Ogni anno lo stesso enigma. Certezze o scommesse? Giocatore pronto o astro nascente? Gli anni ’90 hanno insegnato che per vincere ci vogliono i campioni e la Lazio di Cragnotti ne è l’emblema. Qualche giovane (garantito) alla Stankovic e tanti fuoriclasse affermati come Veron, Mancini, Vieri e compagnia cantante.
Dopo Calciopoli c’è stato un cambio radicale, anche per questioni economiche: senza giovani non si va da nessuna parte, sguardo rivolto al futuro e ragionamenti a lungo termine. I prezzi dei calciatori giovani spiccano il volo ma i risultati dicono che vince solo la Juve, appena tornata ai suoi livelli e con i suoi veterani.
Eccoci qua, nella terra di mezzo che si sta creando. Arriva Ronaldo maturo, Lucas Leiva dimostra che a 30 anni esiste una seconda giovinezza e Alessandro Rossi rifila 7 gol nel primo test amichevole.
Parliamoci chiaro, Caicedo è adorabile ma non ha convinto tutti e nei sogni dei tifosi c’è un vice Immobile che possa garantire un supporto da doppia cifra. Nonostante la bella prova, o forse proprio per questo, Rossi viene impacchettato e spedito in Svizzera, direzione Lucerna. E qui spunta fuori la bipolarità di ogni tifoso che si rispetti.
“Ma come, abbiamo un baby talento e lo mandiamo via?”
Ma d’altro canto, ci chiediamo: cosa diremmo se come sostituto di Ciro la società proponesse un ragazzo della primavera a costo zero? Sicuramente scoppierebbe un caso Kakuta style che non gioverebbe all’ambiente.
Nel frattempo, Rossi viene rispedito al mittente: con il Lucerna non si è chiuso l’accordo e la frittata è rigirata. Ora, tenerlo è di nuovo un privilegio o si teme il rimpiazzo low cost? Il nostro vivaio spesso ci ha dato gioie (Murgia ci fa alzare una coppa, poco da dire) ma allo stesso tempo sembra tramontata l’epoca dei Nesta e Di Vaio. Inzaghi proviene proprio da questa dimensione e si è sempre dimostrato aperto a prospettive giovani, anche a discapito del nome top che restava in panchina.
L’appello potrebbe essere quello più banale, più semplice ma che in realtà i fatti lo rendono il più sensato: fidiamoci di Tare.
Calciatori sconosciuti che oggi fanno brillare gli occhi, altri che da snobbati di lusso (Candreva su tutti) hanno dato molto alla causa Lazio e sono stati ceduti al momento giusto. Questo è Tare. Allora dobbiamo fidarci di lui, soprattutto oggi che con Inzaghi siamo certi di una guida che vuole il bene della Lazio. La sua Lazio.
Nessun allenatore si darebbe “la zappa sui piedi” e la scelta di tenere o allontanare Rossi sarà certamente pesata da entrambi. È ovvio, davanti al nome da tremarella non ci sono dubbi, ma Wesley è tanto meglio di Rossi? Non lo sappiamo.
L’esperienza tra i grandi è certamente maggiore ma la lazialità e la familiarità con l’Italia pendono dalla parte del quasi giocatore del Lucerna, che da oggi è di nuovo un giocatore della Lazio. Chissà ancora per quanto.
Articolo a cura di Daniele Ercolani
