Lucas Leiva ha qualcosa a che fare con la nostra infanzia, le nostre ex, e una canzoncina, che viene da lontano. Una di quelle che parte, improvvisa, tra gli scaffali di un supermarket. Tu stai per afferrare la bottiglia di latte e mentre controlli la scadenza, la senti: Teorema, di Marco Ferradini.
Come, non la conoscete? Ma tanto le vostre ex la cantano ancora. Eccola qua:
Allora, c’è un Teorema anche per Lucas Leiva. Prendi il Liverpool, dille che l’ami, scrivile canzoni d’amore.
Chiaro che i Reds per Lucas sono stati qualcosa da tenero amante. Il rapporto con il Liverpool è disperatamente filiale: anni e anni a sgobbare, anni e anni a farsi il mazzo per far vedere quanto è bandiera Gerrard. Poi all’improvviso arriva Klopp, e nell’idea germanica del calcio di Klopp, adattato alla Premier, per lui non c’è posto. Triste, ve’? Una storia vera, comunque.
E sta sicuro che ti lascerà, chi è troppo amato amore non dà. Chi meno ama è il più forte si sa.
Il problema è che Ferradini, da buon guru esistenzialista, ha ragione. Il Liverpool scarica Leiva alla Lazio. C’è pure un video che fa commuovere il web in cui tutti i giocatori non fanno che dire: “Quanto è bravo Leiva. Quando ci mancherai. Quanto faceva bene il risotto ai funghi porcini”. Gli haters diranno che era una farsa, che appena Gerrard si è ritirato la stessa ragione di vita di Leiva ha smesso di battere. Ma gli haters in questa storia si fanno fare la morale da Ferradini, il che è tutto dire.
Prendi una donna, trattala male, lasci che ti aspetti per ore. Dosa bene amore e crudeltà. Cerca di essere un tenero amante, ma fuori dal letto nessuna pietà. E allora sì vedrai che t’amerà, chi meno ama è il più forte si sa.
Il punto più duro della carriera di Lucas Leiva. Persuaso oramai dal caso funesto che la sua stessa vita dipenda dalla durezza dell’intervento, non più dal resto del giuoco calcio, il buon brasiliano si trasforma ulteriormente nell’ultima evoluzione. Qualcosa di simile a Charizard, però più vicino ai draghi (quelli vivi) di Daenerys Nata-dalla-Tempesta.
Fuori dal letto nessuna pietà: quando si entra nel suo raggio d’azione vengono annullati tutti i punti d’attacco degli avversari, il suo cuore indurito da una vita di video strappalacrime fa macelleria di tutti quelli che passano. Parla da uomo ferito: pezzo di pane, il Liverpool se n’è andato. E lui non ha resistito. La differenza si vede ogni volta che inzaghi deve metterlo in difesa perché in difesa gli rimane solo un quindicenne, una carta Pokemon e un quadro di natura morta. Manca il filtro, il Napoli fa in 5′ qualcosa come 3 gol e settordici imbucate (verso l’infinito, e oltre), ogni volta che lui arretra il baricentro la Lazio beccheggia come una nave in gran tempesta.
Il problema paradossale di Lucas Leiva è che ha un senso della posizione talmente spiccato e preciso da renderlo indispensabile. Che è una brutta parola, se usata troppo. Ma non è troppo usarla di seguito per Biglia e per il suo eminente sostituto?
Leiva non è stato un tentativo di mettere una toppa: forse è stato una toppa più grande del buco. Quello tecnico, di gap con Biglia, è piuttosto evidente. Ma lo supplisce e ne fa un upgrade pazzesco in termini motorii e motori, in termini di ferocia. Anche Biglia correva, e molto. Ma Leiva corre con una dose maggiore di praticità e una sapienza da mediano. La fase di copertura per lui è qualcosa di intrinseco. Nasce per quello. Poi aggiunge: geometrie, un certo ritmo, e una grande facilità nel trovarsi amici, nel fare network. Sia fuori dal campo, che in campo.
Fare network che significa in ottica Leiva? Semplicemente che ha un calcio fortemente connesso con i suoi compagni. Il gap tecnico con Biglia viene colmato dalla vicinanza improvvisa, per continui movimenti, a turno, come pendoli, di Luis Alberto e Milinkovic. I loro approcci alla costruzione della manovra fanno funzionare il gioco della Lazio. Ma è Leiva che mette la benzina. Senza di lui si va piano, si accendono tutte le lucette lampeggianti, e si entra in quella fase in cui papà ti chiede: “Ma l’hai cambiato l’olio? L’hai messa l’acqua?”.
Vi risparmiamo il finale di canzone, che la rende cosi smaccatamente melensa da piacere a tutte le vostre ex. Con una morale così terribile e perfida da sembra scritta a 4 mani dalla ragazzini di 13 anni e Pablo Escobar.
Solo che non è il sesso a salvare il mondo, neppure l’avvento di un Messia che stravolge. Lucas non stravolge. Lucas non deve salvare nessun mondo. Lucas deve solo dimostrare il suo Teorema. Prendi un avversario. Trattalo male. Fallo scappare per ore.
E no. Non c’è nessuna morale. Non c’è nessuna spiegazione. C’è solo un Teorema, una storia lontana da dimenticare, un video che ha fatto commuovere il web che si perde nelle nebbie del tempo e una canzoncina della nostra adolescenza che rispunta, ossessiva, come la foto dell’ex nei Ricordi di Facebook.
