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Il giorno di Gazza

Sono diventato laziale senza un motivo particolare. Non ho seguito una fede paterna o di un amico del cuore. Ricordo solo che il calcio che per molti anni non mi è interessato e che un mio compagno delle elementari, che odiavo, era romanista. Decisi che se mai fossi diventato tifoso, mai sarei stato giallorosso.

Con gli anni il calcio è diventato una passione e mi sono ritrovato, fedele al mio proposito, a seguire gli alti e bassi della Lazio. Ho sopportato, fin dai primi giorni, i fardelli di tutti i laziali: l’essere in minoranza, gli anni di B, i colori che non sono quelli di Roma, e poi una squadra disastrosa negli anni ’80 e che affrontava il nuovo decennio con ambizioni scarse. Un giorno tuttavia la squadra cambia padrone, arrivano giocatori promettenti e soprattutto arriva un centrocampista inglese, un grandissimo talento si diceva, un giocatore che faceva gola alle “grandi” ma che il nostro nuovo presidente era riuscito a portare a Roma.
La Lazio, l’avevo imparato, non è una squadra fortunata e il nuovo acquisto, Paul Gascoigne, si infortunò poco prima di imbarcarsi per la Capitale. L’entusiamo comunque era intatto così come la curiosità verso un campione di cui avevamo visto poche immagini. L’internet di inizio anni ’90 non era quello di oggi, non esistevano video da guardare, ma quel poco che passava la televisione ci aveva elettrizzato.

Il campionato inizia. La Lazio parte con tre pareggi ma segna tanto e soprattutto segna un biondino che diventerà il bomber piú importante della nostra storia. Noi, però, aspettiamo lui. Non ha mai giocato, praticamente nessuno lo ha mai visto, ma é già incredibilmente e meravigliosamente un idolo. Magliette, cappellini, sciarpe… Su tutto la parola “Gazza”, il soprannome che gli abbiamo dato.

27 settembre 1992. Il cielo é nuovoloso e minaccia pioggia. Allo stadio sono arrivato prestissimo. Ci aspetta un banale Lazio-Genoa ma nell’aria c’é qualcosa di strano. Si dice che Gazza potrebbe giocare. In quegli anni una squadra italiana poteva tesserare al massimo quattro stranieri e schierarne tre in campo mentre il quarto doveva accomodarsi in tribuna. Oltre a Gascoigne nella Lazio di quell’anno c’erano i tedeschi, intoccabili, Doll e Riedle e l’olandese Winter. Anche lui, nuovo arrivato, era un elegante centrocampista ma ai nostri occhi una mera comparsa in attesa della grande star.
Torniamo all’Olimpico. Nella mia limitata e giovane vita da tifoso mi sembrava che alla gente laziale mancasse l’allegria, mancasse la passione sfrenata. Sentivo parlare di miti del passato che non avevo potuto vedere ma molti tifosi sembravamo tristemente indifferenti alla squadra. Gli anni ’80 probabilmente avevano fatto male. Noi giovanissimi eravamo incosciamente entusiati dei nuovi giocatori mentre i più maturi sembravamo timorosi e in parte disillusi. Quel pomeriggio però succede qualcosa. All’epoca le formazioni ufficiali si sapevano, realmente, solo quando lo speaker dello stadio le annunciava. Quel giorno, pochi minuti prima dell’inizio, per la prima volta in vita mia ho sentito lo stadio, d’un tratto, tremare. Era come se tutti i presenti, contemporaneamente, avessero cominciato a saltare. Cerco con lo sguardo il motivo, il campo però é ancora vuoto. Mi accorgo che tutti guardano verso la tribuna d’onore, lo faccio anch’io. Winter, in giacca e cravatta, si é appena seduto. Abbiamo capito tutti. Gioca Gazza.

Entrano i giocatori, siamo tutti fissi sulle scalette, guardo le maglie, c’e’ il dieci, é lui. Siamo tutti elettrizzati, comincia la partita e vogliamo una cosa sola, palla a Gascoigne. Pochi minuti e la palla gli arriva. Sono passati 26 anni ma lo ricordo come fosse oggi. Gazza scatta palla al piede, slalom velocissimo tra gli avversari e calcio d’angolo. Vedo la gente, davanti a me, schizzare in piedi, saltare, gridare. Sono tutti infiammati, innamorati. Per la prima volta vedo il pubblico laziale impazzire. Il primo tempo sarà una festa folle e rumorosa, ogni sguardo e ogni cuore sono solo su di lui. Nell’intervallo siamo tutti stremati ma felicissimi. Gazza non rientrerà per il secondo tempo e la partita finirà con un mesto 1-1. Uscendo non ho voce, io che non canto mai. Le voci intorno a me invece sono squillanti, come se la Lazio avesse vinto una grande partita. Invece ci siamo solo innamorati di quel ragazzo che ci farà solo sognare e che, rispetto ad altri campioni che sarebbero venuti negli anni successivi, non ci regalerà successi e trofei, ma che ancora oggi é il giocatore a cui abbiamo voluto più bene.
Grazie Gazza. Grazie.

Articolo a cura di Thomas Del Duca

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