Quel gennaio del 2020 era cominciato esattamente come era finito il 2019: la Lazio aveva vinto ancora, sempre in rimonta, anche contro il Brescia. Protagonista Ciro Immobile: prima il gol del pari su rigore, poi il solito, noiosissimo gol oltre il 90’. Se lo aspettavano tutti, ormai. Immobile finse di esultare, ma come racconterà poi alla Gazzetta del Golalnovantesimo qualche anno dopo, in quel momento capì di avere toccato il fondo: «Non c’era più gusto, le vincevamo tutte così. Così qualche giorno dopo, sentiti alcuni compagni, presi la mia decisione».
Fu un fulmine a ciel sereno: il Corriere dello Sport, che quell’8 gennaio titolava in prima pagina NERUDA per parlare della passione di Balotelli per la poesia, fu preso completamente in contropiede, così come gli altri grandi quotidiani. Immobile diede l’annuncio tramite una storia Instagram di 15 secondi a mezzanotte spaccata, dove disse semplicemente: «Lascio la Lazio, fondo una mia squadra: si chiamerà Immobile FC e farà tanti gol».
Tutti restarono di stucco, nessuno capiva cosa stesse succedendo. In molti pensarono a uno scherzo, ma quando il giorno dopo Immobile non si presentò a Formello capirono che la faccenda era seria. Nel mentre arrivavano voci strane da Genova: Ferrero aveva trovato un acquirente misterioso. Qualcuno aveva già fatto 2+2: possibile che Immobile avesse davvero comprato una squadra? Le voci si rincorrevano, tra smentite e rilanci, tutti cercavano Immobile, sui siti non si parlava d’altro.
Alle 16:47 di quell’otto di gennaio, Ciro venne fuori ancora su Instagram, dove nel frattempo aveva riunito il profilo con Jessica: «Annuncio l’acquisto della Sampdoria, che per ora manterrà il suo nome, ma dall’anno prossimo si chiamerà Ciroejessicaimmobile FC, visto che mia moglie ha deciso di entrare nell’affare» .
Dal sito ufficiale della Sampdoria poco dopo arrivò la conferma, mentre il mondo Lazio era sbigottito: « Non so cosa gli sia preso, è completamente impazzito. Dico solo una cosa: quousque tandem, Ciro, abutere patientia nostra?” tuonò Lotito sul Radio Primasquadradella Captital. Inzaghi minacciava le dimissioni, Caicedo chiedeva il ritocco dell’ingaggio, Luis Alberto non sapeva più a chi dare il pallone e continuava a colpire con precisi filtranti i cartelloni pubblicitari: era il caos.
Nel mentre, altri giocatori mancavano all’appello a Formello. I sospetti alla fine si rivelarono fondati: Ciro aveva deciso di portare alcuni esuberi con sé a Genoa per formare il proprio zoccolo duro. E così Jony, Berisha e Kishna accettarono subito la proposta di trasferirsi (con il benestare di Tare, unico supporter di questa uscita di scena visti gli addii degli esuberi), mentre dal Portogallo tornò Wallace a guidare la difesa.
La situazione era surreale ma effettivamente nessuna norma del regolamento FIFA impediva a un giocatore di acquistare una squadra. Immobile così volò a Genova nel tardo pomeriggio, portandosi dietro i suoi tre alfieri più Wallace. Esonerò subito Ranieri, offrì a Quagliarella il posto di AD al doppio dello stipendio e si autonominò allenatore-giocatore. La presidenza del club, comunque, fu affidata a sua moglie Jessica che cambiò subito sponsor con una linea di cosmetici di nome Patric Care che tanto andava di moda sulle sue storie Instagram.
Quando finalmente si concesse ai microfoni della stampa, alle ore 21:00 di quell’8 gennaio, a Immobile venne chiesto il perché di quella scelta. Lui tentennò, ci pensò un po’ su e alla fine disse: «Se devo essere sincero, l’episodio scatenante è stata una statistica: ho segnato più gol di cinque squadre di Serie A, Milan compreso. Penso di poter conquistare la salvezza anche da solo. E ora, lasciate entrare Ascanio».
