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Il silenzio degli Inzaghi

Io ce la vedrei bene ad aggirarsi per Formello con del fegato – magari quello che negli ultimi giorni si è spappolato a parecchi dall’altra parte del Tevere (oggi dirlo va di moda, no? Maalox, ti scoppia il fegato, cose così) – un bel piatto di fave e un buon Chianti. Magari del ’95, ottima annata. Perché solo in questo modo, grazie all’aiuto di Jodie Foster, forse riusciremmo a scucire qualcosa dalla bocca di un uomo passato dal ripetere frasi come un cyborg, al silenzio più tombale. Il silenzio degli Inzaghi.

Ripensandoci, “scucire” non è proprio il termine più simpatico da usare associato a questo film.

Che poi, alla fine, Simone Inzaghi è solo uno. Anche se, da quello che sembra nelle ultime settimane, una piccola schiera di suoi replicanti si sarebbe distribuita sulle panchine di mezza Serie A e non solo. Prima la Juventus, poi il Milan. Addirittura Siviglia, Atalanta (che invece ha confermato Gasperini), Sampdoria. I vari Inzaghi stanno un po’ ovunque, non si distinguono gli uni dagli altri e sono caratterizzati da un aspetto in particolare. Stanno zitti. Non dicono nulla, né come stanno, né se a casa va tutto bene. Né che squadra alleneranno.

Ma questo è il meno. Inzaghi potrebbe lasciare la sua casa, la Lazio, e ne ha tutto il diritto. Il Milan sembra forte su di lui, quindi capisco il desiderio di cambiare e capisco la volontà di misurarsi su palcoscenici – almeno in teoria – più importanti. Ma non per forza. Lo capirei persino se andasse alla Sampdoria, al Sassuolo, al Lecce in un improbabile scambio con Liverani. Quello che faccio fatica ad accettare è come si sia arrivati a questo punto, così. Scappando, come un ladro, come se non fosse legittimo cambiare aria.

La doppia diserzione nelle conferenze stampa pre Bologna e Torino mi ha fatto male. Lo scansarsi nei due post-partita invece è proprio una delusione. Un chiaro sintomo della non voglia di metterci la faccia, scaricando oneri (e onori, per carità) a due leader come Parolo e Immobile. Parafulmini delle raffiche di saette scagliate dai giornalisti: “Ma che fa Inzaghi?”, “Resta?”, “È costipato?” etc.

Perché non ce n’era bisogno, e c’era anche poco da dire. “Lo vedrete a luglio se sarò ad Auronzo o a fare sfigatissime tournée milionarie in Cina”. Ci voleva tanto? A me, come ad altri voglio credere, non sarebbero interessate minimamente le cose che avrebbe detto. Si tratta di presenza, di esserci. Facci vedere che non ci hai abbandonato prima di farlo realmente, o magari per una volta parla chiaramente senza censure ordini limitazioni dettate dall’alto dalla società dal tuo ruolo.

Guarda qui com’eri bravo a parlare.

Non discuterò di moduli o risultati, non è fare bilanci sportivi il punto del discorso. Anche perché sono sempre stato un Inzaghiano convinto e sarei schifosamente di parte. Ma proprio per la stima, oltre che per il bene, che posso provare per un uomo che da 20 anni porta la Lazio sul petto e nel cuore, mi è impossibile accettare questo modo di fare. Un atteggiamento deleterio che, tra l’altro, ha portato ad alimentare giorno dopo giorno le voci sul suo futuro, complicandogli inutilmente la vita.

Simone, in un colpo solo sei passato da traditore, mercenario, codardo e pure stupido. Ma che casino hai combinato? Non sarebbe stato più semplice, che ne so, parlarci?

È un silenzio strano, quello degli Inzaghi. Jodie Foster, dove sei?

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