E la Lazio sbarcò in Scozia. Non è difficile trovare tifosi biancocelesti affascinati dall’immaginario di un Paese che ha sempre combattuto per la sua indipendenza, salvo rifiutarla quando ha avuto sul piatto d’argento l’occasione di prendersela con un referendum, come un rigore al novantesimo. Mr. Correa, I Suppose, verrebbe da dire, ma saremmo innanzitutto ingenerosi con Livingston e in generale con gli inglesi.
Cosa c’entrano gli inglesi in un pezzo che parla di Scozia, direte voi? Sacrilegio! E invece, se ci pensate, alcune figure iconiche della storia laziale, da Paolo Di Canio a Paul Gascoigne, sono ricordati come star da quelle parti: Londra chiama, Glasgow risponde in un percorso idealmente inverso. Di Canio nella stagione 1996/97 ha rotto i pregiudizi di chi lo considerava solo un personaggio più attento alla politica che al campo, con 12 gol con la maglia degli “Hoops”. Ma è in Inghilterra che ha vissuto il suo “Rise & Fall” come il perfetto eroe britannico, dalla spinta all’arbitro quando vestiva la maglia dello Sheffield al premio fair play del 2000, quando come calciatore del West Ham rinunciò a un gol vedendo il portiere avversario infortunato a terra.
Gazza fece il percorso inverso: la Lazio si prese la sua prima rockstar strappandola al Tottenham e pazientando dopo un infortunio incredibilmente inopportuno nella sua tempistica, oltre che grave nella sua sostanza. Dopo il biancoceleste ci fu l’altra parte di Glasgow, quella dei Rangers, che accolsero le ultime prodezze della sua carriera.
E dire che proprio alla Scozia Gazza segnò uno dei gol più belli della sua carriera, quello agli Europei del 1996 nell’ennesimo capitolo del derby eterno tra inglesi e scozzesi, il confronto più antico fra Nazionali nella storia del football. Sicuramente, i due personaggi più riconducibili alla Lazio che siano mai passati in Scozia sono stati visti più come colonizzatori che come portatori dello spirito degli scozzesi in terra inglese che i laziali spesso sbandierano. Oltre al gol sopra citato, Gazza si è lasciato abbastanza male coi Rangers, piccato per non essere stato inserito nella Hall of Fame del club. E Di Canio? Nella sua autobiografia parla a lungo della sua esperienza al Celtic e del fascino del calcio scozzese, ma anche di non aver trovato punti d’incontro con una certa mentalità: la frase recitata in allenamento: “Perdete sempre con i Rangers perché siete delle me**e” sicuramente costerà il posto in un’eventuale Hall of Fame anche a “Paoletto”, per dire.
Adesso il Celtic si è preso le sue rivincite sui Rangers nel frattempo falliti, ma il senso della storia è che la Lazio giovedì sera arriverà a Parkhead con lo stesso battage mediatico della Nazionale inglese ai tempi di Shilton e Lineker. Perché un conto è sentirsi scozzesi, un conto è esserlo, e gli scozzesi sono nemici per natura di tutti. Anche degli scozzesi.
Articolo a cura di Fabio Belli
