo Bielsa, che prima trascina Inzaghi per un piede fuori dal quadrato e poi lo tramortisce con una sedia. È finita, la Royal Rumble non ha un vincitore, anzi sì: nel trambusto Reja era salito ancora una volta sul ring e adesso si gode la vittoria seduto nell’angolo, con il giornale e il grappino a portata di mano. Perché si può chiamare chiunque a fare l’allenatore della Lazio, anche Guardiola, ma alla fine l’ultima parola l’avrà sempre Edy Reja.
