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Keita senz’anima

 

“E adesso so chi sei e non ci soffro più…
…ma non illuderti, io non ci casco più.”

Ripeteva Riccardo Cocciante nella sua “Bella senz’anima”, una canzone dedicata a tutti quei cuori che dovevano smettere di soffrire.
Forse Cocciante non lo sapeva ma la sua canzone oggi, continua a risuonare nella mente dei tifosi biancocelesti come un inno al tradimento.
Keita Balde Diao, ormai già da qualche settimana ha lasciato intendere che i suoi desideri non combaciano più con quelli del club capitolino. Forse non sono mai stati sullo stesso binario. Forse ha sempre reputato la Lazio, squadra che non sono lo aveva formato nella primavera ma che gli aveva dato i Natali migliori per esordire nella massima serie, un mezzo e non un fine.

Boom⚽️🎯🚀🚀👅

Un post condiviso da Keita Balde Diao (@keitabalde14) in data:

Un po’ meno bella del solito, ma sempre senz’anima

Forse si sono illusi loro, forse hanno pensato che tra il suo carattere dirompente e il loro amore romantico vi sarebbe stato un lungo matrimonio.
Ma questo non s’ha da fare”.
Direbbe Alessandro. Forse anche Murgia lo potrebbe dire dunque lasciamo solo il nome.
Oggi le colpe ricadono sugli agenti, sui giornalisti, sui presidenti ma forse si cerca un pretesto per non credere che il giocatore si sia stancato o forse che non abbia mai visto la Lazio come la squadra pronta a sostenerlo, sempre.
Perché in fondo, il litigio era continuo e l’ira dei tifosi? Funesta, sarebbe stato un eufemismo. Eppure, ad ogni giocata, ad ogni gol, ad ogni corsa verso la Nord il cuore ha ceduto il passo a quella pantera.
Perché tutti aspettavano di gridare il suo nome quelle tre fatidiche volte, tutti volevano cantare il suo nome subito dopo averlo denigrato.
Non per ipocrisia ma per amore. Dopotutto in amore, si sa, la guerra è sintomo di apprensione.
Ogni giorno si sperava in suo cambio d’animo, forse un rifiuto verso quelle offerte, verso quelle squadre che scalano le vette e che non sentono la paura di guardare giù.
Nella sua mente, la mancanza di trofei sarà sicuramente stato un deficit che la Lazio purtroppo non avrebbe mai potuto colmare.

Un bambino che si sta facendo uomo?

L’attaccante senegalese nella sua carriera viene premiato più volte durante gli anni come uno dei più forti giocatori giovani della storia. Con la Lazio segna 31 goal in 137 presenze ma il suo nome vale più di qualche numero, tanto che le più famose testate giornalistiche spagnole ed inglesi lo vedevano già qualche mese fa vestire le maglie delle più forti squadre europee.
Keita Balde, il “bambino” come era solito chiamarlo il commentatore Guido De Angelis. Forse i tifosi non si sono accorti che dietro quei soprannomi, quella corazza in acciaio e quelle giocate da talento puro si nascondeva ancora un bambino che non era e non è pronto per il salto di qualità non a livello sportivo ma a livello mentale.
Non era pronto come non lo è oggi a divenire un simbolo, perché come ogni bambino che si rispetti, le sue decisioni vengono prima di quelle degli altri.


Cocciante concluse la sua canzone dicendo: “Tu mi rimpiangerai, bella senz’anima” ma nessuno si augura questo, perché in fondo, porteremo sempre avanti i ricordi dei derby, delle giocate e delle corse sfrenate, ricorderemo sempre quel bambino che voleva far grande il suo nome e un po’ meno quello della sua squadra.
Ricorderemo sempre e per questo un giorno non ci illuderemo più.

Riccardo (Piazza) Cocciante.

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