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Abbiamo intervistato Lorik Cana: possiamo morire felici

Da tanti anni avevamo il desiderio di intervistare l’ex centrocampista della Lazio (tra le altre) Lorik Cana. Si tratta di un calciatore che personalmente ho potuto osservare a lungo da vicino: era alla Lazio quando ho avuto l’onore di lavorare nell’ufficio stampa biancoceleste. L’ho guardato in ritiro, in allenamento, un po’ ovunque.

In qualche modo sulle nostre pagine social è diventato un mito. In molti, ogni tanto, tirano fuori la frase “E poi entrò Cana”.

Ma è l’uomo Lorik che mi ha sempre attratto, in maniera magnetica: ha qualcosa di diverso, emana la capacità, rara nel mondo del calcio, di ampliare il discorso, la portata di un gesto, il calore di alcune parole. Cana è un portatore appassionato di una cultura, quella albanese, che affonda le radici nell’antico popolo degli Illiri. Ci sono volute 3 guerre ai romani per piegarli (comunque meno lunghe della trattativa Muriqi).

Forse a quei tempi qualcosa nello sguardo e nei gesti avrebbero fatto di Cana un capo di qualche tipo: ha esattamente quel genere di carisma, che dal greco deriva da “grazia”. Che è una specie di dono divino, che viene trasmesso ad un membro specifico di una comunità, ma di cui godono poi tutti i membri in egual misura. Un tocco in più, quello che Lorik in campo raramente permetteva agli avversari. Un tocco che stavolta ci ha regalato: ci ha concesso una bellissima intervista (quelli bravi dei siti veri la chiamano ESCLUSIVA!*€!), e francamente ora lo possiamo confidare, con la voce rotta dall’emozione, ora la possiamo dire quella bellissima frase d’amore: “In una rissa, in questa vita o nell’altra, io mi porto sempre Lorik Cana”. E, per gli ultimi romantici: “Abbracciami finché non entra Cana in scivolata”.
Premessa: una fetta dei tifosi della Lazio ti ha adorato. Noi.

Quelle nere sono le domande, le altre le risposte, lo diciamo perché sappiamo che siete dei premi Nobel

Guardandoti indietro, quale tua caratteristica da calciatore è stata più apprezzata, e quale meno?

Apprezzata sicuramente la mentalità, la generosità, lo spirito vincente che mi portava a fare di tutto in campo per i tre punti. Di meno purtroppo le ammonizioni in eccesso.

Hai giocato in tanti paesi, il calcio è così diverso da Ligue 1, alla Turchia, all’Italia? È un discorso culturale?

Sì, penso sia un discorso culturale. Ogni paese ha infatti il suo background e il suo modo di vivere e interpretare il calcio, penso però che più si andrà avanti e più si avrà un calcio universale che prenderà qualcosa da ogni campionato. Si procederà nella direzione di un calcio unico, anche grazie alla tecnologia, in cui si contamineranno e mischieranno gli aspetti tattici con un approccio globale.

Per i tifosi della Lazio, il 26 maggio 2013 è stato forse il punto più alto di una vita intera. In carriera hai visto qualcosa di simile, e quale consideri il tuo punto più alto?

Prima di venire a Roma conoscevo già la grande rivalità tra Lazio e Roma. Ho vissuto diversamente la rivalità tra Marsiglia e Psg quando ero in Francia, invece più intensa era quella di Istanbul tra Galatasaray e Fenerbahce. Devo ammettere che quella di Roma è bellissima, più la vivi e meglio capisci cosa può rappresentare una partita del genere nella Capitale. Il 26 maggio è stata una giornata splendida per me e per i tifosi, la ricordiamo sempre con grande piacere. Il momento più alto personalmente è stata la qualificazione all’Europeo con l’Albania che non l’aveva mai raggiunto, coronamento di quasi 14 anni in Nazionale.

Lazio in Champions League: premio meritato per Tare e Inzaghi e i ragazzi o sfida ancora più difficile sul mercato e in campo?

Premio meritato per la società, per Igli, per Inzaghi e per i calciatori. Erano tanti anni che la Lazio ci voleva arrivare e ci è andata spesso vicina. Siamo arrivati quarti, terzi (mentre lo ascoltavamo ci pareva di ricordare che non siamo mai arrivati terzi, ma chi siamo noi per contraddirlo, se dice terzi, terzi siamo arrivati, ed effettivamente aveva ragione ndr). quando l’Italia aveva già perso un posto valido per la Champions; quindi i risultati c’erano ma non bastavano. La Lazio merita di far vivere la Champions ai suoi tifosi.

Il calcio è molto indietro su alcuni temi: razzismo, lotta all’omofobia, perfino la tutela della salute degli stessi calciatori. In cosa deve migliorare questo sport nei prossimi 10 anni?

Non so se è indietro, il calcio è un modo per far vivere la stessa passione al mondo intero: si mischiano diverse religioni e culture, è anche questo il bello di questo sport. Più si è a contatto più si possono notare gli aspetti rimasti indietro, ma io lo vedo come un modo fantastico per lottare contro razzismo e omofobia. Il calcio lo sta già facendo ma c’è ancora molto da migliorare. In generale sono ottimista, grazie al calcio possono uscire fuori queste tematiche importanti che altrimenti non verrebbero trattate.

Quale parte del tuo calcio porti nella vita quotidiana? Quali caratteristiche del tuo carattere senti di avere ogni giorno?

Questa è una domanda da fare a mia moglie… (sorride)

*si sente lei parlare in sottofondo

Poi continua:

Io penso di avere degli obiettivi nella vita e di volerli raggiungere senza lasciare nulla per strada.

La cultura albanese è forte e fiera, come pensi uscirà da questa pandemia e da questa crisi economica ad essa legata?

Penso che ogni Paese abbia la sua forza, la nostra è sempre stata l’abitudine a lottare, in tanti conflitti e problemi economici. Questa pandemia ci mette ancora alla prova, arriva dopo il terribile terremoto avvenuto a novembre e che ha portato problemi a migliaia di famiglie, rimaste senza casa. La pandemia ha dato una bella botta a noi come ad altri paesi, in Albania però siamo abituati a dover guardare avanti (dice per un momento, poi correggendosi, sopravvivere, ma per noi intende “vivere lottando” ndr) e abbiamo i mezzi per poterlo fare.

Puoi scegliere una sola cosa che pensi sia DOVEROSO trasmettere ai tuoi figli e in generale ai bambini: che cosa gli vuoi lasciare?

La fede, per me è molto importante: se parti dalla fede in Dio hai già una buona base. Anche il valore della famiglia, il rispetto per i genitori e la volontà di creare una generazione futura ancora migliore.

Come ti vedi tra 20 anni e perché?

  1. Presidente del Marsiglia
  2. Astronauta
  3. Allenatore della Lazio
  4. A giocare alla PlayStation con i tuoi nipoti

Vorrei sicuramente giocare alla Playstation con i miei nipoti perché significherebbe avere dei nipoti (possiamo essere noi tuoi nipoti se ci vuoi ndr), che è una bellissima cosa. Se invece devo scegliere tra le altre cose direi la n. 1, presidente del Marsiglia.

Meglio evitare sempre di:

  1. Far arrabbiare tua moglie
  2. Far arrabbiare Lotito
  3. Far arrabbiare Lorik Cana
  4. Rubare il pallone a Lorik Cana

Far arrabbiare mia moglie no, far arrabbiare Lorik Cana!

In una rissa chi porti con te e perché:

  1. Igli Tare
  2. Claudio Lotito
  3. Il Premier Rama
  4. Zlatan Ibrahimovic
  5. Un altro a tua scelta

Io scelgo Igli, è grosso, bello grosso.

Grazie, un saluto a tutti e forza Lazio!

(La redazione, finito di scrivere, ringrazia, è grata nella maniera sobria che sempre ci contraddistingue: possiamo anche morire oggi, felici. Noi in una rissa portiamo sempre Lorik Cana. Sempre).

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