“When i was just a little girl i asked my mother, what will I be. Will I be pretty, will I be rich, here’s what she said to me: Que será, será whatever will be, will be the future’s not ours to see. Que será, será”.
No, non siamo impazziti. E no, non vogliamo certo parlare di Doris Day che per carità, eccellente artista e bellissima donna, ma non è questa la sede giusta per discuterne. Di chi vogliamo parlare? Ma è semplicissimo, di Alessandro Murgia. Oggi, 9 agosto 2018, è il compleanno del centrocampista della Lazio che compie 22 anni. Nonostante la giovane età, è già uno degli uomini più importanti dello spogliatoio anche perché essendo un romano dal cuore biancoceleste, incarna in pieno lo spirito della lazialità. Proprio in occasione del suo compleanno vogliamo tirare un po’ le somme della sua, fin qui, esperienza con la squadra dall’aquila sul petto. C’è vita dopo la morte? Che origine ha l’universo? Ma soprattutto: che ne sarà di Alessandro Murgia?
Tra Murgia e la Lazio è stato subito amore folle. Inzaghi lo ha adorato, lo ha plasmato e creato fin dai tempi della Primavera e, una volta portato in prima squadra, lo ha subito inserito nel giro del turnover come dimostrano le diverse presenze fra campionato, Coppa Italia ed Europa League. Al primo anno con i “grandi”, Murgia ha messo a tabellino 13 presenze e due gol nelle trasferte di Torino e Firenze. Ma non solo gol: palleggio, tempo di inserimento, fase di interdizione. Un centrocampista a tutto tondo, un’ottima riserva ai vari Milinkovic, Parolo e Leiva. C’è una fotografia dell’ottimo impatto di Murgia nella prima squadra della Lazio: il gol vittoria in Supercoppa italiana contro la Juventus, il 13 agosto dello scorso anno. Che dire? Un giovane romano, di fede laziale, che con un gol batte la Juventus in una finale di coppa è forse la cosa più bella che si possa desiderare, la cosa più romantica alla quale si possa assistere. Una sensazione di deja vu pazzesca con lo storico gol di un altro Alessandro. Nesta, che nella finale di Coppa Italia contro il Milan (stagione 1997-1998) ha regalato il trofeo all’allora squadra di Erikson.
I più romantici, gli amanti delle casualità, delle astrazioni, di Nostradamus e degli algoritmi di Caressa, dopo quel gol, avranno immaginato per Murgia una carriera sulle orme di Sandro senior. Alessandro Nesta. Ma incredibilmente quel gol sembra aver avuto un effetto inverso sul giovane centrocampista che da quel giorno si è spento, uscendo inesorabilmente dalla scena. Inzaghi crede in lui, ha comunque continuato a schierarlo con una certa frequenza, ma ricevendo quasi sempre risconti negativi: prestazioni anonime, vuote, nessuna traccia di quei bellissimi inserimenti in area di rigore, niente di niente. E così arriviamo ad oggi.
Alla luce di quanto detto, possiamo considerarlo un esubero oppure no? La sensazione è che, nonostante tutto, Inzaghi non voglia proprio rinunciare al suo pupillo, Il tecnico potrebbe piuttosto sacrificare Cataldi (al quale non sembra proprio voler dare una chance) e Di Gennaro (si, non è una leggenda, abbiamo Di Gennaro in rosa). Ma Murgia proprio no. Murgia non si tocca. Potrebbe dunque, il ragazzo, avere un’altra chance in questa stagione. Una stagione forse cruciale per la sua carriera, una stagione nella quale dovrà definitivamente spiccare il volo come l’aquila Olimpya oppure restare nell’anonimato e, forse, andare altrove. Insomma, la linea sottile fra l’essere l’erede di Sandro Nesta ed il finire nel vortice di in una serie di prestiti in squadre neo promosse dalla Serie B.
Cosa vuole fare Murgia da grande? Chi lo sa. Noi però ce lo siamo immaginati al ritiro di Auronzo, ogni sera, poco prima di coricarsi, sulle ginocchia di papà Simone ed un po’ assonnato, un po’ spaventato per quanto avverrà nel suo futuro chiedergli: “Che ne sarà di me? Sarò titolare, sarò un campione? sarò capitano della Lazio?”. La risposta di Inzaghi, caldamente suggerita da Doris Day: “Que será, será whatever will be, will be the future’s not ours to see. Que será, será…”
