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La Lazio in Nazionale fa veramente schifo?

La Nazionale. Maglia che dovrebbe essere l’ambizione di ogni sportivo e fede per ogni tifoso, a prescindere dalla squadra di club. In Italia, nel 2018, non è così. Un po’ per campanilismo, un po’ per antipatie (vedi blocco Juve) e per la mancanza di risultati, la Nazionale è quasi un ostacolo che spezza il campionato.

Sta di fatto che i laziali in azzurro e con le rappresentative di appartenenza non rendono come con la Lazio. Critiche pesanti a Immobile (troppe e fuori luogo), borbottii riguardo le prestazioni di Milinkovic con la Serbia, Parolo a casa e Zaniolo (0 presenze in serie A) convocato, Acerbi davanti a Rai 1 col suo cagnolino o comunque costretto a guardare altri schierati in campo.

Quale potrebbe essere il problema? Abbiamo stilato una lista di quattro ipotesi che causerebbero l’allergia dei ragazzi di Inzaghi alla maglia della Nazionale:

1 – Perché la Lazio è più forte delle varie selezioni

Da Formello, nessun calciatore parte per giocare con Francia, Germania o Brasile. Tolta la Croazia di Badelj, le selezioni di Immobile, Milinkovic, Strakosha e compagnia cantante sono meno forti della Lazio. Non hanno un blocco solido come quello biancoceleste, non hanno un allenatore saldo al suo posto, non hanno Luis Alberto, non hanno Willy Wallace. L’ipotesi sembra severa, ma più plausibile di quanto sembri.

2 – Perché manca esperienza internazionale

Parolo, Immobile, Milinkovic-Savic, Berisha, Bastos, Acerbi… in sei, dodici presenze in Champions League (senza considerare i preliminari). Senza mettere in dubbio la qualità dei giocatori (Parolo è un colosso del centrocampo, Immobile segna anche bendato, Acerbi acquisto favoloso ecc.), forse per fare la differenza in Nazionale serve qualcosa di più. Sarà un caso, ma il buon Caceres fatica a giocare in campionato ma con la Nazionale va alla grande. 15 presenze in Champions, 17 in EL e una coppa dalle grandi orecchie nel palmares. Cresca la Lazio, crescano le squadre italiane con calciatori italiani e i risultati arriveranno.

3 – Serve un capro espiatorio. Servirebbe pazienza.

Troppa fretta. L’Italia del Mancio è un cantiere aperto, non arriva un pallone pulito agli attaccanti nemmeno a pagarlo e la colpa sarebbe di Immobile? Non avrà brillato, ok, ma gli azzurri in questo ottobre hanno centrato il record negativo di un anno senza vittorie. La Serbia è da sempre vivaio di grandi campioni ma è uscita al girone a Russia 2018. E quindi la doveva risolvere il ventitreenne Milinkovic-Savic, all’esordio assoluto? Calma. C’è una grossa fetta di nazione che ancora difende e spera in Mario Balotelli. Per carità, grosso talento, ma non possiamo poi addossare la colpa a chi, sudando la maglia, non toglie le castagne dal fuoco alle varie selezioni in crisi di risultati, quando di esperienza internazionale ce n’è ancora poca. Diamo tempo al tempo, cerchiamo i problemi strutturali e da soli si cureranno quelli individuali.

4 – Perché anche Messi con l’Argentina sembra pollicino

Certe maglie pesano. Puoi essere anche un fenomeno, trascinare la tua squadra in cima al mondo, ma la Nazionale è qualcosa di diverso. C’è chi gioca con naturalezza e supera se stesso, come Klose che ha fatto molto meglio con la Germania che con i club (in proporzione). Ronaldo era un fenomeno, non si discute, ma anche quando fisicamente non era al top andava ai Mondiali e spaccava tutto. Messi l’opposto. Funziona così, con la divisa che rappresenta la tua nazione ci vuole qualcosa di diverso, una attitudine che spesso esce quando meno te lo aspetti. Ce lo ha insegnato Schillaci. E magari qualcuno dei nostri non è ancora riuscito a tirarla fuori.

Sperando che tornino quelle notti magiche, almeno per l’Italia, in fondo è normale: con la Lazio sono tutti più forti. A prescindere.

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