Il Milan di Gattuso ha chiuso la stagione 2018/2019 al quinto posto, mancando l’accesso in
Champions League di un solo punto: i rossoneri si sono fermati a 68 punti, mentre Inter e
Atalanta hanno chiuso a quota 69. Durante l’ultima giornata di campionato, tra l’altro, in
alcuni momenti Suso e compagni erano addirittura qualificati, salvo poi ritrovarsi fuori dalla
zona Champions al triplice fischio dell’arbitro.
Quel Milan coriaceo, organizzato in difesa, forte muscolarmente a centrocampo e collaudato
in attacco, ha mancato l’obiettivo stagionale per un soffio, e quello è bastato, come succede
nelle logiche del calcio, a far considerare ai più la stagione rossonera come un fallimento.
Di fatto lo è stato, anche se per pochissimo. Ciò che ha separato il trionfo dalla gloria è stato
un solo punto, ma queste sono le regole.
Dall’altra parte, anche se terminata all’ottavo posto e a -9 dal Milan, la stagione della Lazio
è stata considerata (giustamente) un successo, visto che i biancocelesti ancora una volta
hanno portato a casa un trofeo, la Coppa Italia. E se per la Lazio le cose non sono cambiate
molto in estate – anzi, la squadra si è solamente rinforzata, mantenendo lo stesso allenatore
e aggiungendo nuove soluzioni come Lazzari e Vavro – lo stesso non si può dire per il Milan,
che ha subito l’ennesima rivoluzione in questi anni di cambiamenti repentini. Alla luce di
tutto ciò, dove si posizionano i rossoneri in ottica Champions League? Dalle prime due
giornate di campionato è arrivato già qualche spunto.
Nuovo modulo, nuovo allenatore
Prima di tutto è cambiato l’allenatore: Gattuso e il Milan hanno scelto di prendere due strade
diverse, e la nuova società (fuori Leonardo, dentro Boban, con un Maldini più
responsabilizzato) ha deciso di puntare su Marco Giampaolo, allenatore dai principi forti
che punta su quel “bel giuoco” auspicato sin dai tempi berlusconiani (l’ex presidente, tra
l’altro, avrebbe apprezzato il convinto utilizzo del trequartista).
Dall’essere una squadra che pensava prima a non prenderle che a darle (terza miglior difesa
del campionato dopo Juventus e Inter, ma anche ottavo miglior attacco sotto la Samp di
Giampaolo, ad esempio), il Milan si è ritrovato a dover costruire gioco e a risalire il campo
in maniera compatta e organizzata, per poi creare densità negli ultimi 16 metri e colpire
scardinando la difesa avversaria grazie ai movimenti ad allargare degli attaccanti, alla
tecnica dei trequartisti, agli inserimenti delle mezze ali. Un sistema di gioco diametralmente
opposto a quello pensato da Gattuso, che puntava più sul lato pratico e muscolare,
affidandosi a un 4-3-3 standard che comunque sembrava valorizzare al meglio le qualità
degli uomini a disposizione.
Giampaolo, invece, si è affidato al 4-3-1-2 nella prima uscita stagionale contro l’Udinese,
terminata con una deludente sconfitta per 1-0 e zero tiri in porta effettuati. L’ex tecnico della
Samp è corso quindi ai ripari, facendo ammenda nel post partita e proponendo una squadra
diversa nel sistema di gioco (ma non nei principi, come ha sottolineato lui stesso) contro il
Brescia, permettendo a Suso di agire più sulla sua zona di competenza e sfruttando la
dinamicità di Castillejo a André Silva, preferito in maniera sorprendente a Piatek.
Qualche miglioramento si è visto, l’1-0 non è stato troppo convincente ma almeno per una buona mezz’ora di gara si sono cominciati a vedere i risultati del lavoro di Giampaolo. E da questo punto di vista, l’innesto dei nuovi arrivati potrà sicuramente contribuire all’assorbimento più rapido del giampaolismo da parte di tutta la squadra.
Il mercato
Dal mercato estivo sono arrivati 6 giocatori: Hernandez, Krunic, Bennacer, Leao, Duarte e
Rebic. Fino a questo momento solamente Bennacer (nominato nel frattempo miglior
giocatore della Coppa d’Africa vinta dalla sua Algeria) è sceso in campo da titolare, dimostrandosi sin da subito affidabile e adatto al sistema di gioco voluto dall’ex allenatore della Sampdoria.
Leao si è visto solamente a Udine, e quando è entrato ha fatto vedere colpi interessanti, anche se ancora va disciplinato a dovere. Per questo Giampaolo continua a preferirgli Castillejo, che ha dimostrato
grande applicazione e che contro il Brescia ha sorpreso in positivo. Rebic dà altre soluzioni
in attacco, aggiungendo forza e peso a un reparto che ne aveva bisogno. Krunic è stato già
allenato da Giampaolo e per questo il suo inserimento potrebbe essere più rapido, ma nelle
gerarchie parte inevitabilmente dietro (vista anche la mancata cessione di Kessié). Infine, in
difesa, Hernandez potrebbe presto scalzare Rodriguez sulla sinistra, mentre il classe 1997
Duarte spera di prendere il posto di Musacchio accanto a Romagnoli. Ma dovrebbe battere
anche la concorrenza di Caldara, quando l’ex Atalanta tornerà a disposizione.
Il Milan è più o meno forte della Lazio?
Rispondere a una domanda così secca e forte dopo sole due giornate è difficile, ma
certamente la Lazio parte avanti: ha un sistema di gioco collaudato, può contare su
giocatori che ormai conoscono la Serie A e che hanno già dimostrato di poter far bene nel
nostro campionato. La squadra di Inzaghi è quadrata, convinta e coesa, rinforzata tra l’altro
da Lazzari e Vavro. Nessuno dei big è partito, e mai come quest’anno i biancocelesti si
candidano per quel quarto posto sfumato all’ultima giornata due stagioni fa. Sia negli uomini
che nella loro interpretazione in campo, la Lazio al momento sembra avanti rispetto al Milan,
che però non va assolutamente sottovalutato: Giampaolo ha a disposizione una squadra
giovane, che può solamente migliorare da qui in avanti. Lentamente gli uomini in campo
assimileranno i principi dell’ex tecnico della Samp, che a sua volta partita dopo partita
troverà verosimilmente il suo undici di riferimento.
Un altro aspetto da non sottovalutare, inoltre, è il fatto che il Milan non ha coppe europee
da disputare, dopo aver optato per una consensuale esclusione dall’Europa League con la
UEFA allo scopo di posticipare l’obiettivo pareggio di bilancio, in modo tale da poter
progettare con più calma. La Lazio, invece, dovrà affrontare la competizione, e se come
negli anni passati dovesse superare i gironi ed arrivare a febbraio/marzo ancora in corsa,
potrebbe perdere energie.
E questo perché anche quest’anno la coperta per alcuni ruoli sembra piuttosto corta, in un autolesionismo difficile da spiegare: bastavano anche un solo un paio di innesti in più, e invece Inzaghi probabilmente dovrà ancora una volta arrangiarsi con una panchina non all’altezza dei titolari, che saranno nuovamente chiamati agli
straordinari.
In conclusione, al momento la Lazio ha una marcia in più rispetto al Milan, sia per quanto riguarda i titolari che per la loro interpretazione in campo. Occhio però a fare i rossoneri già per spacciati dopo solo due giornate: alla lunga, la squadra di Giampaolo potrebbe emergere e risalire la china, lottando per quel quarto posto tanto ambito che anche in questa stagione sarà conteso da almeno tre/quattro squadre.


