Search

La love story tra Hernanes e la Lazio

“Ho fatto una cosa della quale mi pento ancora oggi: giocare contro la Lazio, segnare un gol ed esultare con una capriola. Da quel momento, l’incanto si è interrotto”.

Questo è stato il momento più brutto. Che non è identificabile con un tradimento che forse non c’è mai stato veramente. Quell’esultanza sbattuta in faccia a un popolo che aveva ancora fiducia nella buona intenzione del professionista ha significato la realizzazione della rottura brusca di una love story che era iniziata il 6 agosto del 2010.

Gli anni d’oro del grande Reja

Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima nel 2010 è uno dei talenti più in vista del Sudamerica. Sulle sue tracce ci sono alcuni top club internazionali. C’è sicuramente il Milan, che lo insegue da tempo sfruttando il canale preferenziale di Leonardo in Brasile. Ci sarebbe poi anche la Lazio, con Tare che manifesta un interesse che somiglia inizialmente più a una boutade di mercato che ad altro. Col passare delle settimane l’interesse però si trasforma in richiesta di informazioni, e il senso di stupore dei tifosi laziali comincia a farsi largo. Poi a luglio, mentre il San Paolo (club di appartenenza di Hernanes) è impegnato in Copa Libertadores, la trattativa entra davvero nel vivo.

È la fase del corteggiamento, quella in cui tutti i tifosi della Lazio dotati di una connessione internet hanno preso d’assalto Youtube per illudersi di poter vedere il nuovo craque del calcio brasiliano in maglia biancoceleste.

Quando Hernanes diventa un nuovo giocatore della Lazio, pochi sanno veramente che tipo di giocatore è. Un centrocampista offensivo ok, ma quanto offensivo? Può fare il regista o forse è più utile sulla trequarti? In patria lo hanno soprannominato il Profeta, uno dei quei nomignoli curiosi avvolti dal mistero tutto latinoamericano. Però suona bene, e il numero 8 nero su sfondo celeste fa un po’ brillare gli occhi.

Il primo gol ufficiale arriva alla seconda giornata su calcio di rigore contro il Bologna. È come una bottiglia champagne che si stappa, perché da lì in poi cominciano a fuoriuscire bollicine da tutti i lati. Le prime uscite di Hernanes con la Lazio coincidono con la scoperta di un grande giocatore. La love story ha inizio con la stessa passione che contraddistingue i primi mesi di innamoramento delle giovani coppie.

Piacere, Hernanes.

Nel girone d’andata della stagione 2010/11 l’ambiente laziale comincia a fare la conoscenza di un centrocampista totale, completamente ambidestro, capace di inventare giocate risolutive praticamente da ogni zona del campo e dotato di un trattamento del pallone privilegiato.

La Lazio di Edy Reja gira benissimo e dopo 6 giornate si ritrova addirittura in vetta alla classifica in solitaria. Nella trasferta di Bari di metà ottobre Hernanes segna il suo primo gol su azione e per festeggiare si infila il pallone sotto la maglia.

Dopo qualche fisiologico passaggio a vuoto che costa alla Lazio le velleità di vertice, la squadra riprende la sua marcia verso piazzamenti più credibili. Una bella tappa di gloria arriva la notte del 3 dicembre 2010, quando i biancocelesti sotto la pioggia dell’Olimpico si prendono lo scalpo dell’Inter post-triplete. La firma definitiva la mette proprio Hernanes con un pezzo pregiato del suo ricco repertorio.

Nel girone di ritorno il brasiliano fa ancora meglio, soprattutto in termini realizzativi. A inizio febbraio va a segno contro il Chievo con un missile su una punizione calciata da casa sua. Dopo due sole settimane firma al volo il gol vittoria contro il Bari e consente alla Lazio di rimanere in piena corsa Champions.

Dopo una terribile serie di tre sconfitte consecutive a inizio primavera, è sempre il Profeta a guidare la riscossa aprendo le danze nella vittoria casalinga contro il Parma. Questo gol è un po’ il manifesto della sua arte: Hernanes galleggia sulla trequarti con la stessa maestria di un sensei di arti marziali, muove il pallone da un piede all’altro con la stessa facilità con cui io mescolo lo zucchero nella tazzina del caffè e, per concludere, lascia esplodere un destro che lascia tutti di stucco.

Nel rush finale del campionato – in un’appassionante corsa fianco a fianco con l’Udinese per l’ultimo posto Champions disponibile – il brasiliano realizza altri 3 gol. Non serviranno purtroppo a permettere alla Lazio di accedere ai preliminari della stagione successiva, ma ergeranno Hernanes a miglior realizzatore della squadra (11 gol), nonché recordman per un centrocampista laziale in Serie A (primato prima appartenente a Nedved e poi superato nella stagione 2013/2014 da Candreva).

Derby, prodezze e capriole in faccia

La Lazio di Reja è ricordata sicuramente con piacere dalla gente, nonostante in fin dei conti non abbia portato a casa nulla. Anzi, i buchi nell’acqua rappresentati da due quarti posti consecutivi che non si sono tradotti in Champions League sono delle ferite ancora aperte (oltre ad avere il più classico degli odori di beffa in salsa laziale). E però Edoardo Reja è il mister che ci ha fatto degustare il catenaccio come si fa con un buon vino di annata, quello che ha valorizzato al massimo diversi giocatori (Floccari, Mauri, lo stesso Hernanes), quello che ha consentito alla tifoseria laziale di tornare a esultare nei derby.

A proposito di derby, ci sono giocatori della nostra storia recente che più di altri sono stati particolarmente temuti dall’altra sponda per l’incidenza che avevano nelle stracittadine.

Penso per esempio a Nedved a cavallo dei due secoli, a Di Canio ovviamente, a Ciro Immobile oggi. Penso però tanto anche a Hernanes, indiscusso protagonista di almeno quattro derby.

Il Profeta ha realizzato due penalty nelle vittorie conseguite nel campionato 2011/12, ne ha sbagliato un altro nel derby di ritorno della stagione 2012/13 ma solo dopo aver realizzato uno dei gol più belli mai segnati da un calciatore biancoceleste nella storia delle stracittadine, ha servito un assist inzuppato d’acqua a Klose nel 3-2 dell’11 novembre 2012.

Un gol da fenomeno.

Il 26 maggio del 2013 Hernanes gioca da titolare la partita della storia (resterà in campo fino all’84esimo, quando è Gonzalez a prendere il suo posto in mezzo al campo). A fine partita – dopo che la coppa è già stata ampiamente sottoposta ai volti perduti di chi voleva affrontare “squadre più forti” – il Profeta si esibisce nella capriola più spettacolare e sentita della sua vita.

In generale, si può riguardare alla seconda e terza stagione del brasiliano alla Lazio come al periodo di consolidamento dell’amore. La fase in cui la love story conosce il suo massimo splendore e tocca il suo picco, che guarda caso coincide con la vittoria simbolicamente più importante della storia della Lazio.

Le lacrime di addio

L’ultima parte dell’esperienza di Hernanes alla Lazio si consuma malinconicamente tra l’estate del 2013 (estate di festeggiamenti e rilassamenti) e la sessione di mercato invernale, quando va in scena un divorzio doloroso e probabilmente innecessario.

La stagione della squadra comincia male con la netta sconfitta in Supercoppa contro la Juventus (replicata poche settimane dopo in campionato) e nel derby di fine settembre (passato alla storia come il “Memorial Derby”, poco più di un amichevole insomma). Nonostante qualche bella vittoria casalinga in Serie A e un girone di Europa League superato agevolmente, si capisce sin da subito che quella Lazio è una squadra svuotata di motivazioni. Forse anche perché Vladimir Petkovic ha già la testa in Svizzera, dove di lì a poco andrà a sedersi sulla panchina della nazionale.

Anche Hernanes si rende protagonista di prestazioni altalenanti. Timbra il cartellino alla prima di campionato contro l’Udinese, decide la gara di esordio del girone europeo contro il Legia Varsavia e mette la firma finale anche nella vittoria casalinga contro il Catania di fine settembre. Poi poco altro fino alla fine del girone d’andata, quando la pesante imbarcata di Verona costa la panchina a Petkovic.

Il ritorno di Reja al timone risolleva la Lazio, che risale subito in classifica grazie a una serie di importanti risultati utili consecutivi: 1-0 contro l’Inter, pareggio esterno a Bologna, 2-3 sull’Udinese (con il gol decisivo segnato allo scadere da Hernanes), 1 punto contro la Juventus all’Olimpico e altri 3 a Verona sul Chievo.

L’ultimo regalo di Hernanes è un classico del suo repertorio.

È questa la fase del declino della love story che coincide sinistramente con il declino tecnico del giocatore, il quale nelle esperienze successive non ritroverà più lo smalto del periodo romano. Hernanes viene ceduto all’Inter il 31 gennaio del 2014, in un freddo pomeriggio di lacrime che vanno a spegnere ogni allegria. Il Profeta non diffonderà più il suo verbo con l’aquila sul petto. La Lazio finirà la stagione fuori dai piazzamenti europei e Reja verrà sostituito da Pioli l’estate successiva.

Quanto era forte Hernanes

Non dobbiamo farci condizionare eccessivamente dalle stagioni in chiaroscuro vissute da Hernanes con la maglia dell’Inter prima e della Juventus poi. Il ricordo di questo giocatore non può essere sporcato da quello che è venuto dopo 3 anni e mezzo splendidi, vissuti con grande trasporto emotivo e soprattutto in un crescendo tecnico davvero notevole. Se vi capita di riguardare le immagini di Hernanes ai tempi della Lazio è facile che vi emozioniate un po’ e che alla fine vi venga spontaneo dire: “Ma quanto era forte questo?”.

Il bilancio del Profeta con la prima squadra della Capitale recita: 156 partite, 41 gol e 22 assist in tutte le competizioni. Insieme a Miroslav Klose, il fuoriclasse brasiliano è stato il punto di riferimento tecnico di una squadra in crescita costante, capace di momenti esaltanti ma incapace di essere continua nell’arco dell’intera stagione. Il suo valore in campo non può essere messo in discussione: ambidestro, visione di gioco da regista, tocco da trequartista, gol e concretezza da mezzala, abilissimo anche da fermo. Hernanes è stato un ottimo esempio di centrocampista versatile e decisivo.

Umanamente poi è sempre apparso (almeno dall’esterno) un uomo spogliatoio dai buoni sentimenti. Anche lui come tanti altri ex, recenti e meno recenti, dopo il divorzio dalla Lazio si è prima pentito e poi ha rilasciato dichiarazioni di pura nostalgia verso i nostri colori.

Hernanes è uno che a Roma ha lasciato il segno, le sue lacrime a Formello in quel pomeriggio di 6 anni fa erano sincere. Così come l’affetto del popolo laziale verso un calciatore che avrà sempre un piccolo spazio nei cuori di chi lo ha vissuto.

Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Laziocrazia.eu © Copyright 2018. All rights reserved.
Close