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Inzaghi-Lazio 2.0: giusto così?

Forse è presto per dirlo, se sia giusto così. Inizia un nuovo ciclo, nel silenzio, strano, di una Lazio che per quasi due settimane ha vissuto in un limbo senza allenatore. Perché esserci è importante e Inzaghi ha disertato. I fatti dicono questo.

Scusateci, l’astinenza da “spiace” degli ultimi tempi ci ha lasciato una ferita aperta.

Comunque lo perdoniamo. Alla fine ha scelto Roma, il biancoceleste che da 20 anni porta nel cuore e sul petto, e ne siamo felici. Ma – al di là delle smentite accalorate di chi sbraita per radio – qualcosa è successo. Questo rinnovo non era così scontato, per fortuna, perché un tecnico del calibro di Inzaghi non deve diventare scontato per la Lazio. Non è banale chiudere e riaprire un cerchio con lo stesso uomo in panchina, Lotito&Tare ci sono riusciti. Merito a loro. Ma cosa succede adesso?

Cosa significa il rinnovo di Inzaghi

Continuità, voglia di migliorare. Ripartire da zero con un altro nome su quella panchina avrebbe significato scommettere ancora. Dare un taglio netto a un percorso che ha vissuto qualche ombra, certo, ma facilmente trascurabile di fronte allo scintillio di due trofei e da un’identità di gioco che ha portato – piaccia o non piaccia quel benedetto 3-5-2 – la Lazio stabilmente tra le grandi.

Sarà quindi una rivoluzione a metà, probabilmente. Inzaghi ha preteso che a partire sia un solo big, tutti gli indizi portano a uno tra Milikovic e Luis Alberto, per non stravolgere l’economia di squadra e ricominciare su una base solida. Quella di un gruppo capace di mostrare gli occhi della tigre nelle partire secche, per poi in campionato sciogliersi come delle ragazzine dinnanzi a una cucciolata di gattini.

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Su quello bisognerà lavorare. Mentalità da grande per 38 partite, Champions League come punto di arrivo e poi di partenza. Infine gli acquisti, rinforzare la rosa. I due anni di contratto sono un compromesso: al mister serviranno per capire se anche in dirigenza si stia remando con convinzione tutti dalla stessa parte, e allo stesso tempo a Lotito daranno l’opportunità di vedere con i propri occhi se questa Lazio potrà compiersi con Inzaghi in panchina. Ognuno dovrà fare la propria parte, per la società parlerà il mercato, per il tecnico i risultati. Per ora siamo un’incompiuta, perché l’ottavo posto ottenuto da questa rosa non è un piazzamento accettabile. Il passo per la grande Europa è il più difficile per chiunque, vedremo.

Inoltre, c’è chi pensa che la scelta del mister sia stata dettata dalla mancanza di alternative, non è il nostro partito. E non serve tirare fuori la storia trita e ritrita del fatto che sia laziale, lui e i suoi figli, un romano d’adozione da 20 anni in simbiosi con i colori del cielo. Semplicemente ci pare un comportamento asettico, non da Simone Inzaghi. Un allenatore stimato in tutta Italia – e non solo – che una panchina su cui sedere, anche importante, l’avrebbe trovata pur senza essere la prima scelta di Milan (tutto da vedere su chi fosse il preferito tra lui e Giampaolo, potrebbe aver detto un “no” pesante anche a livello economico) e Juventus, infatuatosi improvvisamente del Sarrismo&Rivoluzione.

“Non ha senso la Lazio senza di te”, Inzaghi ha vacillato ma alla fine ha scelto il cuore. Complice anche questo messaggio di Lucas Leiva.

Inzaghi è la Lazio – Gielle

Diventare grandi insieme, esultare ancora sotto la Curva Nord. Inzaghi-Lazio 2.0, forse è davvero giusto così.

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