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Il mercato che non c’è

“Ma dov’è l’esterno destro? Prova a Ciampino. E poi dritto, fino a Fiumicino. Torna a casa, dà retta a me. Questo è il mercato, che non c’è”.

Manca poco alla fine di questo mercato di gennaio. L’ennesimo mercato di riparazione che esiste per tutti, meno che per la Lazio. Sarà che saremo un po’ bambini. Che voliamo con la fantasia, credendo basti la buona volontà per ottenere grandi traguardi. I buoni propositi però non sempre sono sufficienti. Dalla nostra terra del mercato che non c’è, non ci resta che l’auspicio di un po’ di fortuna. Credere che sia l’annata propizia, dopo quella sciagurata appena passata.

Con Capitan Lotito e il suo braccio destro Igli Spugna la vita non è facile, nel mercato che non c’è.

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La sostanziale differenza tra l‘isola che non c’è cantata da Bennato e la nostra landa arida di mercato, è che nessuno vorrebbe essere nei nostri panni. Non crediamo esista tifoso al mondo voglioso di raggiungerci, in questo limbo in cui anche Zappacosta e Lazzari appaiono come miraggi irraggiungibili. Mediocri sogni irrealizzabili di un popolo esasperato. Perchè, come abbiamo detto più volte, a questa squadra mancherebbe veramente poco. Ha qualità, talento, perfino voglia e cattiveria qualche volta. Come contro la Juventus. Il vero delitto è far mancare sempre un centesimo per fare una lira.

Basterebbe poco.

Sarebbe sufficiente mettere quel centesimo, o venti milioni che tanto sono sempre bruscolini, per dimostrarci di voler realmente uscire da questa incertezza cosmica che ci assilla ogni anno. Perchè siamo un po’ stanchi di fare all-in e scommettere ad ogni campionato che “o la va o la spacca”. Siamo lì per consacrarci da quasi tre stagioni e il mercato che non c’è, a gennaio, ci ha stufato. La Sampdoria prende Gabbiadini, la Fiorentina Muriel, l‘Inter il terzino che mancava. Operazioni low cost perfettamente in linea con la politica della Lazio, rimasta al palo in attesa di cedere.

È bene ricordare che se siamo cresciuti in questi ultimi anni, il merito va ad un cambio di rotta della società. È sotto gli occhi di tutti, anche di chi non vuole vedere, annebbiato dai fumi di rabbia del mercato che non c’è. Ed è proprio questo a farci girare ancora di più gli ingranaggi.

Non staremo qui a fare l’elenco dei comportamenti virtuosi che anche due come Capitan Lotito e Igli Spugna, hanno tenuto. La Lazio è una società economicamente sana e competitiva sul campo. Allora perchè non alzare l’asticella? Non bastano più le promesse di portarci via dall’isola, i laziali meritano di vederle mantenute. Soprattutto meritano di non diventare eternamente incompiuti, quello è un onere che deleghiamo volentieri ad altri in città.

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Con questo stiamo dicendo che con un esterno destro saremmo certi del quarto posto? Assolutamente sì. Siamo una Ferrari, e che diamine. Ma soprattutto ce ne andremmo da questo strano posto, arido e pericoloso. Il mercato che non c’è.

“Forse questo ti sembrerà strano, ma lo sconforto ti ha un po’ preso la mano. E a pensarci, che pazzia. È una favola, è solo fantasia. Ma chi è saggio e maturo lo sa, il mercato esiste nella realtà”.

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Articolo a cura di Francesco Mattogno

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