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Immobile ha trovato casa

“Casa è dove si trova il cuore”

Così Plinio parlava della casa, posto magico, dove ognuno si sente veramente se stesso, si sente in pace e passa mezz’ora al bagno col tablet a leggere quanti gol ha fatto Julius Aghahowa nella vita reale, fuori dal videogioco Scudetto.

Ciro è nato a Torre Annunziata, nel ’90, ma la sua dimora calcistica per troppo tempo non l’ha trovata.

Un post condiviso da Ciro Immobile (@ciroimmobile17) in data:

Quattro volte capocannoniere in carriera (quest’anno con la Lazio, nel 2014 col Toro e altre due volte tra Serie B e Primavera), Immobile sboccia tra i grandi a Pescara, dove segna e convince, per passare nella massima serie col Genoa. Genova non è male, si mangia piuttosto bene ma il calore non è lo stesso della Campania, spesso piove e qualcosa non quadra.

E allora via, si scappa ancora più su, di nuovo a Torino (dove Ciro era stato nelle giovanili bianconere) ma questa volta sponda granata. Sì, granata. Proprio come quella che diventa Immobile esplodendo in faccia agli scettici che lo vedevano goleador solo in Serie B. Ventidue gol e si è pronti a partire per palcoscenici pesanti. Ma casa? Non se ne parla; la valigia è sempre pronta sul letto, quella di un lungo viaggio come direbbe Julio.

Il treno sta per partire, sembra quello giusto e la direzione è Dortmund. Mamma mia quant’è meno bella della costiera. Però pagano bene e si gioca in Champions: Ciro parte alla grande e in Europa si segna! Peccato che in campionato no e i tedeschi non riescono a capire che uno come Ciro, a wurstel e crauti non renderà mai. Niente, qui non può essere casa sua, proviamo la terra spagnola: si atterra a Siviglia.

Beh, in Spagna sono simili a noi, si sta bene, c’è il sole e il caldo ma comunque non ci siamo. I gol non arrivano e Ciro non sorride. Non c’è niente da fare, non si resta a lungo nemmeno qui e allora col freddo di gennaio si torna a Torino. Due doppiette e la stagione finisce con tante perplessità: ma non è che in ambienti di livello superiore questo bomber non segna? Ma siamo sicuri che l’exploit del 2013 non sia stato solo un caso?

E allora ecco qua la svolta. L’asse Tare – Monchi (sì, quel Monchi) si allinea, l’offerta è bassa ma tutto sommato con Immobile il Siviglia che ci fa?

I bar di Roma borbottano, ma ai laziali Ciro piace. Gli altri commentano saccentemente:

“Dai, per voi Immobile va bene”.

Per noi va bene… Per noi…

Ventisei gol in campionato alla prima stagione. Un fulmine. Corre, lotta, segna, ride. Ma niente niente Ciro avesse trovato casa? Però è il primo anno, la Lazio spesso fa così poi l’anno dopo si spompa, Patric avrà un anno in più, chissà se arriverà un acquisto che lo supporterà in attacco…

Le solite chiacchiere che circondano l’ambiente Lazio.

Di partner non ne arrivano però c’è un ciuffetto biondo che scende titolare in Supercoppa con la Juve e c’è un ragazzetto che si è fatto grande. È quello che alle feste di compleanno rivedi dopo tanto tempo e dici: “Ammazza quanto sei cresciuto, e chi ti riconosceva?!” Ora sta giocando i mondiali e hanno esonerato un allenatore perché non lo vedeva ma questa è un’altra storia. Questi tre davanti seminano veramente il panico, sono il vero show di una Serie A piatta, ma tranquilli, troveremo il modo di non arrivare ugualmente in Champions per un solo punto.

Immobile è di nuovo capocannoniere, ma questa volta anche in Europa League.

Si, l’altra coppa, quella che “Per noi va bene”.

Ciro segna sempre. Mette paura. Ma ha meno seguito mediatico di quanto meriti. Meglio, così resta a casa. Sì, finalmente l’ha trovata e lo dice apertamente. Pochi giorni fa lo ha fatto sapere alla stampa. La Lazio è la sua casa. Perché casa non è il posto ma sono le persone. Come non innamorarsi di questa Curva, di questa gente, di questa maglia, delle trecce di Lukaku, dei sorrisi di Felipe Anderson.

Lui ha trovato il suo habitat ma soprattutto a noi mancherebbe, come manca al Mondiale. Si rimpiangono Icardi, Dzeko, Caicedo, ma il double Serie A + Europa League non manca a nessuno?!

Ciro resta qui, resta Immobile.

Articolo a cura di Daniele Ercolani

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