Riccardo Cucchi. Quello che per gli amanti della radiolina è “The voice”, altro che Sinatra.
Abbiamo chiacchierato con lui. Di Lazio, di tutto. E’ veramente un piacere sapere che professionisti e persone di questo livello siano tifosi della Lazio.
Il derby è vicino, il campionato è bello e cominciato. Abbiamo voluto sentire la sua.
Quando è cominciata la sua fede biancoceleste, ci descrive il suo primo ricordo?
Avevo otto anni. Rimasi colpito dai colori della maglia. Mio padre, torinese e tifoso granata, mi regalò uno scudetto della Lazio, di quelli di metallo che si infilavano all’occhiello delle giacche. Fu amore a prima vista…
Il suo primo idolo calcistico biancoceleste?
Parliamo degli anni 60, di una Lazio non invincibile. Ma quei giocatori che imparavo a conoscere attraverso le figurine Panini, per me erano eroi. Ricordo Renna ed un suo gol all’Inter di Herrera, Governato, Diego Zanetti… il portiere Cei…
Nel rapporto con l’opinione pubblica, ha percepito contro la Lazio a volte particolare astio o l’ha percepita come una realtà per certi versi scomoda?
No, sinceramente no. Da ragazzino ho vissuto la rivalità con la Roma, inevitabile, e le prese in giro per le troppe retrocessioni. Ricordo invece l’ ammirazione per la squadra che vinse lo scudetto nel 74. Una grandissima squadra. Essere laziali è un vero atto d’ amore. Non si diventa laziali per vincere, ma per passione…
Come è cambiato il rapporto con la gente che la riconosce per strada da quando è nota la sua fede biancoceleste?
Mi fa piacere sentirmi dire: ” Non avevo capito che fosse laziale quando l’ascoltavo alla radio”. È un grande complimento per un radiocronista. Significa essere riuscito a rispettare la passione di tutti. Sento “simpatia” intorno alla Lazio.
Caicedo è stato bersagliato fino a una settimana fa da stampa e tifo. Con tre buone gare, molti hanno cambiato idea su di lui. Cosa pensa di questo calciatore?
È stato molto bravo Inzaghi. Quest’anno ha trovato per lui la posizione giusta. Caicedo non è un fuoriclasse ma nemmeno il giocatore scarso che qualcuno aveva dipinto. Sarà utile al “progetto” Lazio.
Oggi, guardando indietro, quale calciatore della Lazio del passato porterebbe in quella del presente?
Per amore Chinaglia, per scelta tecnica Frustalupi, per imprevedibilità D’Amico.
Le è capitato nella sua carriera, di vivere situazioni per cui dire di essere della Lazio sarebbe stato sconveniente, mentre dire di essere di qualche altra squadra no?
Mai. Per via del lavoro che ho fatto ho voluto e dovuto mantenere la riservatezza sulla mia passione calcistica. Ma sono stato sempre orgoglioso di essere laziale…
Quale è stata la cronaca più emozionante della sua carriera lo sappiamo, il giorno dello scudetto. Quale è stata invece quella peggiore, dove avrebbe staccato il microfono e sarebbe andato via, per rabbia sportiva che stava vivendo?
Non è mai successo che avessi voglia di staccare il microfono per rabbia sportiva. Mai. Se le cose andavano male, soffrivo in silenzio. Ha sempre prevalso la passione per la Lazio. Quando le cose vanno male un vero tifoso non lascia sola la sua squadra.
Inzaghi a quale grande allenatore della Lazio lo può paragonare? Quali sono i margini di crescita di questa squadra?
Mi piace molto Inzaghi. Sa valutare i giocatori, leggere la partita, creare il gruppo, coltivare la passione dei tifosi. E ha stile, da Laziale vero. Mi viene in mente Eriksson… la Lazio può migliorare molto e fare meglio dello scorso anno.
Pronostico Derby?
Scherzate? Sul derby non si fanno pronostici…il derby si vive e basta. Io poi ce l’ho in famiglia: mia moglie è romanista… spero di assistere ad una bella partita. Questo sì.
