E’ come avere il carico a briscola, il +4 a Uno, Immobile titolare al fantacalcio o la panna sulla cioccolata calda. Hai qualcosa in più, indubbiamente. Quel qualcosa che fa la differenza. La donna tifosa è così: fa la differenza. La donna tifosa ha quel quid irresistibile che la rende diversa, non migliore, ma di sicuro speciale. La donna tifosa è atipica, ha un’anima magica, dove convivono personalità contrastanti: è posata, ma basta una pallaccia di Milinkovic – uno a caso, di una squadra a caso – per mandarla in bestia e tirar fuori il peggio (o il meglio, dipende dai punti di vista) di lei.
La donna tifosa è una creatura la cui leggenda narra che la prima parola che disse appena arrivata sulla terra fu “fuorigioco”. Incredibile ma vero. Il suo habitat naturale? Lo stadio. Si sentirebbe fuori luogo in qualsiasi altro posto, ma non lì, tra la sua gente. E’ semplicemente dove vorrebbe essere. I cori della sua squadra – tipo Forza Lazio carica lalalalalala, per citarne uno a caso eh – sono musica per le sue orecchie, la caciara più bella, la sua playlist preferita. La donna tifosa è un fiore speciale, che cresce nei luoghi più duri, impensabili, scomodi, ma fiera sboccia e fa invidia. E’ un po’ come la ginestra di Leopardi, che nasce dove tutto intorno muore, che dà colore e profumo al grigiore che la circonda.
La donna tifosa sta tra gli spalti come fosse la cosa più naturale del mondo, mette al collo una sciarpa biancoceleste – sempre colori a caso – e si avvia verso casa, la sua casa. Non è un’utopia, è semplicemente così. La donna tifosa ti fa compagnia nelle domeniche più uggiose, da divano e Serie A, e in quei mercoledì spenti di fine giornata, tra una pizza e la Champions che va in tv a ridargli un senso. La donna tifosa è quella che non ti aspetti, che legge i momenti, le azioni, i cambi. Si improvvisa l’Inzaghi – un allenatore sempre a caso – della situazione, e tu puoi solo starla ad ascoltare. Perchè mai contraddire una donna, anche se tifosa. La donna è donna anche se l’unico santo a cui si appella è San Ciro: ha sempre ragione.
La donna tifosa è bella, ma la tifosa della Lazio è…è…è. Che je voi dì? La tifosa laziale se le dici “Fatte bella” indossa il vestito delle grandi occasioni: jeans, superstar e maglia bandiera. Non te fa sfigurà. La tifosa laziale la fai felice con poco: due fiori, sì, ma portala allo stadio e ti regalerà il suo sorriso più bello. La tifosa laziale la riconosci subito: sofisticata, brillante, pungente, mai banale. La tifosa laziale ha qualcosa in più. E’ qualcosa in più. Tanto che oggi, nel suo giorno, potrebbe essere in una qualsiasi pizzeria, o pub, o ristorante a festeggiarsi (come se ce ne fosse bisogno), e invece è lì, al suo posto, seduta sulla sua sediolina blu o davanti al televisore, aspettando solo il calcio d’inizio. Lei si dedica il suo tempo così, senza mimose, senza convenevoli, solo tanto tifo e niente più.
E allora le donne sono belle tutte, sempre, senza distinzioni. Se non le ami non sai cosa ti perdi. Ma se ami una donna tifosa sei nei guai. Provoca dipendenza, assuefazione, non potrai più farne a meno. E gli auguri, oggi, alla donna (tifosa, della Lazio) non fateglieli, ma prendetele la mano e portatela allo stadio. C’è una partita da vedere, una squadra da tifare, una Lazio da amare.
