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La miglior difesa è in attacco

Nella bellissima Lazio che sta portando a termine questa stagione una sola nota ha stonato in diverse esibizioni, in quella che per il resto è stata una sorta di opera sinfonica: la difesa. Tra le prime 10 squadre del campionato, la Lazio è quella con la seconda peggior difesa per reti subite (43, solo la Sampdoria ottava ha fatto peggio con 53 gol incassati). Per rendere meglio l’idea: nel mini-torneo per un piazzamento Champions che da qualche mese a questa parte stiamo giocando insieme a Inter e Roma, le nostre dirette concorrenti hanno incassato rispettivamente 20 e 16 gol in meno.

Poco male (qualcuno dirà) se poi dall’altra parte del campo ti ritrovi con il miglior attacco del campionato. E poi anche Inzaghi – pungolato recentemente sull’argomento – ha detto che una delle possibili cause di questi numeri difensivi è proprio da ricercare nell’assetto spiccatamente offensivo della squadra (con due esterni di centrocampo che diventano più spesso ali d’attacco aggiunte che terzini bloccati dietro). E quindi chi lo sa: a quanti gol fatti bisognerebbe rinunciare per subirne qualcuno in meno? Ne varrebbe poi davvero la pena? Dove sarebbe oggi la Lazio con un reparto difensivo all’altezza della sua forza complessiva?

LA STRADA DEL GOL

Tutte domande alle quali è impossibile rispondere. Una cosa è certa: questa Lazio versione spettacolo ha saputo trovare un modo originalissimo per far applaudire anche i protagonisti di una delle peggiori retroguardie del torneo. Se i difensori non sanno fare bene il loro lavoro in difesa, perché non proviamo a vedere l’effetto che fa a spostarli ogni tanto in attacco?

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L’effetto che fa può essere facilmente tradotto in numeri. Sono ben 15 i gol segnati dai difensori della Lazio in campionato (se mettiamo dentro anche Lukaku e Marusic). Nessuna squadra in Europa è stata capace di fare altrettanto. Un bottino di reti davvero considerevole messo insieme da 5 giocatori diversi, di cui soltanto 3 difensori “puri” (de Vrij, Bastos e Caceres). Si potrebbe fare ancora meglio da questo punto di vista nelle giornate finali del campionato, se si pensa che all’appello manca ancora gente che in passato ha dimostrato di avere una certa confidenza con la porta avversaria (Radu e Wallace) o chi in questa stagione ci è andato molto vicino in diverse occasioni (Patric) o, per finire, chi deve solo aggiungere la ciliegina del gol su una torta già farcita da ottime prestazioni (Luiz Felipe).

Tornando per un attimo alla corsa Champions, c’è un altro dato importante da tenere in considerazione per valutare meglio l’impatto della nostra retroguardia in termini realizzativi. I 15 gol segnati dalla difesa laziale superano di gran lunga l’apporto in tal senso del centrocampo dell’Inter (7 gol) e di poco quello della Roma (12 gol). Significa che abbiamo un’arma in più rispetto alle nostre contendenti. Significa che quando i nostri salgono da dietro nell’area di rigore avversaria qualche cosa – quasi sempre – accade.

Capitolo a parte merita Stefan de Vrij. Nonostante le voci che lo vogliono già un giocatore dell’Inter per la prossima stagione, da quando ha annunciato la sua volontà di non rinnovare il contratto in scadenza il difensore olandese ha dimostrato con i fatti di essere un professionista esemplare. Sta lavorando sodo in allenamento, sta guidando l’intero reparto con la solita brillantezza (al netto di qualche sbavatura) e, soprattutto, sta segnando come se non ci fosse un domani (che effettivamente, a quanto pare, non ci sarà). Stefan de Vrij – con il gol segnato domenica scorsa alla Sampdoria – è diventato il primo difensore bomber d’Europa (con 7 gol stagionali è a pari merito con il brasiliano Naldo). Quella che stiamo imparando dalla sua storia è una grande lezione di maturità, non affatto scontata: le strade di un giocatore e di un club possono dividersi anche senza strappi dolorosi, cercando di ottenere il meglio l’uno dall’altro fino all’ultimo giorno utile. E pensando al futuro, viene spontaneo chiedersi quanto peserà la perdita dell’olandese in una difesa già adesso al di sotto della sufficienza.

MINACCIA AEREA

Perché la Lazio riesce a segnare così tanto con i difensori? Di sicuro questo rendimento straordinario non può essere frutto del caso e la fattura dei gol segnati – quasi sempre sugli sviluppi di un calcio piazzato – sta lì a suggerirci che dietro c’è molto altro. Su tutti, tre sono gli elementi la cui sapiente combinazione ha portato a questo exploit realizzativo:

  1. La prestanza fisica. La Lazio è una delle squadre più forti fisicamente dell’intero campionato. Proprio il mix tra questa prestanza e le doti tecniche di diversi giocatori è una delle qualità più sottolineate da commentatori e addetti ai lavori. Se poi tutto questo si accompagna a tempismo e capacità aerea la superiorità fisica diventa a tratti dominio, con il gol come logico corollario;

2. Ottimi tiratori da fermo. Perché puoi avere anche i migliori corazzieri del mondo in area di rigore, ma se poi non hai un Luis Alberto che calcia…;

3. Schemi studiati. Simone Inzaghi – tra le tante cose positive – ha dimostrato di essere anche un attento studioso delle situazioni di palla inattiva. Che sia punizione decentrata o calcio d’angolo nulla è lasciato al caso: la disposizione degli uomini in area, i movimenti coordinati degli stessi e le alternative al cross diretto (a volte la Lazio preferisce giocare corto in prossimità della bandierina per disordinare la squadra avversaria prima di tentare l’affondo).

La Lazio è la squadra con le caratteristiche giuste per esaltare alcune situazioni di gioco da fermo e farle fruttare al massimo. In un calcio in cui spesso a fare la differenza sono i dettagli, le abilità offensive dei difensori biancocelesti non sono cose di poco conto.

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