Giovanni Manco da Forlì.
Oggi io e Forlì – la città in cui vivo – siamo in perfetta disarmonia. Dentro di me ci sono mille emozioni contrastanti che confluiscono tutte quante in un caos d’ansia; mentre fuori piove, c’è calma piatta, ed è un giorno di anonimo silenzio elettorale. Come faccio a spiegare che domani c’è il derby della capitale a chi, da queste parti, è proiettato verso le elezioni regionali?
Il tutto, poi, si complica quando sei uno studente di scienze politiche ed amici e colleghi ti incalzano per un parere circa l’esito che potrebbe venire fuori dalle urne. Io faccio orecchie da mercante, non rispondo, e torno nel mio mondo dove è tutto un: “Forse se blocchiamo la Roma sulle fasce possiamo spuntarla… La Lazio è favorita, questo vuol dire che perderà? Patric vincerà il ballottaggio con Luiz Felipe?”. E altri pensieri angoscianti.
È mattina a Forlì, e fuori l’università già so che si parlerà solo ed esclusivamente di elezioni regionali. Di derby, nessuna traccia. Non voglio mancare di rispetto a questo momento sociale, ma la vita è una questione di priorità. E dunque, se dopo qualcuno mi chiederà: “Domani vince Borgonzoni o Bonaccini?” la mia risposta sarà: Lazio. Senza dubbio, vincerà la Lazio. Delle altre cose mi interessa fino ad un certo punto.
Dite che porto sfiga dicendo questo? Beh, prendetevela col mio amico Iacopo (il tizio di Venezia, continuate a leggere). Lui mi ha detto che anni addietro ha visto un derby proprio a Forlì. E la Lazio, vinse. Bravo Iacopo, ora hai creato delle aspettative altissime!
Iacopo Semprebene da Venezia
Prima Milinkovic e poi Immobile ruppero il silenzio della silenziosa Forlì provocando in mio fratello e me urla “maleducate e cafone”, come spiegò il giorno dopo la vicina di casa. A quel tempo era mio fratello il fuorisede, oggi sono io. A Venezia però.
Passeggio per strada e anche qui tutto tace, cambio canale (non alla tv) e mi sorprendo che nessuna persona sbatta la testa contro il muro per il nervosismo, che nessuno compri caffè a 7 euro per scaricare l’adrenalina, che nessuno invochi l’alta marea come un buon presagio in vista della partita o che nessuno dica “Mose? Può esse che Tare lo pija a giugno a parametro zero, e poi magari segna ar derby”.
Ma insomma, come fate a non capirmi? Ma veramente non avete una rivalità cittadina che vi faccia stare male tutti i giorni, in cui sei soddisfatto al 100% del tuo week end solo se la tua squadra vince e l’altra perde, una rivalità in cui la prima domanda che fai a una persona appena conosciuta è “che squadra tifi?” e se risponde “Lazio” lo abbracci, se dice “Roma” fai finta di niente mentre stringi i pugni senza farti vedere e se invece risponde con qualsiasi altra squadra lo conforti con un “sempre meglio che romanista”?
Continuo a passeggiare e incontro un signore che abita nella mia stessa piazzetta, allora chiedo spiegazioni a lui. Mi racconta la storia del Venezia e della sua presunta rivalità con il Mestre, non tralasciando il fatto che per un periodo di tempo le due società si sono fuse e attualmente il Venezia porta ancora i colori di quella fusione. In poche parole in questa città l’unica volta che viene nominata la parola “derby” è per ordinare un succo di frutta, pagandolo 14 euro.
Ma una cosa il signore la aggiunge e la riporto proprio come mi è stata detta:
“Cazzo me ne ciava del derby che doman ghe xe Venessia-Trapani”
Ah, ok. Scusi, dove se fa er bijetto?
